15 settembre
EFFEMERIDI C.Ss.R = 1816. Solenne cerimonia in San Pietro a Roma della Beatificazione del Venerabile Alfonso Maria de Liguori.

1816. Solenne cerimonia in San Pietro a Roma della Beatificazione del Venerabile Alfonso Maria de Liguori.

L’immensa Basilica di San Pietro, ornata da ricche decorazioni, in questo giorno si riempì di migliaia di fedeli, impazienti di offrire al Beato la prima testimonianza pubblica della loro venerazione.
Dopo la lettura del Breve pontificio, apparve improvvisamente, al disopra della cattedra di San Pietro, l’immagine del Beato, cinta da mille luci come una corona celeste. Un coro di musicisti intonò il Te Deum, le campane risuonarono a festa, il cannone fece sentire il suo possente suono, il popolo si prostrò davanti all’uomo che Dio voleva glorificare, e dai cuori salì verso questa preghiera: “Beato Alfonso, pregate per noi!”
Gli esuli della Polonia, i profughi della Svizzera, e tutti i risorti degli Stati romani, ripeterono con fiducia più che mai: “Padre benamato, pregate per noi!”
P. BERTHE. Vita di S. Alfonso, II, p. 659.

L’immagine “ufficiale” del Beato Alfonso tratta dalla biografia del Giattini Rona 1816; Firenze 1817- Incisione di Petrini (da “Il volto di S. Alfonso” di D. Capone)..

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IN MEMORIAM 

P. Isidore Gonzalez. Cuenca (Ecuador),1911.
Il P. Gonzalez era spagnolo; nacque a Benecid, diocesi di Almeria, il 27 luglio 1843. A seguito di un ritiro predicato dai nostri Padri nel seminario maggiore di Granada, volle diventare Redentorista. Fece il noviziato sotto la guida del P. Grisar, poi, a causa della rivoluzione scoppiata in questa epoca in Spagna, venne in Francia, per completare gli studi ed emettere i voti.
Ordinato sacerdote, fu mandato in America. Era il 1875. Il P. Gonzalez non ebbe la gioia di lavorare direttamente alla salvezza delle anime attraverso le missioni, ma ne salvò forse più con le continue sofferenze che patì per più di quarant’ anni.
Soffriva di una bronchite cronica, passava i giorni senza gioia, le notti senza sonno, e gli alimenti erano per lui senza sapore. Durante gli ultimi dieci anni della vita, non aveva più l’aspetto di un uomo, ma di uno scheletro.
E in quel tempo pregava con fervore, moltiplicava gli atti di amore, di pentimento e di umiltà, al punto da fare la confessione generale col fratello infermiere. Dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti, si addormentò nella pace del Signore. — «Christo confixus sum cruci».  Gal. 2-19.
Professione: 8 dicembre 1869.
Ordinazione sacerdotale 5 ottobre 1873.

Missionari redentoristi a Cuenca (Ecuador) nel 1929. Il P. Gonzalez non ebbe la gioia di lavorare direttamente alla salvezza delle anime attraverso le missioni perché colto da una brutta malattia.

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Fr. Léon, (Pierre Manet). Cléry (Somme) 1916.
Novizio ucciso nella guerra del 1914.
 

Fratello Léon era nato da una famiglia cristiana dell’Alta-Loira. Fin dalla giovinezza fu suo desiderio servire Dio più da vicino del comune fedele.
Cercava la via nella rettitudine dell’anima, quando, durante il servizio militare, un invito dall’alto gli indicò provvidenzialmente ciò che cercava.
Diventato novizio, dovette lasciare il noviziato per arruolarsi nel servizio militare della patria, nella guerra del 1914. Il caro Fratello fu prima ferito; una pallottola gli penetrò nella spalla, poi trovò la morte a Cléry.
Fratello Léon restò sempre molto legato e devotissimo alla Congregazione. Le lettere ai superiori manifestavano i più delicati sentimenti. Al reparto di Puy, i compagni lo veneravano come un santo giovane. Era molto caritatevole, si privava spesso della sua porzione per darla agli altri e si accontentava di pezzi di pane ed avanzi di cucina.
Fu citato all’ordine del battaglione: Eccellente tiratore, coraggioso, devoto, ha dato prova più di una volta di coraggio e sangue freddo durante il combattimento del 20 luglio 1916. Gli fu conferita la croce di guerra.
— «Memor esto mei».Tb. 3-3.

Il Villaggio di Cléery distrutto dalla guerra con un gruppo di militari nel riquadro: qui trovò la morte anche il giovane novizio redentorista Pierre Manet (fratello Léeon). (montaggio da foto in internet)

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P. Camille Mesmer. Gannat 1923.
Nato a Rothau (Basso-Reno) il 28 febbraio 1872, all’indomani della guerra franco-tedesca, il P. Mesmer conservò sempre per la Madre-patria il più acceso patriottismo. I genitori optarono per la Francia.
Dopo aver terminato gli studi al collegio apostolico diretto dai Padri Gesuiti in Inghilterra, Camille entrò nel 1891 nel noviziato a Stratum (Olanda). Il suo motto era questo: «Voglio dare piuttosto la vita e il sangue che abbandonare la vocazione e la Congregazione, mia madre».
Ordinato sacerdote, fu annoverato nella Vice provincia dell’Alsazia-Lorena e diventò missionario.

Mesmer sarà l’apostolo delle parrocchie prive di sacerdote durante la guerra del 1914 nell’Isère, e dopo la guerra nei paesi devastati del Belgio; missionario nella nostra casa di rifugio a Honnay in Belgio, ed infine nei paesi limitrofi alla casa di Gannat.
Durante un corso di lavori apostolici, il P. Mesmer fu colto da una duplice malattia: asma e bronchite. Predicò l’ultima missione a Tauves (Puy-de-Dôme). Ritornò a Gannat, esausto, e lo stato di salute diventò allarmante. Le facoltà restate intatte si indebolivano poco a poco e non gli permettevano più nessun serio sforzo intellettuale. Pregava molto, leggeva le vite dei santi, poi, per rilassarsi, leggeva le avventure di “Chapuzot”, o impegnava un confratello caritatevole in una partita a dama.
Siccome il male peggiorava, il P. Mesmer espresse le sue ultime volontà e ricevé gli ultimi sacramenti. Morì il giorno della festa della B. V. Maria

Addolorata.Certo, il P. Mesmer aveva una coscienza molto delicata. Aveva i suoi difetti: una grande impressionabilità, ma si controllava estremamente per non dare dispiacere e mostrare di non averne. Perciò era sinceramente amato da tutti.
Molto amico della vita di famiglia e delle feste di famiglia, era sempre pronto a servire, specialmente i confratelli di passaggio. Religioso, non si accontentava di ubbidire ai superiori, provava per essi affetto. Era l’uomo rispettoso dell’autorità; la mancanza di dedizione per la comunità o per la vita apostolica l’innervosiva.
Il P. Mesmer sarà ricordato come missionario ardente, pieno di fuoco e di cuore. Questo ardore l’aveva attinto dalla pratica delle tre grandi devozioni sacerdotali ed alfonsiane: Eucarestia, devozione a Maria e preghiera.
Un giorno aveva chiesto alla Madonna: «Datemi di essere come Gesù, sacerdote e vittima. Sacerdote cioè: uomo di Dio, uomo delle anime, uomo dell’eternità. Vittima, come Gesù crocifisso, ecco il mio ideale». —«Charitas operit multitudinem peccatorum».  Pr. 10-12.
Professione: 15 ottobre 1892.
Ordinazione sacerdotale 29 agosto 1897.

La Casa di Ganna vista dall’orto, dove un fratello è intento al lavoro (foto del 1896).

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Pensiero e testimonianza sulla virtù del mese nelle SPIGOLATURE
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