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5 Quaresima, venerdì – A te affido la mia causa.
A te, o Signore, affido la mia sorte e tu mi sosterrai (Salmo 55, 23).

• O Dio, la via della croce è quella che tu riservi ai tuoi diletti: più li ami e più li carichi di travagli… Credere che tu ammetta alla tua intimità anime amanti dei piaceri e non dei patimenti è follìa…
La tua volontà non è di darci piaceri, ricchezza, onori o altri beni terreni. Ci ami troppo per darci queste cose!… Se vogliamo sapere come ti comporti con chi ti prega sinceramente di compiere in lui la tua volontà, dobbiamo domandarlo al tuo glorioso Figliolo che nell’orto degli olivi ti ha rivolto questa medesima preghiera…
Tu hai compiuto in lui la tua volontà con inondarlo di. patimenti, d’ingiurie, di persecuzioni, lasciandolo morire infine sopra un tronco di croce.
Ecco quello che hai dato a Colui che amavi più di tutti… Finché siamo quaggiù questi sono i tuoi doni. Ce li dai a seconda dell’amore che ci porti: ne dai di più a chi ami di più, e meno a chi ami di meno. Altra regola è il coraggio che vedi in noi e l’amore che ti portiamo; se ti amiamo molto, saremo anche capaci di soffrir molto, poco invece se pure poco ti amiamo.
(S. Teresa di Gesù, Cammino 18, 1.2; 32,6.7)

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• O Gesù, mi presenti un calice così amaro che la mia debole natura si ritrae spaventata. Ma non voglio ritirare le labbra da questo calice preparato dalla tua mano… Tu mi insegni il segreto di soffrire in pace… Chi dice pace, non dice gioia, o perlomeno gioia sentita. Per soffrire in pace basta solo volere tutto ciò che tu vuoi. Per essere tua sposa, Gesù, bisogna somigliare a te, e tu sei tutto sanguinante, coronato di spine!
Quanto è consolante pensare che anche tu, il Dio forte, hai conosciuto le nostre debolezze, hai tremato alla vista del calice amaro, quel calice che prima avevi desiderato ardentemente di bere.
O Gesù, come costa donarti ciò che domandi! Eppure che grande fortuna che costi tanto! Che gioia ineffabile portare le nostre croci sperimentando la nostra debolezza! Lungi dal lamentarmi con te della croce che mi mandi, non arrivò a comprendere l’amore infinito che ti ha portato a trattarmi così… Più grande è la mia sofferenza, più sconfinata sarà la mia gloria…
O Gesù, non voglio perdere la prova che mi mandi, è una miniera d’oro da sfruttare. Voglio mettermi all’opera anche senza gioia, senza coraggio, senza forza… Voglio lavorare per amore.
(S. Teresa di Gesù B., Lettere 63; 184; 59).

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da “Intimità divina”
Roma 1992

O mani sagrate, che col solo tatto sanaste tanti infermi, o santi piedi, che tanto vi affaticaste1 per cercare noi pecorelle perdute. – Quale sarà stato il tuo dolore, o Gesù, in esserti traforati co’ chiodi le sante mani e i santi piedi. – O mio dolce Salvatore, tanto ti costò il desiderio di vedermi salvo e di acquistarti il mio amore! (S. Alfonso).

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Aprile 11, 2014 at 12:01 am da Salvatore
Categoria: Liturgia e devozioni, Preghiere di S. Alfonso
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