Leggi Offline:

2 giugno
Quantunque l’obbedienza costituisca l’essenza dello stato religioso più che la Castità, nondimeno le impurità più che le disubbidienze lo svergognano, l’avviliscono anzi lo distruggono, perché la disobbedienza fa danno soltanto al reo, che la commette, mentre l’impurità non solo offende chi ne è reo, ma offende ed imprime una macchia a tutta la comunità. (Regole e Costituzioni  C.SS.R. n. 255 ed. 1923).

  • S. Alfonso era così rigoroso coi suoi Congregati nell’osservanza della Castità, che senza ammettere scuse o pretesti, cacciava dalla Congregazione chiunque avesse dato il minimo sospetto di non essere diligente nella pratica di questa virtù. Così avvenne con un Sacerdote il quale si mostrò poco cauto nel trattare con certe persone divote. S. Alfonso saputo ciò lo chiamò a sè, lo riprese aspramente, e lo licenziò dalla Congregazione.

Da “Spigolature”, a cura di P. Pompeo Franciosa, 1987.

S. Alfonso raccondava a tutti i confratelli, e ai più giovani in particolare, di custodire gelosamente la virtù della purità.

 

Condividi questo articolo:
  • email
  • RSS
  • Google Bookmarks
  • Facebook
  • Twitter
  • del.icio.us
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Segnalo
  • Technorati
  • Upnews
  • Wikio IT

Giugno 2, 2011 at 1:00 am da Salvatore
Categoria: Dizionario alfonsiano, Memoriale calendario, temi
Tags: ,