DePaola FA-OmeliaGenerale

Omelia del P. Generale Michael Brehl per P. F.A. De Paola

Celebrazioni per il II Centenario della morte di p. Francesco A. de Paola

Omelia di p. Michael Brehl, superiore generale della C.Ss.R.
Frosinone, Chiesa della Madonna delle Grazie 16 Novembre 2014

Testi biblici di riferimento del 16 novembre 2014, XXXIII Domenica del T. O. / A
Prima lettura = Pr 31,10-13.19-20.30-31; Salmo = Sal 127,1-5;
Seconda lettura = 1Ts 5,1-6;  Vangelo = Mt 25,14-30.

 Nel vangelo di oggi Gesù ci presenta una immagine di Dio che è molto importante per noi oggi. Gesù ci rivela un Dio che vuole la collaborazione di tutti gli uomini per realizzare il suo progetto della Redenzione del mondo. Questo è incredibile: un Dio che vuole e chiede la nostra collaborazione per realizzare la sua Volontà, per compiere il suo progetto in favore di questo nostro mondo.
È bello pensare che un Dio creatore dell’universo vuole che noi, poveri esseri umani, collaboriamo con Lui, per fare del bene al mondo. E per raggiungere questo obbiettivo, Dio dà a tutti i talenti secondo le capacità di ognuno e in questo senso ci invita a partecipare con lui alla grande opera della Redenzione, non più come servi, ma in Gesù ci chiama ad essere soci ministri e collaboratori nella grande opera della Redenzione del mondo.

Per questo Dio condivide con noi tutti i suoi beni. E noi dobbiamo e possiamo usare questi beni per il bene degli altri. È incredibile: Dio conta su di noi per fare questo. Questo è il Dio che noi incontriamo in questo brano del Vangelo.
C’è un rischio però, un solo rischio: aver paura di lasciarsi coinvolgere in  questa opera, la paura di perdere tutto, come il terzo servo della parabola che per paura rimase solo e non fece fruttificare il talento ricevuto. Lui non conosceva Dio come padre, come colui che lo chiamava a collaborare con Lui, il Dio di Gesù Cristo. Conosceva Dio come padrone, lontano e distante. Noi, invece, grazie a Gesù, consociamo un Dio vicino, un Dio che si rivela come Padre, per tutti noi, come amante, un Dio, come ha detto S. Alfonso, pazzo per amore, pazzo per noi, per ognuno di noi.
E con questo Dio non corriamo rischi. Come ha detto il santo padre Francesco nella Evangelii Gaudium: chi rischia, il Signore non lo delude mai, mai. Se noi sapremmo cogliere e affrontare i rischi per partecipare alla Redenzione del mondo, Dio non ci deluderà mai. Questo è il messaggio del Vangelo di oggi.

Oggi, noi redentoristi e voi frusinati, celebriamo il centenario della morte di un grande missionario che ha creduto in questo messaggio con tutta la sua anima. Francesco de Paola ha creduto che Dio lo ha chiamato a condividere con Lui questa missione della la redenzione del mondo.
Io penso che p. de Paola fosse un uomo molto capace. Credo che Dio gli ha dato i cinque talenti del vangelo di oggi, non soltanto due o uno, ma cinque, cioè il massimo. Era certamente un uomo eccezionale. S. Alfonso, fondatore dei redentoristi, ha riconosciuto queste sue capacità. Per questo motivo lo ha scelto come maestro dei novizi, un compito molto importante nella Congregazione, per formare i giovani nello spirito della Congregazione, per formare missionari pronti a cogliere le sfide della missione.
S. Alfonso lo ha scelto ancora come rettore della comunità di S. Angelo a Cupolo, in Benevento e anche  come superiore delle missioni popolari dello Stato Pontificio, compito molto delicato per la espansione della Congregazione. S. Alfonso lo ha inviato  a fondare case della Congregazione nello Stato Pontificio: a Scifelli e poi qui a Frosinone. E io penso che quando p. de Paola è arrivato quì a Frosinone ha trovato un luogo nel quale essere totalmente il missionario che Dio lo chiamava ad essere. Ha passato la metà della sua vita in questa città, con la gente di Frosinone, in una collaborazione reciproca che gli ha permesso di proclamare il Vangelo in modo nuovo ed efficace.

Per me è stato un uomo speciale, ma anche un uomo un po’ difficile, per molti confratelli che dovevano vivere con lui. Questo è normale nella vita redentorista, io stesso sono vissuto con confratelli santi ma difficili. Credo però che tra i redentoristi presenti a questa celebrazione che non ci sono personalità difficili. P. de Paola invece aveva una personalità difficile da capire. Ha sofferto molto, ma questo è il prezzo che si paga per essere fedeli, per essere buoni missionari. Ha dovuto lasciare tutto, per dedicarsi totalmente alla missione.
Un vero missionario nella sua vita è anche chiamato a soffrire, a lasciare qualcosa per seguire Gesù redentore. E p. de Paola ha fatto tutto questo con generosità. Alla fine della sua vita fu espulso dalla Congregazione. Mi viene difficile capire fino in fondo questa decisione presa da p. Pietro Paolo Blasucci, terzo superiore generale della Congregazione, perché p. de Paola era il secondo superiore generale dei Redentoristi.
In questa sofferenza però ha trovato la pace, perché era consapevole del bene che aveva compiuto, ed era sicuro di aver fatto nella sua vita la volontà di Dio. Per questo sono sicuro che p. de Paola, alla fine della sua vita, ha ascoltato queste parole del Signore: vieni servo buono e fedele, prendi parte alla gioia del tuo Signore. Anche tutti noi vorremmo ascoltare queste parole: servo buono e fedele, vieni e prendi parte alla gioia del tuo Signore.
Il Signore ci ha dato talenti secondo le nostre capacità e ci vuole aiutare a usare questi talenti per compiere in questo mondo la sua volontà e il bene degli altri. Nella vita quotidiana con gesti semplici ma fatti con amore possiamo mettere a frutto i talenti ricevuti da Dio.

DePaola-grandezze

Anche alla fine della sua vita, quando p. de Paola è rimasto da solo in questa casa, per servire la gente di Frosinone in questa chiesa, durante il periodo difficile della invasione delle truppe napoleoniche, non si è sentito da solo,  ma ha trovato accanto a sé la donna forte  di cui ci parla la prima lettura di oggi, la donna-madre che sta sempre accanto a noi, vicina al popolo di Dio.
Questa prima lettura è molto importante per noi e per la comprensione della vita di p. de Paola. La donna forte della prima lettura è stata per lui la Madre del Signore, Maria, la Vergine delle Grazie, da lui venerata in questa chiesa.
P. de Paola ci ha lasciato un solo libro: Grandezze di Maria, l’unica testimonianza della sua spiritualità e della sua preparazione teologica. Un libro che ci rivela tutto il suo amore per la Madonna. La madre di Gesù è la prima discepola del Signore che ha voluto fortemente collaborare con Dio per la nostra Redenzione.
Io penso che nell’ultimo numero della Evangelii Gaudium del santo padre Francesco, il papa ha riconosciuto questo ruolo di Maria nella missione, un ruolo che p. de Paola e S. Alfonso, nelle loro opere sulla Madonna avevano riconosciuto profeticamente molti anni prima.
Leggo una parte di questo numero della esortazione apostolica di papa Francesco (288) : Vi è uno stile mariano nell’attività evangelizzatrice della Chiesa. Perché ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto. In lei vediamo che l’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti, che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti. Guardando a lei scopriamo che colei che lodava Dio perché «ha rovesciato i potenti dai troni» e « ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,52.53) è la stessa che assicura calore domestico alla nostra ricerca di giustizia. È anche colei che conserva premurosamente «tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Maria sa riconoscere le orme dello Spirito di Dio”.

Maria è la prima missionaria cristiana dopo Gesù, nostro redentore. P. de Paola aveva molta confidenza e fiducia in lei. Anche S. Alfonso e con lui tutti i missionari redentoristi hanno una grande confidenza nella Madre del Signore: per noi missionari lei è la vera madre della missione, la madre di ogni missionario redentorista.
Oggi, mentre noi rendiamo grazie a Dio per la vita e la vocazione di p. de Paola rendiamo grazie anche per la presenza di Maria nella sua vita e nella nostra vita: lei sta sempre con noi.

De Paola, in questo suo secondo centenario ci invita ancora una volta a seguire Gesù Redentore e ci dice che ognuno di noi siamo chiamati a collaborare alla Redenzione del mondo, perché Dio ha dato a tutti dei talenti necessari per compiere questo progetto, e per realizzarlo nel mondo di oggi. Questa è la sfida. Tutti noi possiamo riuscire a fare ciò che ha fatto p. de Paola, con convinzione e coraggio.

E preghiamo tutti perché il Signore chiami  nuovi e bravi missionari redentoristi, che possano continuare questa missione, non solo qui a Frosinone, ma in tutto il mondo: ne abbiamo bisogno. Dio lo sa. E noi dobbiamo pregare per questo scopo. Dio lo sa.

Grazie mille per  la vostra pazienza. Amen.

(registrazione di p. Gianni Congiu, trascrizione di p. Vincenzo La Mendola)

Frosinone 16 novembre 2014, Celebrazione per il Bicentenario della morte del P. Francesco Antonio De Paola. - Casa redentorista edificata dallo stesso De Paola, adiacente alla chiesa della Madonna delle Grazie dove il Padre Generale dei Redentoristi Michael Brehl ha presieduto la celebrazione eucaristica ed ha offerto la bella omelia commemorativa.

Frosinone 16 novembre 2014, Celebrazione per il Bicentenario della morte del P. Francesco Antonio De Paola. – Casa redentorista edificata dallo stesso De Paola, adiacente alla chiesa della Madonna delle Grazie dove il Padre Generale dei Redentoristi Michael Brehl ha presieduto la celebrazione eucaristica ed ha offerto la bella omelia commemorativa.