Pregare sempre 285_14

PregareOttobre

28ª settim. TO. – Domenica – Gli invitati al banchetto.
O Signore, tu prepari davanti a me una mensa (Sl 23, 5).

• Supplichiamo la tua bontà paterna, o Dio onnipotente: tu che ci hai nutriti alla santa cena del Corpo e del Sangue del tuo Figlio, fa’ che comunichiamo alla sua stessa vita.
(Messale Romano)

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• Aiutami, Signore, a togliere di mezzo le vane e cattive scuse e fa’ che venga alla cena che mi deve nutrire interiormente. Non mi trattenga altezzosità di superbia: no, non mi renda la superbia altezzoso; neppure mi arresti curiosità illecita, allontanandomi da te; non mi impedisca il diletto carnale di gustare il diletto spirituale.
Fa’ che io mi accosti e m’impingui. E chi venne [ al tuo banchetto] se non i mendichi, i deboli, gli zoppi, i ciechi? Non vennero invece i ricchi, i sani, coloro che si credevano di camminar bene e di avere vista acuta: uomini molto presuntuosi di sé e quindi tanto più miserabili quanto più superbi.
Mi accosterò quale mendico, perché mi inviti tu che da ricco ti sei fatto povero per me, affinché la tua povertà arricchisse la mia mendicità. Mi accosterò come debole, perché non hanno bisogno del medico i sani ma gl’infermi. Mi accosterò come storpio e ti dirò: « Reggi tu i miei passi nei tuoi sentieri ». Mi accosterò quale cieco e ti dirò: « Illumina i miei occhi, affinché io non dorma giammai sonno di morte ».
(S. Agostino, Sermo 112, 8).

 

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da “Intimità divina”
Roma 1992

Mio Dio, come io ti ho trattato per lo passato? Ti ho pagato con l'ingratitudine; invece d'amarti, tante volte ti ho offeso o voltate le spalle, disprezzando ingratamente la tua grazia e il tuo amore. Mi pento, Gesù mio, e mi dispiace con tutto il cuore d'aver offeso te, bontà infinita. Signor mio, ti prometto e propongo per l'avvenire di mai più offenderti e di amar te, unico mio bene, amabile sopra ogni bene (S.Alfonso).
Mio Dio, come io ti ho trattato per lo passato? Ti ho pagato con l’ingratitudine; invece d’amarti, tante volte ti ho offeso o voltate le spalle, disprezzando ingratamente la tua grazia e il tuo amore. Mi pento, Gesù mio, e mi dispiace con tutto il cuore d’aver offeso te, bontà infinita. Signor mio, ti prometto e propongo per l’avvenire di mai più offenderti e di amar te, unico mio bene, amabile sopra ogni bene (S.Alfonso).