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5 novembre
EFFEMERIDI C.Ss.R – 1732. Preparativi della Fondazione della Congregazione.

1732. Preparativi della Fondazione della Congregazione.

Il 5 novembre 1732, S. Alfonso lasciava Napoli e si dirigeva verso Scala per prendere i provvedimenti necessari per la fondazione dell’istituto.
Era accompagnato da cinque sacerdoti: Mazzini, Donato, Mandarini, Pietro Romano, il canonico Tosquez,e due postulanti laici: Sportelli e Vito Curzio.
L’ospizio delle religiose del Santissimo Salvatore doveva servire da convento provvisorio ai membri del nuovo Istituto.
I tre giorni successivi furono tre giorni di preghiere e di preparazione alla cerimonia di inaugurazione.
Ora, in questi tre giorni, si espose il Santissimo Sacramento nella cappella delle religiose, e si verificò di nuovo il miracolo dell’apparizione avvenuto due mesi prima (11 settembre). Si vide , innanzitutto, nella santa ostia una croce luminosa che dominava un monticello, poi, intorno a questa croce, gli strumenti della Passione. Questo prodigio ebbe ogni sera per testimoni, non solo le religiose del convento, ma i due vescovi di Scala e di Castellamare, l’arcidiacono ed i canonici di Scala, Alfonso ed i suoi compagni, ed il pubblico che riempivano la chiesa.

Per ricordare ai suoi figli nei secoli successivi questo significativo  miracolo S. Alfonso ha scelto come stemma della Congregazione la stessa croce del Cristo circondata dagli strumenti della Passione.
P. BERTHE, Vita di S. Alfonso, I, 122.

In questa Casa che era Ospizio delle Monache si raccolse S.Alfonso e i primi discepoli per prepararsi alla fondazione.

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1880. Espulsione della Comunità di Parigi.

Il 5 novembre, primo venerdì del mese avvenne l’espulsione dei membri della comunità dei Padri di Parigi, residenti a Viale Ménilmontant n. 57.
Era terminata una novena straordinaria di penitenza e preghiera, quando, alle nove del mattino, arrivano una decina di vigili del fuoco, duecento guardie di pace e due commissari di polizia.
Appena finita la messa, il commissario Chauvigny si avvicina, va nel coro, sventola la bandiera tricolore e dice ad alta voce: In nome della legge, vi comando di uscire. – I fedeli rispondono con Je vous salue Marie, recitata ad alta voce.
Egli riprende con rabbia: In nome della legge… Gli viene risposto: Je vous salue Marie; impallidisce, urla allora una terza volta: In nome della legge… Tutti sollevano le braccia al cielo, piangono ed esclamano: Je vous salue Marie.
Allora un nugolo di agenti invade la cappella, portano via dal loro posto uomini e donne e li trascinano nella strada.
Gli agenti si presentano poi alla porta del convento. Il commissario fa le tre intimazioni; gli si rifiuta di aprire. I pompieri abbattono le porte ed entrano i commissari. Circondato dagli amici e testimoni, il Padre George protesta con sdegno e dice al commissario che incorre nella scomunica e nella maledizione di Dio.
I commissari cacciano i Padri uno dopo l’altro e mettono i sigilli.  I Padri George e Jean-Baptiste Godart resta come custodi.
– La domenica successiva, l’entrata della cappella è trasformata in un vero altare. Fu fatta una petizione al Presidente della Repubblica Grévy, perché la cappella diventi cappella supplementare, ma la petizione non ha seguito; e l’iniquità si consuma.
I Padri si dispersero e partirono per Sant-Mandé. Si dedicarono, come prima, ai lavori apostolici come se niente fosse accaduto. Ritornarono a poco a poco nella casa nel gennaio 1881; ma solamente sette anni dopo poterono riprendere la predicazione nella cappella.

Cappella chiusa e Padri espulsi: si celebra all’aperto. Scene come questa furono frequenti nelle Comunità francesi espulse durante le persecuzioni religiose.

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1880. Espulsione della Comunità di Avon.

Il venerdì 5 novembre ebbe luogo la chiusura della casa di Avon. Montavano di guardia numerosi amici. Tra gli altri, il conte di Mun, il barone Tristan Lambert, eccetera…, in tutto, una quarantina di uomini i più rispettabili di Avon e di Fontainebleau.
La vigilia, in piena notte, dalla via fu sparato un razzo sul convento; era il segnale degli apaches (!). Alle 5,30 cinque squadre di gendarmeria erano mobilitate per espellere cinque religiosi. Una compagnia di retrovia si teneva a distanza per prestare man forte ai carabinieri. Tre scassinatori, detenuti nella casa centrale di Melun, fanno saltare le serrature e le porte. Il P. Delcourt, superiore, protesta energicamente e tutti i Padri protestano a loro volta. Il P. Humarque, vecchio e cieco, è cacciato per primo e disse agli agenti: «Se siete cristiani, vi compiango», ed essi, rossi per la vergogna risposero: Pregate per noi, padre mio; perché non ci capita alcuna disgrazia. Una povera donna inferma gli consegna un rotolo di monete da due soldi: Accettate, Padre mio, sono i miei risparmi!
– I Padri sono cacciati uno dopo l’altro, vanno nella chiesa parrocchiale insieme al popolo e clero e danno l’addio fra i singhiozzi e le lacrime.
Hamez. Vita del P. Humarque, p.332 

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1880. Espulsione della Comunità di Boulogne-sur-Mer.

Il 5 novembre, alle ore 5,15 del mattino, una compagnia di fanteria venne ad accerchiare il convento. Erano lì, arma al piede e baionetta, i soldati, il comandante del posto, il comandante di battaglione ed il capitano di gendarmeria, tre commissari, agenti di città, fabbri, una squadra di gendarmeria a piedi ed a cavallo!
Sotto i colpi di martello, di cesoie e di spranghe, e con gli sforzi di cinque fabbri che scuotevano la rete con accanimento, la catena è rotta, la barra di ferro sbloccata e si apre la porta.
Questi briganti attaccano la seconda porta che era massiccia ed interamente blindata. Battono con pesanti magli in uso nelle forge, le scintille schizzano, la porta resiste. Fu necessario rompere le cornici di pietre, demolire la muratura e scostare con leve e pinze i tavoloni che servivano da contrafforti alla porta.
Il commissario entra nel grande parlatorio ove si trova il P. Berthe, Rettore, ed il clero della città. Dopo la protesta indignata del consiglio parrocchiale, del deputato Livois, del decano di Saint-Nicolas e degli avvocati, i Padri rimasti nella loro celle con gli amici fecero le loro proteste e furono espulsi l’uno dopo l’altro. Erano i Padri Chierici (italiano); Romi (lussemburghese); Chainiat; Fersing; Jules Duhamel; e due fratelli: Charles e Modeste.
Il P. Duhamel conclude la protesta con queste parole: «Dio è dovunque, lascia fare, ma per vendicarsi ha l’inferno eterno».  Poi, in ginocchio esclama: «Addio, Padre Rettore, beneditemi». Il P. Berthe risponde: «Addio, P. Duhamel» e lo abbraccia, scoppiando in lacrime.
Il P. Duhamel passando davanti agli scassinatori li apostrofa: «Oh! vigliacchi! boia! per cinquanta franchi vendere la propria anima!»
La triste operazione dura quattro ore. Alla uscita del convento i Padri sono attorniati da amici, altri sono insultati da alcuni mascalzoni e la folla risponde: “Abbasso i decreti! Abbasso gli scassinatori! Abbasso la tirannide! Abbasso i teppisti!
Il P. Berthe aveva dato appuntamento agli esecutori dell’espulsione davanti al tribunale degli uomini e davanti al tribunale di Dio. La giustizia umana si pronuncia il 13 novembre. Dopo commoventi arringhe, il tribunale di Boulogne si dichiara competente ed emette sentenza favorevole ai religiosi, ma qui come altrove, un conflitto di ordine strangola la giustizia…
La causa restò vinta davanti al tribunale dell’opinione pubblica. Poco a poco, i Padri ritornarono nel convento fino al giugno 1903.  

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1880. Espulsione della Comunità di Argentan.

Sotto il Rettorato del P. Rose ebbe luogo l’espulsione della comunità di Argentan, composta dai Padri Auguste Muller, Édouard, Thúet, Allet, Orrière, Jean-Baptiste Nusbaum, Canal, Brettnacher, Gallet e Jules Paris con i Fratelli Julien, Adrien, Benoît, Narcisse.
Il 5 novembre il commissario, venne a rendere pubblico l’ordine di espulsione. Avvenne la rottura della porta di entrata. I Padri. Orrière e Gallet erano i soli presenti, gli altri erano in missione. Lo scassinatore morì poco dopo in stato di ebbrezza lungo la strada.
L’espulsione attirò la simpatia della popolazione, mentre i sacerdoti della parrocchia si mostrarono freddi, al punto che il consiglio di fabbrica per questo motivo diede le dimissioni.
– I Padri ritornarono alla fine del 1883. I sigilli restavano sulle porte della cappella e si entrava nel convento per una apertura fatta nella muraglia della chiesa. 

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IN MEMORIAM 

P. Joseph Glaudel. Cuenca (Equatore), 1875.
Il P. Glaudel è nato in Lorena, il 4 luglio 1831. Durante gli anni del seminario maggiore ebbe l’ispirazione di farsi Redentorista. Vi era un ostacolo per la sua ammissione: la salute malferma. Il giovane aspirante ricorse alla Madonna, e Maria gliela rese miracolosamente.
I superiori lo impiegarono nel ministero delle Missioni; riuscì molto bene con la sua scienza, eloquenza, bontà, educazione e delicatezza.
Fu nominato diverse volte Rettore, poi prefetto degli Studenti; e si fece apprezzare per la prudenza, lo zelo, l’osservanza regolare e la grande carità verso i suoi cobfratelli.
Poco dopo la fondazione di Cuenca in Ecuador chiese al P. Desurmont di dedicarsi in America all’attività della Congregazione. Fu esaudito: A Cuenca fece un immenso e duraturo bene.
Stabilì l’Arciconfraternita della Sainte Famille che santificò numerosi fedeli e l’Arciconfraternita delle anime del purgatorio.
Il P. Glaudel era stimato come un santo. Morì di vaiolo. Fu un lutto pubblico e la città gli fece uno splendido funerale. Dobbiamo alla sua penna: un Manuale del Missionario, per la formazione dei giovani Padri.
Uno dei nostri che lo ha conosciuto così lo descrive: Aveva lo zelo di S. Alfonso unito alla squisita delicatezza di san Francesco di Sales.  – «Omnibus omnia factus sum».. 1 Cor 9-22.
Professione: 24 settembre 1853.
Ordinazione sacerdotale: 16 agosto 1857.  

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P. Gédéon Goiffon. Glimes 1921.
Il P. Goiffon è nato il 14 luglio 1867, a Blanc, dipartimento dell’Indre; fece gli studi nei seminari della diocesi di Bourges e si distinse per la tenacia caratteristica del suo temperamento.
Ordinato sacerdote, occupò per due volte di seguito l’ufficio di vicario per sei anni. Si dedicò con l’ardore di apostolo, riservando il miglior tempo all’evangelizzazione dei bambini. La sua anima, presa dall’ideale, sempre avida di miglioramento e del più perfetto, sospirava alla vita religiosa che gli appariva come supplemento e perfezionamento della vita sacerdotale.
Una missione predicata nella sua parrocchia dai Padri Delabarre e François lo fece decidere a farsi Redentorista.
«La Madonna, scriveva, ribaltò gli ostacoli che si opponevano alla mia vocazione. Devo a lei di essere figlio di S. Alfonso».
Per vent’anni il P. Goiffon si dedicò al ministero delle missioni e dei ritiri. Senza avere l’imponenza dei grandi oratori e le qualità brillanti di immaginazione e di sensibilità, il P. Goiffon aveva in grado elevato l’intelligenza del mistero della Redenzione.
Fu veramente un apostolo ed un missionario secondo il cuore di Dio, cercando solo Dio ed il bene delle anime. Con un talento piuttosto ordinario, ottenne risultati apprezzabili, grazie ai mezzi soprannaturali che metteva in opera.
Il suo amore per la Congregazione era notevole, diffondeva le opere di S. Alfonso con zelo ammirevole. Come superiore di Châteauroux, si dedicò con coraggio alle missioni delle diocesi di Bourges, Nevers e Limoges; ma un male allo stomaco ribelle ad ogni rimedio lo minò a poco a poco.
Dovette rinunciare alla vita di missionario e fu assegnato al noviziato di Glimes. Durante i due anni che trascorse, non pensò che a prepararsi alla morte con una edificante vita regolare. L’umiltà, lo spirito di sacrificio e di preghiera, l’unione a Dio erano le sue virtù preferite. Durante la malattia amava farsi leggere la morte del nostro Padre S. Alfonso e dei nostri santi confratelli defunti: «Sono felice dunque di essere Redentorista e morire nella Congregazione!» Furono le sue ultime parole.  – «Zelus domus tuae, comedit me». Sal. 68.
Professione: 15 ottobre 1898.
Ordinazione sacerdotale: 29 giugno 1891.

La Casa di Glimes dove nel 1921 è morto il P. Gédéon Goiffon. (foto in AGHR).

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Fr. Hippolyte, (Eugène-Louis Binet). Mouscron, 1922.
Il caro Fratello Hippolyte si spegneva improvvisamente il 5 novembre. Nacque a Willeman (Pas-de-Calais), il 21 settembre 1852, nella contrada dove visse San Benoît Labre.
Suo fratello Aimé, a cui era stretto da profonda amicizia, entrò per primo nella Congregazione, e prese il nome di Fratello Siméon; Louis lo seguì presto e si chiamò Fratello Hippolyte.
Emessi i voti, il caro Fratello lasciò dovunque il ricordo edificante di un’anima delicata, interamente dedito ai confratelli ed alle anime, animato da solida pietà, illuminato da fede viva, pieno di carità e di abnegazione.
Le lettere alla famiglia mostravano l’ansia di un Fratello laico desideroso di essere apostolo. A tutti, parlava il linguaggio della fede. In occasione della morte di suo fratello, scrisse ai suoi: «Siamo sempre pronti. Se fossimo al suo posto, cosa vorremmo avere fatto? Vorremmo essere stati santi. Approfittiamo del tempo che Dio ci dà, per santificare le nostre azioni, per imitare Gesù. Vi raccomando la preghiera così indispensabile per portare la croce di ogni giorno, i problemi, il caldo, il freddo, la diversità di carattere, la vecchiaia».
Esausto per la stanchezza, il caro Fratello passò gli ultimi anni della vita a Mouscron, edificando la comunità con la pietà e lo zelo. «Sento che la malattia si aggrava, scriveva a sua sorella, ma un buon Redentorista è associato al Redentore per salvare i peccatori».
La sua anima, piuttosto ansiosa, temeva anche l’ombra di un errore, di una negligenza negli esercizi di pietà. Con tali sentimenti andò a ricevere la bella corona promessa da S. Alfonso a coloro che muoiono nella Congregazione.  – «Justus autem meus ex fide vivit». Eb. 10-38.
Professione: 28 settembre 1887.

La grotta della Madonna di Lourdes nel giardino della Casa di Mouscron: qui Padri e Fratelli si intrattenevano in preghiera (foto i AGHR).

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Pensiero e testimonianza sulla virtù del mese nelle SPIGOLATURE
PREGHIERA = 5 novembre
APRI

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