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20 aprile
EFFEMERIDI C.Ss.R = 1742. Santa morte di Mons. Falcoia a Castellammare.

1742. Santa morte di Mons. Falcoia a Castellammare.

Fu a questo santo religioso, appartenente alla Congregazione dei Pii Operai fondata dal venerabile p. Caraffa, che Dio ha donato l’idea della fondazione del nostro Istituto, ma fu il nostro Padre sant’Alfonso che assecondò e compì questo disegno del cielo. Le opere di Dio sono preparate da lontano.
Nell’occasione di una missione che stava predicando a Scala Falcoia contribuì a risollevare un conservatorio di pie donne che vivevano in comunità. Il suo fine era di santificare queste pie donne con l’imitazione delle virtù di Gesù Cristo.  Maria Celeste Crostarosa che faceva parte di questo conservatorio ricevette dal cielo rivelazioni particolari. Dio le fece intravvedere un istituto che avrebbe avuto il fine scopo di salvare le anime le più abbandonate imitando le virtù e l’esempio del nostro signore Gesù Cristo.
Eletto vescovo, Falcoia incaricò Alfonso che aveva conosciuto al collegio dei Cinesi, di predicare un ritiro in questo conservatorio. Maria Celeste ebbe in questo tempo nuove rivelazioni da Dio su sant’Alfonso e la Regola della futura Congregazione. In tutte queste circostanze Alfonso si faceva guidare da Falcoia, suo direttore di coscienza.
Nella nostra casa di Pagani, accanto al ritratto del nostro Padre sant’Alfonso e dei suoi primi compagni, c’è quello di Mons. Falcoia, vescovo di Castellammare, sul quale si legge questa iscrizione: “Se voi chiedete perché l’immagine di  Mons. Falcoia  si trova in questo posto, è perché nei primi tempi della Congregazione, quando il nostro Padre Alfonso Maria dei Liguori stabilì questa grande opera in mezzo a tante contraddizioni, Mons. Falcoia  fu costantemente  il suo direttore e il suo sostegno”.
Morente Mons. Falcoia disse a padre Sportelli che l’assisteva: “L’Istituto è opera di Dio e voi vedrete che di spanderà come l’erba dei campi”. Era la terza volta che egli profetizzava l’avvenire della Congregazione.
Falcoia aveva 80 anni quando morì. Cinque anni dopo la sua morte, uscì dalle sue ossa un sangue fresco e vermiglio che inzuppò i panni di lino che le coprivano e si posava sulle dita di chi li portava.
Una suora redentoristina di Scala gli aveva chiesto di apparirle dopo la sua morte. Egli le aveva risposto: “Se io mi presenterò, sarà per ricordarle a lei e alle altre quello che ho tante volte ripetuto sull’imitazione di Gesù Cristo, sull’osservanza delle Regole e sull’obbligo di tendere alla perfezione”.
Nell’anno 1913 si istruì il processo di informazione per la sua beatificazione e si può sperare che un giorno Dio glorificherà davanti al mondo intero colui che con le sue virtù e miracoli ha lasciato un profondo ricordo nell’antico Regno di Napoli.   “Dilectus Deo et ho minibus, cujus memoria in benedictione est” Eccl. 47,1.
Vita di sant’Alfonso…passim

Mons. Tommaso Falcosia, vescovo di Castellammare di Stabia, è all’origine della fondazione del doppio istituto redentorista: la sua memoria è rimasta cara ai redentoristi e redentoriste (Raccolta Marrazzo).

 

1903.   Fondazione della casa  di Gérimont.

Nell’anno 1900 la provincia francese era stata divisa in Provincia di Lione e in Provincia di Parigi; e intanto le espulsioni a causa del nostro rifiuto d’autorizzazione erano minacciose.
I superiori allora pensarono di portare fuori i loro studenti. La provincia di Lione si rivolse alla provincia belga. Ora c’era a Gérimont un castello appartenente alla famiglia Desclée situato presso la residenza dei nostri confratelli a Beauplateau. Il Padre Kaisin della casa di Tournai servì come intermediario in questa decisione. La famiglia Desclée era molto cattolica, per cui la fondazione fu decisa con le clausole più vantaggiose per noi.
Il Padre Lemoine con i suoi studenti lasciò Thury-en-Valois e tutti furono ricevuti nello studentato di Beauplateau con una carità piena di cordialità. Si traslocò a Gérimont tutto il mobilio d’Houdemont e il 20  aprile del 1903 i padri d’Houdemont poterono installarsi in questo maestoso castello. Vi restarono solo sei anni.
Morto uno dei proprietari, gli altri pensarono di dividere i loro beni. Il castello fu messo a disposizione di nuovi acquirenti e la comunità di Gérimont cercò un’altra casa. La famiglia Desclée si dimostrò molto generosa alla partenza degli studenti francesi ed testimoniarono una profonda riconoscenza a questi insigni benefattori. L’altra casa fu Attert.

Beauplateau, Luxemboug – Biblioteca dello studentato belga. Questa casa accolse temporaneamente gli studenti francesi che si andavano a sistemare nel castello di Gérimont (foto in AGHR).

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IN MEMORIAM 

P. Celestino  De Robertis.  Caposele, 1807.
Nato il 19 maggio 1719, questo giovane apparteneva ad una famiglia italiana distinta tanto per la sua pietà quanto per nobiltà e ricchezza.
Suo padre, dottore in diritto, aveva scelto per lui lo studio delle lettere. Il giovane De Robertis ben presto si diplomò come dottore in utroque jure, anche se aspirava più a ben lotte che a quelle del foro.
Un ritiro che fece in Ciorani  decise la sua vocazione. Trattenuto dai suoi familiari dovette ritardare l’entrata al noviziato. Lo stesso Alfonso gli scrisse: “Che importa far dispiacere tutti i parenti del mondo, se così piace a Dio e si mette l’anima in sicurezza”.
Entrato nel noviziato un anno più tardi, De Robertis divenne un membro tra i più distinti nella Congregazione. La sua confidenza verso la Vergine Maria era così grande che gli bastava avere nella mani una sua immagine per ottenere le grazie più grandi per sé e per gli altri. Quando desiderava un favore andava a dirle “O Maria, fatemi questo piacere”. Questo buon religioso passava in preghiera la maggior parte della giornata.
Morì in odore di santità a Caposele. – “Vita vestra abscondita est cum Christo in Deo”  Col.3,3.
Professione: 9 luglio 1746.
Orinazione sacerdotale: [28 luglio 1748.]

P. Celestino De Robertis (1719-1807). Divenne un membro tra i più distinti nella Congregazione. Fu incoraggiato da S. Alfonso a superare gli ostacoli alla sua vocazione: “Che importa far dispiacere tutti i parenti del mondo, se così piace a Dio” (tela a Palermo Uditore).

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Mons. Alessandro De Risio. Pagani, 1901.
Nato a Scerni (Italia) il 1° ottobre 1823, il P. De Risio si distinse come un giovane di straordinaria intelligenza: i suoi talenti erano superiori a quelli dei suoi compagni di classe.
La lettura dei libri di S. Alfonso causa del suo ingresso nella Congregazione. Divenuto religioso  nonostante l’opposizione dei suoi genitori, ha dovuto combattere contro la loro ostinazione. Incrollabile nelle sue decisioni, divenne un famoso missionario. Lo hanno chiamato “un altro Liguori”, per il suo zelo, il suo prodigioso talento e le sue virtù eminenti.
Pio IX, che aveva in grande stima, lo volle Vescovo. Obbligato ad accettare l’episcopato, Padre Alessandro scelse la diocesi più piccola. Viveva nel suo palazzo come un semplice Padre insieme ad altri confratelli rifugiati presso di lui, a causa delle persecuzioni, e continuava a predicare missioni.
Infine, stremato dalla fatica, si ritirò a Pagani, dove morì dopo aver dato alla Congregazione santi esempi di umiltà, di zelo e di abnegazione. “In  memoria aeterna erit justus”. Salmo 117.
Professione : 30 maggio 1847.
Ordinazione sacerdotale: 18 dicenbre1847.
Arcivescovo di Santa Severina: 6 maggio 1872.

Mons. Alessandro De Risio redentorista (1823-1901). Brillante missionario, raccolse l’ammirazione e il rispetto di tutti, anche dei nemici della religione. Pastore secondo il cuore di Cristo, diede preferenza ai poveri come destinatari della sua azione pastorale.

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Fr. Joseph Schnerkenburger. Echternach, 1918.
Ucciso in guerra nel 1918.
Fr. Joseph nacque a Rottweil, diocesi di Rottenburg, il 21 marzo 1892. Dopo 5 anni dalla Professione egli cadde vittima della guerra del 1914. – “Memor esto mei. “ – Tob. 3, 3.
Professione: 16 ottobre 1913.

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Pensiero e testimonianza sulla virtù del mese nelle SPIGOLATURE
AMORE VERSO IL PROSSIMO = 20 aprile
APRI

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