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Tempo di Pasqua – Venerdì in Albis – È il Signore
Signore Gesù, tu sei il mio Dio; io ti ringrazierò, ti esalterò (Salmo 118, 28)

• O Pietro, tu corri ovunque con zelo e non contento di aver visto ciò che hai visto, torni a guardare, e acceso dal desiderio di vedere il Signore, non ti sazi mai di vederlo.
Lo vedi da solo, lo vedi insieme agli Undici, lo vedi con i settanta, lo vedi quando Tommaso crede. Lo vedi anche alla pesca; ma non contento di averlo visto, impaziente dal desiderio, abbandonando la tua rete e non preoccupandoti del pericolo, ti sembra troppo lungo attendere di arrivare con gli altri navigando.
Anche quando il Signore camminava sulle acque, dimentico della tua natura, gli corresti incontro sulle onde del mare. Così anche qui, mentre il Signore sta sulla riva, ti affretti a rendergli omaggio per una via più corta e pericolosa.
È certo che tu hai creduto e che hai creduto perché amavi, e che amavi perché avevi creduto. Per questo ti rattristasti quando Gesù ti domandò per la terza volta: « mi ami? ».
Ma il Signore non dubitava del tuo amore, non chiedeva per apprendere ma per istruire te che, nel momento in cui egli stava per salire al cielo, avrebbe lasciato a noi quale vicario del suo amore. E tu rispondesti: « Lo sai bene, Signore, che ti amo ». Consapevole delle disposizioni del tuo animo, dimostri un amore che da tempo è noto a Dio. Chi altri potrebbe così facilmente affermare di sé? O Pietro, tu che fra tutti dichiari in tal modo il tuo amore sei preferito agli altri, perché la carità è più grande di tutto.
(cf S. Ambrogio, Commento Vang. S. Luca X, 174‑5).

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• Sei tu, o divino Risorto, che vieni in me; tu che dopo aver espiato il peccato con i tuoi dolori, hai vinto la morte col tuo trionfo e che, ormai per sempre glorioso vivi per il Padre tuo. Vieni in me, per annientare l’opera del demonio; per distruggere il peccato e le mie infedeltà, vieni in me per accrescere il, distacco da tutto ciò che non è Dio; vieni per rendermi partecipe di quella sovrabbondanza di vita perfetta che prorompe ora dalla tua santa umanità. Io canterò allora con te un cantico di ringraziamento al Padre tuo che in quel giorno di onore e di gloria ti ha coronato nostro Capo.
(C. Marmion, Cristo nei suoi misteri 15, p 257‑8).

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da “Intimità divina”
Roma 1992

O Gesù, unica speranza mia, tu mi ami e sei onnipotente: fammi santo. Se sono debole, dammi la fortezza; se sono infermo per le colpe commesse, applica all’anima mia una goccia del tuo sangue e sanami. Dammi il tuo amore e la perseveranza finale (S.Alfonso).

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aprile 25, 2014 at 12:01 am da Salvatore
Categoria: Liturgia e devozioni, Preghiere di S. Alfonso
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