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4 Quaresima, giovedì – Fede e umiltà
Ti rendo lode, o Padre… che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai semplici. (Lc 10, 21).

• O Gesù, tu sei luce a coloro che aprono gli occhi per vederti; ma a quelli che li chiudono sei pietra d’inciampo contro la quale ci si spezza. Per non aver voluto apprendere da te il mistero delle tue infermità, i Giudei sono inciampati, si sono infranti e non ti hanno conosciuto…
Tu li avresti illuminati con la tua verità se essi te l’avessero chiesta umilmente; ma nella loro superbia non hanno accolto la tua luce e tu che eri venuto a illuminarli sei stato ad essi di scandalo…
A forza di disprezzare la tua luce, non la si avverte più; una densa nebbia la ricopre, e le nostre passioni la oscurano interamente ai nostri occhi.
Se si cammina nelle tenebre non si sa dove si va. Si crede di andare verso la gloria, i piaceri, la vita e la felicità, e invece si va alla perdizione e alla morte. O Signore, aiutaci a camminare finché ci resta una scintilla della tua luce!
(cf Bossuet, Meditazioni sul Vangelo 111, 17, v 1, p 152‑3).

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• Gesù, quando eri pellegrino sulla terra hai detto: « Imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete riposo alle anime vostre ».
O potente Sovrano dei cieli, sì, l’anima mia trova riposo nel vederti, rivestito della forma e della natura di schiavo, abbassarti fino a lavare i piedi dei tuoi apostoli. Mi rammento allora delle parole che hai proferito per insegnarmi a praticare l’umiltà: « Vi ho dato l’esempio, affinché anche voi facciate come ho fatto io. II discepolo non è da più del Maestro »…
O mio amato Signore; non potevi abbassarti maggiormente per insegnarmi l’umiltà; per corrispondere al tuo amore, voglio anch’io desiderare l’ultimo posto e persuadermi sinceramente che questo mi è dovuto.
Ti supplico, Gesù, di mandarmi un’umiliazione ogni qualvolta cercherò di elevarmi al di sopra delle altre… Voglio condividere le tue umiliazioni per aver parte con te nel regno dei cieli.
Tu però, o Signore, conosci la mia debolezza: ogni mattino prendo la risoluzione di praticare l’umiltà e alla sera riconosco che ho commesso ancora ripetuti falli di orgoglio. A tale vista sono tentata di scoraggiamento; ma capisco, anche lo scoraggiamento è effetto d’orgoglio. Voglio quindi, mio Dio, fondare la mia speranza solo in te: giacché tutto puoi, degnati far nascere nell’anima mia la virtù che desidero.
(S. Teresa di Gesù B., Preghiere 14).

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da “Intimità divina”
Roma 1992

O Verbo Eterno per recar rimedio alla disgrazia dell’uomo, che per la sua superbia si era perduto, volesti farti esempio di umiltà, per liberarlo dal vizio della superbia; in ciò è il primo e maggiore esempio di tua umiltà: il farti uomo, e vestirti delle nostre miserie. (S. Alfonso).

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Aprile 3, 2014 at 12:01 am da Salvatore
Categoria: Liturgia e devozioni, Preghiere di S. Alfonso
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