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29 – Il servo di Dio P. Alessandro Di Meo
di P. Claudio Benedetti, 1903 – traduzione di P. Antonio Panariello, 1998.

Le date ufficiali
dal Catalogus Sodalium.

  • Nascita = 03-nov-1726
  • Morte = 20-mar-1786
  • Professione  = 17-gen-1749
  • Sacerdote = 20-dic-1749

 Il profilo (le date sono state conformate a quelle ufficiali)
Il servo di Dio Alessandro Giuseppe Di Meo nacque a Volturara in Irpinia il 3 novembre 1726. Già nei giochi infantili brillava la sua vivacità. All’età di appena 17 anni, si impose per la sua intelligenza tanto che in gare ingaggiate nelle discipline teologiche superava non solo i compagni, ma anche il maestro. E sordo ad ogni legge, sembrava non offrire nessun segno di vera virtù.

Un giorno, alla presenza di S. Alfonso, fu talmente sconvolto dal soffio della grazia di Dio che chiese di essere subito ammesso nell’istituto fondato dal Santo. Accontentato, vestì l’abito religioso il 20 gennaio 1748 nella Casa di Ciorani.
In pochi mesi appariva molto diverso da quello che prima respirava l’aria libera del mondo! Sin dall’inizio del noviziato aveva cominciato a dominarsi talmente con veglie, flagelli, digiuni e preghiere continue che in poco tempo sembrò proprio un’altra persona. Ma il diavolo non sopportò questo suo cambiamento: infatti suscitò in Alessandro tedio e tristezza per il nuovo tipo di vita ed egli decise di ritornare alla casa del padre. E stava già per andarsene quando, passando, gettò lo sguardo sulla immagine della Vergine addolorata: ella lo trattenne, come dicono, con un dolce rimprovero. Da allora, ritrovato l’entusiasmo, si mise alla prova con così grande virtù da essere ritenuto degno da S. Alfonso di emettere i voti: cosa che fece il 17 gennaio 1749.

C’era in lui un desiderio inappagabile di preghiera; si flagellava a sangue; bruciava di amore per il SS. Sacramento; onorava particolarmentela Beata Vergine, digiunando ogni sabato in suo onore. Poiché di giorno in giorno spiccava sempre più per cultura e dottrina, S. Alfonso, lo assegnò, non ancora sacerdote, all’insegnamento della teologia anche se non mancavano Padri esperti nelle scienze.

Ordinato sacerdote e avuto l’ordine di partecipare alle sante missioni, fu un apostolo zelantissimo per la forza e la carità delle sue prediche. Rivolse alla salvezza del prossimo la viva intelligenza ottenuta dalla natura. Pieno di furore contro il demonio, si prodigò con forza ad estirpare i vizi che aveva seminato. Non gli mancava il successo. Dovunque arrivava, i peccati commessi contro la morale erano espiati debitamente,la Santa Messaconosceva un afflusso più numeroso e anche per le vie sfilavano processioni tra canti e preghiere.

Egli era l’animatore dei compagni durante le missioni, il sostenitore e il suggeritore di tutte iniziative. Perché scomparissero le cause di litigi, non esitava a presentarsi alla folla rabbiosa come garante di pace; non aveva paura di proibire il carnevale o altri giochi occasione di male. Quando lui parlava, niente rimaneva così com’era: le sue parole possedevano una tale forza che nessuno poteva resistere. La sua intelligenza, il suo senno, la sua parola, la sua foga, la dignità della sua figura, la voce armoniosa, la sua bravura e altre simili qualità lo fecero considerare il migliore oratore del suo tempo.

Perciò la sua fama si diffuse tanto che quando predicava, accorrevano sacerdoti, autorità, nobili, matrone, cittadini, soldati e contadine. Lo stesso re volle ascoltarlo e lo incaricò di tenere gli esercizi spirituali ai soldati. Molti che vivevano nelle tenebre dell’errore venivano da lui portati alla luce della verità: tanti che da tempo erano lontani dalla Messa, ritornavano ad una vita cristiana e parecchi, pentitisi, entrarono in istituti religiosi.

Per quanto riguarda la sua cultura; il servo di Dio fu così famoso che da tutti, anche dai più colti, era chiamato biblioteca vivente. nel tempo stesso brillava sempre più la sua umiltà cristiana; e quanto più era fatto segno di attestati di stima, tanto più egli interiormente si riteneva un niente.

A Nola, durante una predica fu colpito da apoplessia e spirò dopo alcune ore. Tutta Nola accorse alle sue esequie.
I Padri nel suo ritratto posero questa iscrizione: “Alessandro Di Meo della Congregazione del Santissimo Redentore, uomo nato per i traguardi più alti, collaboratore coraggioso secondo il nome che portava, unì una scienza profondissima ad una eguale modestia spirituale. Manifestava immensa pietà per Dio,la Madredi Dio e il suo Sposo. Egli, grande fin dalla giovinezza nel parlare e nello scrivere, al termine delle sue fatiche, mentre a Nola dal pulpito tuonava con la sua nobile eloquenza contro i vizi in difesa della virtù, stramazzato a terra improvvisamente, ottenne, in cambio della vita mortale, l’immortalità dei santi il 20 marzo 1786“. 

Il P. Alessandro Giuseppe Di Meo (1726-1786) fu un uomo di vasta cultura e insieme di profonda umiltà. S. Alfonso aveva somma fiducia in lui, ma non esitò a farlo scendere dal pulpito una volta che lo sentì predicare "troppo difficile" (Ritratto in Roma-Merulana - Foto Vasari - Raccolta Marrazzo).

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Ottobre 3, 2011 at 12:01 am da Salvatore
Categoria: Congregati di santa memoria, Istituto redentorista
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