Leggi Offline:

8. GIORNO OTTAVO (30 luglio)
Dalla fondazione delle Monache del Redentore sino alla rinunzia del Vescovado.
(dall’ anno 70 sino al 79 di sua vita).

Il Santo Vescovo non contento di dirigere gli Ecclesiastici per il per il bene della sua Diocesi, volle faticare da se stesso per il suo gregge. Quasi in ogni festa predicava.
Più volte istruì i fanciulli nei rudimenti della Fede. Girava per la Diocesi colla visita, ed istruiva la gente più bisognosa. La rendita del suo Vescovado era tutta distribuita a’ poveri, ed a rifazioni di Chiese, ad eccezione di quel misero vitto, e vestito. Procurò di allontanare dalla sua diocesi tutti i libri proibiti, e cercò d’ introdurci le più belle confutazioni contro gli errori del tempo.

Quasi in ogni anno fece girare le missioni per la sua Diocesi, ora in un paese, ed ora in un altro. Al sentir qualche disordine subito riparava colle sue lettere pastorali, e ne pretendeva l’ esatta, e costante osservanza. Fu capace di partire più volte dall’Episcopio per i confini della sua Diocesi per cresimare qualche infermo.Nelle visite, secondo gli stabilimenti dei Concilj, non volle ricevere il minimo regalo. Non trovava riposo allorchè sapeva qualche scandalo nella sua Diocesi. Era solito di ammonire gli scandalosi, ed essendo recidivi prendeva tutti i mezzi per farli punire.
Per causa di salute mentre stava in Nocera seppe, che una cattiva donna cacciata dalla sua Diocesi era ivi ritornata. Non trovò più pace. Partì sollecitamente. Giunto in Diocesi chiamò la donna, e la riprese fortemente. L’ indusse in fine a rinchiudersi in un Conservatorio in Napoli, ove finì la sua vita da vera penitente. Dichiarò caso riservato per i padri, e madri, che introducessero i giovani amoreggianti nelle loro case.

Non vi fu miserabile della sua Diocesi, o di spirito, o di corpo che non ricevesse sollievo dal Beato Alfonso. Più volte si armò di zelo contro i suoi familiari per aver saputo che avevano maltrattato alcuni poveri. Si segnalò singolarmente la sua carità nel 1764. In quella terribile carestia si vendè la carrozza, due mule, la Croce vescovile, l’ anello, una posata, che aveva di argento, e tutte le suppellettili domestiche per dar sollievo ai poveri. Per tutto quel tempo si cibò di pane, ed una sola minestra.
Più volte permise il Signore che ricevesse degli affronti, che egli soffrì con tanta pazienza che gli stessi offensori ne restarono confusi.
Alcuni Ecclesiastici indiscreti lo caricarono di villanie, ed egli li perdonò, e da quel momento li trattò con maggior affetto, tanto che quegli Ecclesiastici confusi si ridussero ad una vita morigerata, dicendo: l’ eroica virtù del nostro Vescovo è capace di convertire i più ostinati.

Le sue infermità, ma più la sua umiltà lo indussero a rinunciare il Vescovado, ma non gli riuscì di veder accettata la sua rinuncia. Fu sorpreso da un’ artritide tormentosissima, che gli curvò ben’ anche la testa, e lo confinò per più mesi in letto, ma sempre con invitta pazienza. Le molestie di quella infermità furono sofferte da Alfonso.
Rassegnò un’ altra rinuncia alla Santità di Clemente XIV , ma il Pontefice rispose: “Vale più una preghiera di Alfonso pel suo gregge, che mille visite della Diocesi”. E gli ordinò di seguitare la cura del suo Vescovado. Fu domandato un giorno come la passava in salute, e rispose: “Ho trentamila anime sul mio dorso: povero me se per negligenza si perde una di tante anime: il resto degl’ incomodi è tutto poco”.
Con tutti gl’ incomodi di sua salute non mancò mai di fatigare pel suo gregge. Finalmente assunto al Pontificato Pio VI  presentò di nuovo Alfonso la sua rinuncia, esprimendo di aver perduta la vista e l’ udito, e così nel mese di luglio del 1775 fu accettata la sua rinuncia, avendo di età 79 anni.

MEDITAZIONE OTTAVA
Il  Beato Alfonso eroico nell’ amore verso Gesù Sacramentato: 1. perché era l’ unica sua guida; 2. perché era l’unico suo sollievo.

I. PUNTO
Considera, come il Beato Alfonso fu così amante di Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento, che tutti i suoi pensieri, ed affetti erano rivolti verso di Lui. Nei dubbj consultava Gesù Cristo, e ne ricevea la celeste sapienza. Prima di stabilire qualche regola consultavasi con Gesù Sacramentato, ed era infallibile consigliere.
Per la direzione delle anime voleva essere illuminato da Gesù Cristo, per cui prima di entrare nel confessionale, stava per qualche tempo avanti a Gesù Cristo. Non salì mai in pulpito a predicare senza stare per lungo tempo in orazione innanzi al Sacramento. Piangeva Alfonso la rovina del mondo, perchè non si ricordava, né ricorreva ad un Divino Tesoro. Insinuava agl’ ignoranti, agli scrupolosi, agli angustiati di ricorrere spesso a Gesù Sacramentato per vincere, e superare le tentazioni. Scrisse divinamente sulla divozione del Sacramento, e quante parole scrisse, tanti dardi di amore infocati diresse a Gesù Cristo.
Era dunque per il Beato Alfonso Gesù nel Sacramento la sua via, la sua verità la sua vita, il suo maestro, la sua luce, il suo consigliere, la sua guida, il suo Re, il suo padre. Vicino a Gesù Cristo trovò il Beato Alfonso ogni bene.
O mio Beato Alfonso Voi conosceste e voi amaste tanto Gesù Cristo, che foste un Serafino di amore ed io poco o nulla lo conosco e l’ amo. Misero che sono! Ho un tesoro infinito,e non mi ci accosto mai. Ho bisogno di tutto, e non mi avvicino al fonte di tutti i beni. Voi mio caro Beto, ottenetemi da Gesù Cristo il perdono di tutte le mie ingratitudini, ed un dardo, che mi ferisca il cuore. Se questo cuore fin ora è stato delle creature, fate che sia tutto di Gesù Cristo Sacramentato.

II.  PUNTO
Considera, come il Beato Alfonso non desiderava mai sollievo e consolazione terrena. Tutte le cose del mondo gli davano pena, e tormento. Solo Gesù Sacramentato era l’unico suo sollievo. Quando stava mesto ed afflitto si buttava avanti al sacramento, e ci trovava l’ allegrezza, la gioia, il conforto, e la vera consolazione.
Gesù Cristo era l’ Amico Divino, con cui spesso si tratteneva il Beato Alfonso nella più dolce e cara conversazione. Gesù Cristo era il medico, che sanava tutte le sue infermità non solo spirituali, ma ancora temporali. Gesù Cristo era quel cibo prezioso, che gli dava il ristoro, la forza, lo spirito, ed il coraggio. Gesu Cristo era lo sposo amante, ed amato dal Beato Alfonso, in cui trovava la sua vera felicità. Gesù Cristo era la fortezza, che in mezzo a tante tribolazioni, e persecuzioni non lo  fece mai smarrire, ma lo rese vittorioso, e forte a fronte di tutti i suoi nemici. Gesù Cristo era la vera pace, in cui il Beato Alfonso avea trovato il riposo, la tranquillità, ed il ristoro.
Quando il B. Alfonso stava avanti al Sacramento le ore pareano momenti. Si accendeva nel suo cuore tale incendio di amore, che anche nel volto compariva acceso, e giocondo. O beato chi siegue gli esempj di un tale amante di Gesù Cristo!
Ah mio Gesù, e perchè anche io non sono così innamorato di Voi? Sarei stato felice negli anni di mia vita  passata, se vi avessi amato. Avrei goduto della più bella pace, se vi avessi tenuto nel mio cuore. Ora conosco di aver errato, e conosco, che sono indegno di godere della Vostra conversazione. Avete ragione se mi cacciate dalla vostra presenza. Ma per i meriti del Vostro fedele, e fervoroso amante, perdonatemi; e Voi, o Beato Alfonso, avvicinatemi a Gesù Cristo, disponetelo a perdonarmi, a ricevermi, e fate, che l’ ami nel resto della mia vita.

Affetti e Preghiere
Comprendo alla fine, che sono stato ingannato. La mia mente piena di falsità e di errori è stata lontana da Gesù Cristo Verità infallibile. Il mio cuore pieno di affetti fallaci, mondani, ed impuri è stato lontano dal Sommo Bene, che è Gesù Cristo. Per sollievo ho cercato amici, e non ho conosciuto l’ unico vero amico. Ho cercato protezioni, ricchezze, piaceri mondani, ma non ho trovato mai pace. Un Dio nascosto per me nell’ altare mi chiamava, ed io fuggiva; mi aspettava, ed io più mi allontanava; mi preparava tesori, ed io volli essere volontariamente povero; mi volea illuminare, ed ammaestrare, ed io volli essere ostinatamente cieco, ed ignorante. Ora si squarcia il velo, che mi tenne coverto.
Coll’ esempio del Beato Alfonso vedo in Voi, o mio Gesù, un tesoro infinito. Vengo dunque a Voi. Accoglietemi. Io ho bisogno di tutto.
Voi, mio diletto Beato, sollevate i miei pensieri a Gesù sacramentato; tirate il mio cuore a Lui. Fate, che io viva, e muoja amando Gesù, per venire ad amarlo per sempre nel Regno dell’ amore.

CANZONCINA composta dal Beato
O pane del cielo,
Che tutto il mio Dio nascond’ in quel velo,
Io t’amo, t’adoro
Mio caro Tesoro,
O Amante Gesù,
Per darti a chi t’ ama, quel pan ti dai Tu.

O cibo vitale,
che il pegno ne doni di vita immortale;
Io vivo, non io,
Ma vive in me Dio,
Che vita mi dà,
Mi pasce, mi regge, beato mi fa.

O laccio d’ amore,
che unisci col servo l’ Amato Signore,
S’ io vivo, e non t’ amo,
Più viver non bramo,
né viver so più,
Se non per amare chi tanto m’ amò.

O Fuoco potente,
Che accender aneli ogni core, ogni mente;
Ti cerca il mio core:
Deh vieni o Signore,
E accendi me ancor,
S’ è grand’ il mio ardìre, più grand’ è ‘l tuo amor.

O amabil saetta,
Se offesi il mio Dio, tu fa la vendetta:
Ferisci su via
Quest’anima mia,
Che mora per chì
Un dì per mio amore la vita finì.

Diletto mio Bene,
Che teco m’ hai stretto con tante catene
Ti dono il mio core,
O dolce mio Amore,
Tua sempre sarò;
Te stesso m’ hai dato, me stessa ti dò.

Già dunque mio Amato
Là in Cielo m’ aspetti ad amarti svelato;
Sì certo spero io,
Mia vita, mio Dio:
E come mai può
Il Cielo negarmi chi Se mi donò?

Massime del Beato

  • Chi non ama Gesù, non riceve Gesù, non conversa con Gesù nel Sacramento, non sà, che sia amore, consolazione, pace, e felicità.
  • Vicino a Gesù Sacramentato i deboli son forti, gl’ ignoranti son savj, i mesti sono allegri, i poveri sono ricchi.
  • Chi non ha amore verso Gesù Sacramentato, e non lo visita, non lo riceve, né lo desidera, ha un gran segno di sua eterna riprovazione

Miracolo 8
Un contadino di Fraola (Afragòla) presso la Città di Napoli da quaranta anni impotente al moto stava confinato nella sua misera casuccia, e già si era persuaso di non poter più camminare. Intese un giorno raccontare varj miracoli del B. Alfonso già morto in Nocera. Disse allora: “Oh potessi andarvi per farmi liberare da questo male; ma giacché non posso, procuratemi almeno una reliquia del Servo di Dio”. – Indi a pochi giorni già l’ ottenne. Se l’ applicò il buon contadino, ed immediatamente si alza, cammina, esce di casa, gira il suo paese gridando: “Il nuovo Servo di Dio Alfonso di Liguori mi ha sanato!”

Voto Fatto Grazia Avuta. Ex voto del sig. Marcantonio Garofalo di Maiori-1879 (Pagani, Museo Alfonsiano)

Condividi questo articolo:
  • email
  • RSS
  • Google Bookmarks
  • Facebook
  • Twitter
  • del.icio.us
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Segnalo
  • Technorati
  • Upnews
  • Wikio IT

Luglio 30, 2011 at 12:05 am da Salvatore
Categoria: Hanno scritto di lui, Istituto redentorista, Liturgia e devozioni, Profili biografici
Tags: