Preghiere 247

3 settembre = Padroni di sé
Concedimi, Signore, temperanza e mitezza, frutti dello Spirito Col 5, 22).

 • Signore Dio, Padre onnipotente, Gesù buono, abbi pietà di me peccatore e concedimi il perdono dei miei peccati.
Fa’ che mi guardi da tutte le insidie dei miei nemici, dalle tentazioni, dai dilettamenti nocivi e li vinca; fa’ che mi astenga decisamente dal pensare e dal fare ciò che proibisci; fa’ che ti serva e ti ami quanto vuoi e che viva secondo la tua volontà.
Dammi, Signore, la compunzione del cuore, l’esercizio della pietà, la virtù dell’umiltà… Dammi l’intelligenza, l’amore e il diletto dei tuoi comandamenti, la facilità e la riuscita nel custodirli, una instancabile perseveranza per cose più grandi; fa’ che progredisca con umiltà e mai venga meno.
Non abbandonarmi, Signore, né all’umana debolezza o ignoranza, né ai miei meriti, né ad alcun’altra cosa, se non alla tua volontà.
Disponi tu benevolmente, Signore, di me e di tutti i miei pensieri e azioni secondo il tuo beneplacito, affinché da me, in me e di me sia fatta solo e sempre la tua volontà.
(S. Anselmo, Orationes 11)

 _________________

• Fa’, o Signore, che manteniamo la concordia nel nostro intimo, con umiltà e autodominio; fa’ che ci teniamo lontani da ogni mormorazione e maldicenza, e riponiamo la nostra giustizia non nelle parole ma nelle opere…
La nostra lode deve venire da te, o Dio, deve essere fatta da te e non da noi stessi, poiché tu odi coloro che lodano se stessi. Siano gli altri a comprovare la bontà delle nostre azioni come avvenne già per i nostri padri santi.
L’arroganza, la sfrontatezza, la temerarietà ci meritano la tua ‑ maledizione; la modestia, l’umiltà, la mitezza ci ottengono la tua benedizione. Aiutaci dunque a ottenere questa benedizione…; a fare ogni sforzo con tutto il nostro ardore per compiere ogni opera buona.
(Clemente Romano, 1 Corinti 30‑1 . 33)

_______________
da “Intimità divina”
Roma 1992

Dobbiamo trattare il nostro corpo come un cavaliere tratta un cavallo furioso, tenendolo sempre con la briglia tirata acchiocché non lo precipiti. (S. Alfonso).