Leggi Offline:

6. L’abbondante Redenzione

Grande è presso di lui la Redenzione
Il versetto del salmo 129: “grande è presso il Signore la redenzione” nel 1732 affascinò lo spirito e il cuore di S. Alfonso. Lo ritroviamo tracciato sul primo stemma del suo Istituto: lo ha disegnato lui stesso verso il 1747. E scelse per i suoi missionari questo distintivo. Le iniziali di Gesù e di Maria affiancano la croce issata su tre monticelli coi segni della passione della lancia e della spugna sotto lo sguardo di Dio incorniciato dal verso del salmo “Copiosa apud eum redemptio”.

Scegliere una tale massima, nel secolo XVIII, era fare una scelta rivoluzionaria: tanti predicatori predicavano allora “il piccolo numero degli eletti”; significava dichiarare guerra al giansenismo e al rigorismo sotto tutte le forme; significava credere ad una Redenzione, non solamente in quantità: molti salvati; ma anche in qualità: molti santi e di tutte le categorie.
Si comprende meglio allora perché S. Alfonso ha scritto la Teologia morale: non per descrivere alcuni casi difficili di morale, ma per aiutare i sacerdoti a meglio esercitare il ministero della Riconciliazione verso i loro penitenti di tutte le età e categorie:

Ciò che il Signore dice al profeta Geremia: “Attento! Oggi stesso ti stabilisco sopra le  nazioni e sopra i regni per sradicare e per distruggere, per edificare e per piantare” (Ger.1,10) Alfonso lo dice nello stesso tempo a tutti confessori. “Il confessore infatti non si deve accontentare sradicare i vizi dei suoi penitenti, ma deve ancora piantarvi le virtù… È una opera meritevole presso Dio che di…lavorare a quelli anime che si donano tutte a Lui… ».

Questa dichiarazione ben si addice all’opera evangelica intrapresa da S. Alfonso per salvare gli esclusi dalla pastorale del suo tempo. Predica l’amore e la speranza, non la paura di Dio. Chiede a tutti i predicatori di fare altrettanto: «Le conversioni fatte sotto il peso del timore durano un giorno. Le conversioni fatte per amore durano sempre».

La spiritualità di S. Alfonso è una spiritualità di amore e questa spiritualità egli la propone a tutti anche attraverso i suoi confratelli. Ad essi chiede di essere veri testimoni del Vangelo, trasparenza della misericordia di Cristo verso i peccatori.
Ecco perché  nella morale scrive innanzitutto per loro, denuncia con fermezza il peccato, ma reclama la misericordia verso il peccatore.
Per questa ragione, si oppone vigorosamente alla pratica del “rimandare l’assoluzione”. (essa consisteva nell’imporre al penitente di ritornare alcuni giorni dopo, prima di ricevere l’assoluzione dei suoi peccati). Ecco le forti parole di Alfonso: «Più le anime sono infangate dal vizio e sotto il dominio del demonio, più bisogna accoglierle con tenerezza per sottrarle alle grinfie di satana e rimetterle nelle braccia della misericordia del Signore. È un grave male dire:”Tu sei dannato, non ti posso assolvere”Dimenticate che queste anime sono costate il sangue di Gesù Cristo».

La preoccupazione di Alfonso non è di sviluppare una teoria originale sulla morale, ma aiutare il confessore a adempire il suo ministero presso i poveri, i peccatori, perché «l’ufficio del confessore è il più grande: si tratta della salvezza eterna».
Suo primo scopo, non è forse come quello di Gesù, essere il Buon Pastore, salvare la pecorella smarrita?

«Certi confessori, sostenitori della rigidità, non portano le anime al di là del rigore stesso. Con eccessivo assolutismo, affermano che tutti i recidivi vanno di male in peggio se li si assolve prima che ne siano emendati. Per conto mio, vorrei chiedere a questi “maestri” che mi fanno la lezione: per caso, i recidivi rispediti senza assoluzione e privati della grazia del sacramento diventano tutti più forti e si correggono? Quanti ne ho incontrati, di questi poveri infelici che, avendogli qualcuno rifiutato 1’assoluzione, sono piombati nella disperazione e hanno vissuto anni di smarrimento, detestando i sacramenti!».

Scriverà un giorno: «Si sa che i moderni direttori di anime non hanno altro incarico che distogliere i fedeli dai sacramenti. Come, se per andare a Dio, non avessero alta strada che quella che ci allontana!…Le disposizioni che certi confessori esigono dai penitenti, vorrei che essi ne avessero la metà per celebrare degnamente la messa!»

Patrono dei moralisti e dei confessori, Alfonso ha scritto una opera ricca di esperienza, non un manuale di morale astratta. La sua Teologia morale desunta da anni di confessioni celebrate nel corso delle missioni che ha predicate in diverse diocesi. Questo apostolo infaticabile, che aveva fatto il voto di non perdere mai tempo, non ha trascurato di studiare i libri che trattavano questo argomento.
L’autore della edizione critica della sua Teologia morale, il redentorista padre Léonard Gaudé, ha potuto contare circa 70.000 citazioni di più di 800 autori.

La sua pastorale della confessione poggia prima di tutto non sull’autorità degli scrittori moralisti che lo hanno preceduto, ma su convinzioni molto semplici: chiede di credere nella misericordia del Signore, di avere confidenza della buona volontà del penitente e soprattutto nella potente grazia del sacramento della Eucaristia e della Riconciliazione.
Questa capacità lo pone all’opposto dei giansenisti e dei rigoristi del suo tempo. Dice ancora:

«Non spaventate i penitenti, rinviando l’assoluzione di mese in mese, come è di moda. Questo modo non è aiutarli, ma perderli. Quando il peccatore riconosce i suoi peccati e li detesta, non bisogna lasciarlo con le sue sole forze nella lotta contro la tentazione: è necessario aiutarlo; e l’aiuto migliore è la grazia dei sacramenti… Molti penitenti mancano delle disposizioni sufficienti per l’assoluzione? Si ispiri allora in loro dei sentimenti di pentimento facendo loro capire la gravità del peccato, l’offesa di Dio, il paradiso perduto, l’inferno aperto sotto i loro piedi. Ciò è dovuto al dovere della carità del confessore. Certi vorrebbero fare dei peccatori tanti tizzoni del fuoco eterno piuttosto che porgere loro una mano di aiuto».

La sua teologia morale è una novità e si imporrà nella Chiesa nel secolo successivo. In Francia, molti sacerdoti, come Eugenio de Mazenod, Giuliano Eymard e tanti altri saranno attratti da essa.

  • Ma il frutto più saporito di questa morale rinnovata  sarà il santo curato d’Ars. Infatti, all’inizio del suo ministero, Jean-Marie Vianney, curato da 14 anni, si sentiva obbligato in coscienza di differire molte assoluzioni. I suoi penitenti, venuti da lontano, fecero la fortuna degli hotel di Ars aspettando giorni e settimane il perdono di Dio e della Chiesa.
    Ma ecco nel 1832 l’opera di Gousset: Justification de la théologie morale du bienheureux Alphonse de Liguori.. Il vescovo di Belley, mons. Devie, fervente seguace di Alfonso, la raccomandò al Vianney. Fu per lui una rivelazione che trasformò la sua pastorale della Penitenza.  Smise di dilazionare l’assoluzione. Finirono anche le vacche grasse per gli alberghi della regione. Diceva. «Ho il diritto di essere così severo verso gente che viene da tanto lontano, che fa tanti sacrifici, che spesso è obbligata a nascondersi per venire qui?».

Alla base di questa teologia morale S. Alfonso pone la fede nella misericordia di Dio verso i peccatori, il rispetto della coscienza del peccatore e la ferma speranza, fa da risonanza alla convinzione di San Paolo: “Dio vuole che siamo tutti salvi; la dannazione è riservata agli ostinati e ad essi solo”.

Per Alfonso Cristo è la speranza degli uomini: in primis dei peccatori e dei poveri. Poiché egli si fatto uomo; si è incarnato nel mondo dei poveri; ha lavorato come un povero,tra i poveri. Durante tutta la sua vita pubblica, ha rivelato a tutti ( senza distinzione di razza, di nazione, di classe, di cultura e di sesso) che tutti erano figli dello stesso Padre.
Cristo è venuto a liberare l’uomo dal peccato e dalle sue conseguenze. E li ha liberarti con la sua morte e risurrezione, offrendo la sua vita come un povero e donandoci la sua vita di risorto come solo un Dio povero, il Dio Amore, poteva donarla. Per tutto questo, il Cristo è veramente la speranza degli uomini. E in primo luogo dei poveri.

Se S. Alfonso è stato proclamato dalla Chiesa Patrono dei confessori e dei moralisti, è perché egli è stato testimone di questa speranza: ha vissuto il suo sacerdozio, la sua vita religiosa, il suo episcopato diversamente da molti del suo tempo. Il suo ideale “amare il Cristo, amandolo nei poveri”  lo propone a noi oggi, come lo proponeva, nel 1749, ai suoi giovani novizi:

«Chi è chiamato alla Congregazione del SS.mo Redentore non sarà mai un vero discepolo di Gesù Cristo e non diverrà mai santo se egli non persegue lo scopo della sua vocazione e non ha lo spirito dell’istituto, che è di salvare le anime, e le anime le più abbandonate di soccorsi spirituali come la povera gente della campagna».

________________

Nota dell’editore: il profilo riportato è solo un estratto dell’operetta in francese “Prier 15 jours avec Saint Alphonse” , non ancora pubblicato in Italia – Si spera di non ledere alcun diritto di autore… In caso contrario, se sarà dato avviso, questo post sarà rimosso.

__________________________

S. Alfonso e Le Cappelle seròtine
Da “Quanno nascette Ninno” – Musical, Pagani 2007
 

Get the Flash Player to see this content.

_________

Visita la Novena storica scritta dal P. Pier Luigi Rispoli nel 1830

 6. SESTO GIORNO
Dalla elezione sino alla consacrazione di Vescovo di S. Agata de’ Goti.

 

Condividi questo articolo:
  • email
  • RSS
  • Google Bookmarks
  • Facebook
  • Twitter
  • del.icio.us
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Segnalo
  • Technorati
  • Upnews
  • Wikio IT

Luglio 28, 2013 at 12:03 am da Salvatore
Categoria: Profili biografici, Profili morali
Tags: ,