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31 maggio
EFFEMERIDI C.Ss.R = * 1748. Approvazione esplicita dei nostri rinnovamenti di spirito per le missioni.

Memoriale Alfonsiano in fracese-Pdf-Mese di maggio

* 1748. Approvazione esplicita dei nostri rinnovamenti di spirito per le missioni.

Il 9 novembre 1748 il P. Villani fu incaricato da S. Alfonso di negoziare a Roma l’approvazione della Regola e della Congregazione.
Furono indirizzate allora al Santo Padre lettere da un gran numero di vescovi ed erano domande insistenti. Il Papa si rallegrò di aver ricevuto attestazioni tanto lusinghiere da parte di tali personalità e benedì il cielo che aveva suscitato nella Chiesa in quegli ultimi anni uomini animati dallo spirito fortemente apostolico.
Il cardinale Besozzi nel dare il suo voto, aggiunse: «Una cosa che mi piace di più in questa regola, è l’impegno dei missionari di ritornare poco tempo dopo nei luoghi ove hanno dato la missione. Questa preoccupazione non si trova in altro Istituto: è pertanto un importante modo per mantenere i frutti che la missione ha operato». Si spinse oltre ed aggiunse: «Donerei il sangue e la vita per questa Congregazione».
Cardinal Villecourt. Vie de S. Alphonse I, 132.

Scena di una missione redentorista per le strade di una città della Francia.

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IN MEMORIAM 

Fr. Andrea Zabatti (Studente). Ciorani, 1753.
Fratello Zabatti nacque a Calitri (AV) il 4 dicembre 1731. Una missione predicata dal P. Sportelli e il passaggio di sant’Alfonso nel suo paese natio lo determinarono ad entrare nella Congregazione.
Incontrò molte difficoltà da parte dei familiari. Durante il noviziato ebbe più bisogno di freno che di sprone. Spirito vasto e profondo, per lui lo studio non era ostacolo alla vita interiore. Non si esagera quando si parla della sua carità e disponibilità a prestare servizi. La modestia,la santa indifferenza, la rassegnazione nella malattia erano eroiche. Ripeteva incessantemente: «Dio sia benedetto! Guai a me se non so imitare i santi, anche se un poco!».
Ciò che dominava in lui era il suo amore pratico per Gesù Cristo e la Santissima Vergine. Di estrema delicatezza di coscienza, guadagnò in poco tempo grandi meriti. Secondo il parere dei suoi direttori, Fratello Zabatti era un altro Blasucci.
Morì nel giorno dell’Ascensione. – «Consummatus in brevi, explevit tempora multa». Sap 4,13.
Professione: 7 novembre 1751.

Studente Andrea Zabatti (1701-1753) della prima generazione redentorista: un modello di santà.

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Fr. François Ritter. Téterchen, 1859. Studente.
Nato il 20 gennaio 1827 a Grévenmacher, città del Granducato di Lussemburgo, da una famiglia ricca e altolocata, Francesco Ritter riceve una istruzione cristiana e mondana; i genitori in effetti sognavano per lui una brillante carriera nel mondo più che un cristiano fervente. Fino all’età di ventisei anni visse la vita del mondo, assaporando i piaceri e soggetto alle esigenze mondane. Dopo la sua sincera conversione, chiese di entrare nella Congregazione.
La grazia la conversione fu per lui più che ordinaria, tanto che in pochi anni seppe acquisire un insieme di ammirabili virtù, conosciute solo da coloro che hanno conosciuto il suo intimo: l’amore della croce, il disgusto del mondo, il distacco assoluto dai parenti, una umiltà sincera e una regolarità costante.
Durante i quattro anni di vita religiosa soffrì molto per una prova interiore molto sensibile: un disgusto continuo per la preghiera, per lo studio e per la compagnia dei confratelli senza mai un istante di sosta. Malgrado tutto era assiduo nella preghiera, amabile con i confratelli, perseverante nello studio.
Oltre il disgusto, soffriva ancora per la prostrazione di forze fisiche, di un torpore di spirito tanto da raccogliere dai suoi studi solo fallimenti umilianti. Durante il giorno cercava di crocifiggere positivamente la sua carne.
Redentorista contro la volontà dei genitori, ebbe a subire terribili assalti da parte loro. Due volte di seguito la madre accorse in lacrime supplicandolo di tornare al paese natio; suo papà si adoperò in tutto per vincere la sua resistenza.

In mezzo ad una vita così crocifissa e virtuosa Dio lo chiamò a sé. Ammalatosi per lungo tempo Fratello Ritter fu obbligato a lasciare gli studi. Ebbe subito la percezione della sua prossima fine. Inchiodato sul letto o sulla poltrona era continuamente occupato in Dio e offriva la vita e le sofferenze per la salvezza delle anime. Disse al suo direttore: «Vorrei abbandonare tutti i meriti e offrirli a Dio per il bene delle anime alle quali mi sarei dedicato se fossi vissuto,vorrei andare in purgatorio al posto di coloro che dovrebbero andarvi a causa delle mie negligenze, riservando per me la misericordia del Signore e l’intercessione della Santissima Vergine».
Perseverò in questi bei sentimenti fino all’ultimo giorno e morì lasciando a tutti i confratelli il ricordo dello studente virtuoso e pio. – «Afflictionem meam et latore manuum mearum respexit Deus». Gen 31,42.
Professione: 13 novembre 1856.

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P. René Saget. Glimes, 1925
«Egli amò i confratelli e le anime». Quest’affermazione dei libri santi viene spontaneamente alla mente quando pensiamo a colui che abbiamo sempre chiamato “il buon Padre Saget”.
Fu un vero Redentorista, religioso di grande virtù, di eminente pietà e totale dedizione alla Congregazione. I tratti caratteristici di questa bella anima purissima e generosissima sembrano essere stati la carità e le squisite attenzioni, l’umiltà in tutti i suoi aspetti, l’abnegazione con tutti i suoi sacrifici, la pazienza, l’osservanza integrale con tutte le sue delicatezze.

Si diceva che i Saget erano una famiglia di “chouans” (“gufi”: è il nome che presero gli insorti del dipartimento della Mayenne o più in generale di tutta la zona nord-occidentale della Francia a inizio ‘800).
Courbeville nel dipartimento della Mayenne, fu la patria che vide nascere il 22 febbraio 1847 René Saget.  A 19 anni iniziò presso il parroco lo studio del latino. Nel seminario maggiore si sentì chiamato alla vita religiosa….
Il passaggio per Argentan, una visita al P. Berthe furono la causa del suo ingresso tra i Redentoristi. Esercitò numerosi incarichi nella Congregazione: da quella di socio dei novizi a quella di superiore della casa. Ricoprì questa carica per 32 anni senza interruzioni: le case di Argentan, di Dunkerque e di Rennes sono state oggetto del suo impegno. Da queste case partivano numerose missioni , grazie al suo zelo e al suo talento organizzativo.

Ebbe a cuore il reclutamento dei nostri aspiranti. Già ad Argentan aveva progettato e iniziato un piccolo aspirantato che la persecuzione obbligò a chiudere. Più tardi, durante la guerra del 1914, il rifugio di Métairies (“Fattorie”) a Guignen (Ille et Vilaine) fu in gran parte opera sua ed ebbe come preferenza lavorare per i giovani.
Il Padre Saget era per i giovani una mamma, non per la debolezza ma per le attenzioni e la delicatezza del suo agire, affermano concordemente i fratelli laici.
Si ricordano ancora i suoi numerosi atti di pietà, di obbedienza assoluta al minimo desiderio dei superiori, il suo distacco dal mondo e da tutte le cose terrene, la sua perfetta modestia, la sua continua unione con Dio, la sua umiltà e la preoccupazione costante per essere dimenticato e tenuto in disparte: aveva la reputazione di uomo di Dio.
La casa del noviziato a Glimes fu l’ultima ove il P. Saget esercitò la carica di Rettore; vi celebrò il giubileo di sacerdozio. Superiori e confratelli gli diedero allora il tributo di lode e di gratitudine dovuto alla sua grande virtù e agli eminenti servizi resi. Questo giubileo, che egli avrebbe desiderato modesto, fu celebrato con tutta la magnificenza possibile.

Appena otto giorni dopo questo giubileo, avvertì che la sua ultima ora era giunta. Sopravvenne un arresto cardiaco, la morte aveva compiuto la sua opera. Pertanto passò dalla cella alla gloria del paradiso quest’anima plasmata profondamente secondo l’immagine del Redentore da una lunga vita vissuta nella esatta osservanza delle sante Regole e i cui inizi nel mondo portavano già il timbro dei predestinati. – «Lucerna pedibus meis verbum tuum et lumen semitis meis». Sal 118.
Professione: 24 giugno 1880.
Ordinazione: 22 maggio 1875.

1910 – Riunione dei Superiore della Provincia redentorista di Parigi. – Il P. Saget è tra essi: Montaigne, Baudez, Gerénaux, Castelain, Herbaux, George, Pattin, Riblier, Lion, Nicolas, Coloos, Lemette,Herrmann, Lorthisit, Saget, Krebs, Desmis (foto in AGHR).

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Fr. Gustave (Charles Sagnier). Angers, 1926.
Fratello Gustave nacque ad Amblemy, diocesi di Soissons, il 7 aprile 1849. Come fu la sua infanzia? La ignoriamo completamente. Il suo libretto militare annota che fu arruolato il 19 ottobre 1870 nell’armata come volontario per la durata della guerra.
Esercitò il mestiere di distillatore, entrò nella Ferrovia del Nord, divenne agente di cambio in una banca, ma Dio lo voleva nella vita religiosa. Dopo la sua professione il caro Fratello fu al servizio di varie comunità e trascorse gli ultimi quattordici anni di vita nella casa di Angers, fondata di recente.
Le virtù principali del caro fratello Gustave furono l’osservanza regolare e la pietà, la carità fraterna e l’amore al lavoro.
Non è poca cosa per un fratello, rivestito dell’abito laico e lasciato solo a casa per la maggior parte del tempo mentre i missionari sono ai lavori apostolici, di perseverare, malgrado tutto, nella esattezza fedele a tutti i punti della vita regolare. Questa esattezza fu impeccabile in Fr. Gustave e su questo punto i Superiori potevano riposare sonni tranquilli.
Ogni mattina si recava nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe ad Angers per partecipare alla santa messa. Al ritorno, il primo pensiero era recitare il rosario, poi si dedicava alle sue occupazioni. Queste, si sa bene, non gli lasciavano il tempo di restare ozioso durante la giornata. Cuoco, sarto, calzolaio secondo le circostanze, fac-totum come deve essere un fratello al servizio di un piccolo gruppo di missionari, aveva la cura di tutto e non trascurava niente per la casa.

Si distingueva per previsione e lungimiranza, la sua carità era di buona qualità, generosissima anche. Era sufficiente ad un padre esprimere un desiderio perché Fr. Gustave si ponesse subito a disposizione. Vedeva nei suoi confratelli la stessa Congregazione e per questa Madre cara non vi era nulla che non avrebbe voluto fare. Lo si notava bene, per esempio, nei giorni di festa dei confratelli, specialmente del suo Superiore per il quale aveva sempre un piccolo complimento in cui metteva tutto il suo cuore. Infatti aveva avuto la delicatezza di annotare in iscritto i differenti anniversari per non dimenticarne alcuno.

Piccole cose, se si vuole, virtù che non escono dall’ordinario, soprattutto quando l’ordinario è quello di una comunità fervente. Ma quanti meriti si nascondono sotto queste modeste apparenze, e quanto grande è la virtù che presuppone lunghi anni trascorsi nell’oblio del mondo e nel raccoglimento in Dio.
Il caro fratello morì di morte istantanea. A dire il vero questa morte improvvisa non fu imprevista, perché da lungo tempo il buon fratello si andava indebolendo a vista d’occhio. Ma egli, tranquillo nella malattia e nella sofferenza come era stato nella salute, dava piuttosto l’impressione di qualcuno che si incammina lentamente verso l’eternità, alla quale si preparava da lungo tempo. – «Justus si morte praeoccupatus fuerit in refrigerio erit». Sap. 4-7.
Professione: 18 aprile 1897.
Foto – Angers-StJoseph

Angers, Francia – Chiesa di San Giuseppe: “Fr. Gustave ogni mattina si recava nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe ad Angers per partecipare alla santa messa”. (Immagine da internet).

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Pensiero e testimonianza sulla virtù del mese nelle SPIGOLATURE
POVERTA’ = 31 maggio
APRI

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