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24 settembre
EFFEMERIDI C.Ss.R = * Il miracolo della liquefazione del sangue di S. Alfonso nella chiesa della Madonna della Mercede a Napoli.

* Il miracolo della liquefazione del sangue di S. Alfonso nella chiesa della Madonna della Mercede a Napoli.
[voce aggiornata rispetto alla originale]

Ogni anno, il 5 maggio ed il 19 settembre, si vede rinnovare a Napoli, nella chiesa Cattedrale il miracolo di S. Gennaro. Davanti ad una folla immensa riunita nella Cattedrale il sangue del Santo si liquefa. Questo miracolo è celebrato e è ammirato nel mondo intero.
A Napoli c’è la chiesa della Madonna della Mercede o della Redenzione dei Captivi, dove sant’Alfonso, prima di lasciare il mondo per consacrarsi a Dio, depositò lo spadino di cavaliere ai piedi di Maria.
Qui si conserva una fiala, contenente il sangue del santo Fondatore. Parecchie volte questo sangue si è liquefatto nelle mani dei religiosi Redentoristi, con loro grande consolazione.

[Su internet è abbastanza diffusa la notizia: “Il sangue di S. Alfonso dei Liguori, Santo noto anche perché fu l’autore della cantata “Quanno nascette ninno”, si scioglie il 2 agosto nella chiesa di S. Maria della Redenzione dei Captivi”].

Napoli – Interno della chiesa Redenzione dei Captivi oggi – La freccia indica l’altare della Madonna della Mercede dove S. Alfonso depose il suo spadino (foto da internet).

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1913. Fondazione della casa di Reignier, (Alta-Savoia). 

Questa casa fu fondata per servire da rifugio al P. Carrier, quando l’11 dicembre 1909 dovette lasciare la casa di Contamine al tempo della sua espulsione. Parecchi Padri in seguito furono mandati lì. Essendo diventata la superficie del locale troppo angusta, i Padri si stabilirono alla frazione di Meyrans situata ad una mezz’ora del centro, senza lasciare tuttavia Reignier.

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IN MEMORIAM 

P. Joseph Chainiat. Esschen (Belgio), 1907.
Il P. Chainiat è nato il 15 ottobre 1833 a Levoncourt (Alto-Reno). La sua vita si divide in parti uguali: venticinque anni come professore e venticinque anni di apostolato.
Sulla cattedra di professore come in quella di missionario, mostrò un’intelligenza pronta e penetrante, un grande potere di sintesi, unito ad un’ammirevole chiarezza di esposizione.
La facilità di assimilazione gli permise di insegnare con successo allo Studentato i vari settori della scienza ecclesiastica. Per constatare quanto fossero estese le conoscenze, in materia di dogma, di morale e di ascetica, era sufficiente sentire alcune predicazioni. Nessuno più di lui era tradizionale nella scelta degli argomenti, ma sapeva dare un tocco nuovo alle verità più conosciute e aggiornare le loro ragioni fondamentali. La profondità delle riflessioni, la chiarezza dei ragionamenti e la forza della convinzione era notevole.
Uomo di principio e di consiglio, il P. Chainiat fu sempre sostenitore accanito delle nostre sante Regole e tradizioni con la loro impronta di severità nella sua direzione spirituale, la sua pietà, il suo insegnamento e il suo apostolato.
Si distinse anche come direttore spirituale, ed i confratelli gli manifestavano grande fiducia: nel 1894 lo elessero insieme al P. Berthe per rappresentarli col R. P. Provinciale al Capitolo generale a Roma.
Una delle sue ultime parole fu questa: «Amo la Congregazione, questa opera così bella di S. Alfonso. Amo la dottrina del nostro Padre!».
Il P. Chainiat si spense dolcemente nella casa dello Studentato, dove aveva cominciato il suo ministero, un mese dopo aver celebrato il giubileo dei cinquant’anni di sacerdozio. —«Qui fecerit et docuerit, hic magnus vocabitur in regno caelorum». Mt. 5, 13.
Professione: 1° maggio 1852.
Ordinazione sacerdotale: 16 agosto 1857.

La Casa redentorista di formazione ad Esschen nel 1930: qui morì il P.  Joseph Chainiat (foto in AGHR).

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Fr. Pierre-Jean (Bricier). Reims, 1914. Fratello-novizio

Jean Bricier nacque ad Echampies (Ille-et-Vilaine), il 24 marzo 1893. I genitori, umili coltivatori, possedevano un tesoro incomparabile che niente poteva sostituire: l’antica fede bretone che si sforzarono di trasmettere viva e pura ai figli.
Jean era una anima privilegiata che il peccato originale sembrava avere appena sfiorato: dolce, candido, obbediente e come predisposto naturalmente alla pietà. Fin dall’età di sedici anni, fu nella canonica del curato, un servitore devoto, un compagno meraviglioso, un cristiano edificante.
Una missione predicata dai Padri Redentoristi nella parrocchia conquistò la sua anima, e la lettura della vita di san Gerardo lo predispose verso la Congregazione; nessuno rimase stupito. Il soggiorno di due anni in canonica aveva dato alla sua persona un’impronta tanto religiosa che i superiori abbreviarono il suo postulantato.
Obbligato a sottostare al servizio militare, ebbe la felicità di essere destinato a Lille. Il permesso di ventiquattro ore gli permetteva di andare a Mouscron e in seguito, dopo avere indossato l’abito religioso, si prestava  a servire i confratelli, o faceva il ritiro mensile. Sotto l’uniforme di soldato rimaneva religioso fino al midollo delle ossa.
Nel 1914 dovette partire per la grande guerra, facendo il sacrificio a Dio ed affidandosi a Maria. Un mese dopo la partenza, fu ferito a morte verso Reims. Restò un giorno intero sotto la pioggia, e fu nuovamente ferito da un scoppio di granata prima di essere rialzato. Per dieci giorni sopportò un vero martirio, ma con coraggio, calma, pietà che incantava medici ed infermieri. Lo si chiamava “il piccolo santo.”
Al cappellano che l’assisteva fece questa raccomandazione: «Direte al. P. Dupuis che sono sempre stato felice nella Congregazione. Muoio perdonando tutti, sono venuto a fare il servizio militare per compiere il mio dovere». Spirò in un ospedale tenuto dalle Suore della Santa Famiglia di Bordeaux.

Sebbene Fratel Pierre non abbia avuto la gioia di morire professo in Congregazione, diceva un testimone della morte, il suo nome può essere aggiunto all’elenco dei confratelli così numerosi morti in odore di santità nella famiglia alfonsiana. — «Dabit vobis mercedem vestram in tempore suo». Eccli. 51, 38.

Una via della città di Reims in seguito ai bombardamenti della guerra 1914-18 (foto da internet).

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P. Franz-Xavier Schmitt. Cuenca, (Equatore) 1921. 

Il P. Schmitt è morto vittima e martire della carità al servizio degli appestati. Questo valoroso missionario, nato il 30 luglio 1884, era figlio dell’Alsazia. Entrò all’età di dodici anni nell’aspirantato di Uvrier.
Subito ordinato sacerdote, fu mandato dai superiori in America, dimorò a Cuenca e a Riobamba.
Il caro confratello aveva ricevuto del cielo preziose qualità: intelligenza facile, memoria tenace, cuore ardente, volontà energica, parola facile. Sebbene la salute fosse sempre delicata, si dedicò con generosità ai duri lavori dell’apostolato.
Come religioso conservò dovunque le pratiche del noviziato: cilizi, penitenze, devozioni particolari; possedeva in grado eminente lo spirito di preghiera. La devozione all’Eucarestia ed alla Madonna era notevole. Aveva l’abitudine di chiamare la Madonna con commovente semplicità; la mia cara mamma. Aveva anche grande affetto alla Congregazione. La Congregazione, era per lui sant’Alfonso con la sua dottrina dogmatica e morale, la sua ascetica, le devozioni e le tradizioni che ci ha lasciato.

Durante i dieci anni di apostolato, lasciò dovunque la fama di apostolo devoto e pio, assiduo al confessionale; inoltre confratello gioioso e conversatore intrepido.
Alla morte lasciò circa centotredici sermoni spagnoli, la maggior parte composti da lui e scritti di suo pugno. Sapendo per esperienza che molte anime muoiono abbandonate senza sacerdote e senza sacramenti, raccomandava con ardore la confessione spirituale e la formula dell’atto di contrizione.

Nel luglio 1921 fece il grande ritiro spirituale con fervore insolito. Poiché era da solo trascorse i dieci giorni di ritiro nel coro della chiesa in continue preghiere.
In agosto, partì in missione col P. Urlicie. Era la sua ultima missione. Si buscò la febbre tifoidea e dei vigorosi indios lo riportarono a casa su una barella. Si mise a letto e si preparò alla morte con la preghiera.
Non si notò in lui nessuna convulsione così frequente in questo genere di malattia. Era calmo, sorridente, e spirò senza agitarsi, senza tentazioni e senza spavento. Era un sabato, giorno della festa della Madonna della Mercede. — «Pro eo quod laboravit anima ejus, videbit et saturabitur». Is, 53,11.
Professione: 15 agosto 1905.
Ordinazione sacerdotale: 21 settembre 1910.

Cuenca (Ecuador) 1920. – Aspiranti in preghiera nella cappella interna della Casa. Il P. Schmitt faceva parte della Comunità.

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Pensiero e testimonianza sulla virtù del mese nelle SPIGOLATURE
MORTIFICAZIONE = 24 settembre
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