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17 aprile
EFFEMERIDI C.Ss.R = 1790. Abolizione del famoso “Regolamento”.

1790. Abolizione del famoso “Regolamento”.

Ricordiamo i deplorevoli effetti del decreto pontificio che  separò i Redentoristi Napoletani da quelli dello Stato pontificio.
Per sette anni, dal 1780 al 1787, sant’Alfonso aveva pianto per questa separazione, ma aveva anche profetizzato che la riunione sarebbe venuta dopo la sua morte. Benché tutti la desiderassero ardentemente tuttavia il Regolamento si ergeva come un muro di separazione fra le due parti.
Finalmente nel 1788 il re di Napoli Ferdinando emette un nuovo editto, “obbligando tutti i religiosi ad osservare strettamente le Costituzioni che essi stessi avevano accettato il giorno della loro professione”. Con queste parole il re di Napoli approvava le Regole di Benedetto XIV, cui tante volte aveva egli stesso rifiutato l’exequatur e che tutti i Padri accettavano nel giorno della loro professione.
Profittando della morte di Mons. Matteo Testa, autore del Regolamento e gran cappellano del re, il P. Blasucci, superiore di Girgenti in Sicilia e molto benvoluto da sua Maestà, ottenne il 17 aprile 1790 la soppressione del giuramento e il ritorno alla Regola di Benedetto XIV. Finalmente rinasceva la pace in tutti gli animi.
Il Rev.mo Padre Villani, Rettore Maggiore, convocò un capitolo generale per operare la riunione tanto desiderata e regolare la situazione delle differenti frazioni dell’Istituto. Ma lo sorprese la morte. I suoi confratelli, in attesa del capitolo, elessero il P. Giovanni Mazzini, Vicario Generale. Ma anche lui morì. Per ordine del Papa il Capitolo si riunì infine il 1° marzo 1793.

Ferdinando I di Borbone (1751-1825) fu re di Napoli dal 1759 al 1799, dal 1799 al 1806 e dal 1815 al 1816 con il nome di Ferdinando IV di Napoli, nonché re di Sicilia dal 1759 al 1816 con il nome di Ferdinando III di Sicilia. Dopo il Congresso di Vienna, al 1816 al 1825 regnò con il nome di Ferdinando I delle Due Sicilie. Il suo regno durò quasi sessantasei anni. –  È passato alla storia con i nomignoli di Re Lazzarone e di Re Nasone, affibbiatigli dai lazzari napoletani che, in giovane età, abitualmente frequentava. – Aveva molto stima di S. Alfonso, ma abbastanza restio verso i nuovi ordini religiosi, perciò fu sempre restio a concedere l’exequatur all’approvazione pontificia della regola redentorista. Ciò fece soffrire a lungo il Santo, ma dopo la sua morte arrivò l’approvazione del re.

 

IN MEMORIAM

P. Martin Schmitt. Contamine-sur–Arve, 1851.
Nato a Rheinau, diocesi di Strasburgo, il 4 gennaio 1804 da famiglia profondamente cristiana, Martin Schmitt eseguì brillantemente i suoi studi e divenne sapiente in tutte le scienze.
Entrò nella Congregazione a 17 anni, dopo la sua ordinazione sacerdotale, fu nominato lettore di Teologia a Friburgo. Parola pura e breve, esposizione lucida, colpo d’occhio sicuro e profondo, queste erano le qualità dominanti della sua maniera di insegnare. I suoi studi storici lo avevano messo in relazione con numerosi scrittori, ricevendo spesso la visita di uomini eminenti per scienza.
La guerra di Sonderburg l’obbligò a lasciare Friburgo e recarsi a Contamine con i suoi studenti. Stremato dalle fatiche cadde gravemente malato. La casa di Contamine non era adeguata a dargli il soccorso necessario alla sua salute. I superiori giudicarono bene di affidarlo alle cure assidue del personale di Plaimpalais, vicino Ginevra.
Il padre Rey in questa circostanza fu per lui di un affetto ammirabile. Il padre Schimitt presentendo la sua fine domandò e ricevette con la più grande devozione gli ultimi sacramenti e morì pregando. Era il Giovedì santo.
Se fu grande per la sua scienza, lo fu ancor di più davanti a Dio per le sue virtù religiose. Nella sua vita aveva pubblicato: Epitome Theologiae Moralis nel 1848, in un solo volume a Lione; Mémoires historiques sur la diocèse de Lausanne, due volumi in-8° dove si trova la lista delle sue opere, tra le quali bisogna ricordare cinque volumi di storia ancora inediti.
“Qui fecerit et docuerit, hic magnus vocabitur in regno coelorum” Matteo 5,13
Professione : 8 novembre 1822
Ordinazione : 20 agosto1826.

Il ritratto del P. Martin Schmitt nel Convento redentorista di Bischenberg in Francia.

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Fr. Eugène (Claudel) Novizio. 1915.
Ucciso durante la guerra a Eparge (Meuse).
Il caro fratello era nato a La Bresse (Vosges). Partì per la guerra sin dall’inizio delle ostilità e vi partecipò con un coraggio e una decisione che edificarono profondamente quelli che lo conobbero.
Rimase solo nove mesi sotto le armi, perché fu ferito alla gamba durante un violento attacco a Eparge. La ferita si aggravò al punto che gli fu amputata la gamba ed egli morì all’ospedale di Verdun in seguito alla operazione. Le sofferenze furono atroci.
Questo buon confratello desiderava servire Dio sulla terra per possederlo nel cielo. L’ha servito nella sofferenza e nel sacrificio della sua vita e la ricompensa gli sarà assicurata per l’eternità. – “Bonus miles Christi Jesu” 2Tim.2-3.

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Fr. Fernand Clèment. Studente. 1916.
ucciso durante la Guerra del 1914 a Montigny (Meuse).
Fernand Clement nacque il 23 dicembre 1894 a Montdidier, diocesi d’Amiens. Cominciò gli studi teologici nello studentato francese in esilio a Fauquemont, quando scoppiò la guerra del 1914.
Studente assiduo, si mostrò un soldato amabile e generoso, stimato da tutti i suoi capi. La vita militare per lui non aveva niente di sconcertante. La sua corrispondenza denota una gaiezza genuina assieme a uno spirito religioso imperturbabile. Diceva:” Per Dio e le anime! E’ meglio essere sulla croce che contemplarla. L’essenziale è soffrire bene”.
Intrattenendosi con il confratello Fr. Langie, diceva ancora: “Noi saremo meno numerosi ritornando da Fauquemont; ora è il momento di soffrire per poter essere un giorno dei veri Redentoristi”.
Ebbe il dorso crivellato dai colpi dell’obice, ma rimessosi dalle ferite, passò dagli uffici alle trincee, offrendosi sempre primo nelle missioni pericolose, quando il 17 aprile uno colpo di obice cadde sul suo ufficio, colpendolo alla faccia, al petto, alle mani e seppellendolo sotto un metro e mezzo di terra. Il suo confratello Langie era presente quando lo disseppellirono da sotto l’ammasso di detriti.
Fernand Clement fu oggetto di una citazione: “Barelliere di rara virtù, ha raccolto e curato i feriti sotto il fuoco intenso del nemico e fu gravemente ferito l’indomani”. Sant’Alfonso ha ricompensato questo suo figlio donandogli il cielo. “Cum probatus fuerit, accipiet coronam vitae”. Gc. I-12.
Professione: 8 settembre 1912.

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Pensiero e testimonianza sulla virtù del mese nelle SPIGOLATURE
AMORE VERSO IL PROSSIMO = 17 aprile
APRI

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