4. Continuare l’opera del Redentore

Si avvicina l’estate del 1730. Gli amici di Alfonso lo invitano a riposarsi sulle alture che dominano Scala e la baia di Amalfi. Con loro, giunge sulla altura, a più di 1000 metri. Là si erge il piccolo eremitaggio di Santa Maria dei Monti: luogo ideale per una convalescenza e un panorama splendido.
Alfonso non ha tempo di preoccuparsi della sua salute, né di ammirare il paesaggio. Una folla di contadini e pecorai accorre alla Cappella. Con i suoi compagni, inizia a catechizzare i contadini e i pecorai, ad evangelizzarli e confessarli: erano ignoranti, abbandonati dalla pastorale del suo tempo. Alfonso che forse ancora desiderava partire per la lontana Cina, scopre una Cina non lontana da sé: la campagna napoletana.
Allora? Non urge una fondazione di una congregazione che si preoccupi di dare una risposta a questa urgenza missionaria? Alfonso vi riflette seriamente: si consulta con il suo direttore e i suoi consiglieri spirituali. La risposta è un “sì” esplicito e unanime…

In breve, il 02 novembre 1732, Alfonso, «sicuro della volontà di Dio, si anima e prende coraggio. Facendo a Gesù Cristo un sacrificio totale della città di Napoli, e si offre a vivere il resto dei suoi giorni tra gli ovili e le capanne, e a morire tra i pastori e i campagnoli». A dorso di un asino!
Il cavallo era la cavalcatura dei nobili. L’asino la cavalcatura della povera gente, la montatura del Signore nel giorno delle palme. Il nobile cavaliere non esiste più, Alfonso diventa povero….come Gesù Cristo. Il suo progetto, lo dice e lo ripete: «Continuare Gesù Cristo….»
Per questo scopo fonda una nuova congregazione:
«L’unico fine di questa congregazione sarà di continuare l’esempio del nostro Salvatore Gesù Cristo nel predicare ai poveri la divina Parola, secondo quanto disse lui stesso: Mi ha mandato a portare la Buona Novella ai poveri (Lc 4,18). E’ per questo che i suoi membri si impiegheranno totalmente ad andare ad aiutare il popolo disperso nelle campagne e nei paesetti rurali, specialmente i più abbandonati sul piano spirituale….Dovranno perciò situare le loro case fuori delle città, al fine di essere sempre disponibili a percorrere questi villaggi….e ad accogliere la povera gente della campagna».

« Seguitare [continuare] Gesù Cristo»: La formula è di S. Alfonso. Nel tempo che molti maestri di ascetica parlavano«di imitare Gesù Cristo» sant’Alfonso preferisce l’espressione «continuare Gesù Cristo, continuare la missione del Cristo salvatore». Per lui, l’importante, non è la ricerca innanzitutto della propria perfezione nella copia di un modello; l’importante, è affezionarsi al Cristo che, nella sua morte e risurrezione, continua la sua missione per la salvezza del mondo. Ciò implica una scelta prioritaria; quello di porsi al servizio dei poveri, degli esclusi, degli abbandonati. Per questo, un impegno chiaro ai suoi compagni: «Se si presentano due missioni, una per Napoli e una per  i bovari di un paese di Salerno, e non si è in condizione di predicarvi contemporaneamente, è presso i bovari che bisogna andare per primo, rimandando magari Napoli a più tardi, essendo questo lo scopo del nostro Istituto».

In più, Alfonso domandava ai suoi discepoli di stabilirsi in mezzo ai poveri che dovevano evangelizzare. Così essi si ponevano in uno stato di missione permanente presso di loro. Questa sarà la regola adottata da Alfonso nel testo del 1747:

«Lo scopo fondamentale dei sacerdoti del Santissimo Redentore è, di continuare l’esempio del nostro comune Salvatore Gesù Cristo, con impiegarsi principalmente, sotto l’obbedienza dei vescovi, ad aiutare le campagne le più destituite di soccorso spirituale….
Ma essi avranno questa specificità come distintivo assoluto: dovranno sempre porre le loro case e chiese fuori della città e al centro della diocesi per irradiare in questa regione con le loro missioni e, nello stesso tempo, per permettere ai poveri contadini di accedere più facilmente alla Parola di Dio e ai sacramenti».

Questo testo rivela un tratto caratteristico della spiritualità missionaria: l’amore prioritario per i poveri e gli abbandonati. Alfonso è convinto che lui e i suoi discepoli sono stati scelti, adunati da Cristo per essere inviati ai più poveri, agli abbandonati della pastorale.
Ma predicare le missioni non è sufficiente. Per  “continuare” il Cristo salvatore è necessario all’ apostolo “piantare la propria tenda” in mezzo ad essi. Alfonso lo dice, lo scrive,  lo opera. Tutte le sue fondazioni sono impiantate sistematicamente in mezzo alla gente della campagna.

Così si delinea a poco a poco la fisionomia di Alfonso. Appare come:

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Nota dell’editore: il profilo riportato è solo un estratto dell’operetta in francese “Prier 15 jours avec Saint Alphonse” , non ancora pubblicato in Italia – Si spera di non ledere alcun diritto di autore… In caso contrario, se sarà dato avviso, questo post sarà rimosso.

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Video = Apostolato tra gli abbandonati
da “Quanno nascette Ninno” – Musical, Pagani 2007
 

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S. Alfonso Fondatore dei Redentoristi
(Da “Evangelizare pauperibus” – Studio R. München 1987)
 

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Visita la Novena storica scritta dal P. Pier Luigi Rispoli nel 1830

 4. QUARTO GIORNO
Dal sistema delle Missioni sino alla promulgazione di varie sue opere.