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Vi credo presente nel SS. mo Sacramento dell’altare
S. Alfonso e l’Eucaristia

Le Visite al SS. Sacramento
 Forse fu don Giuseppe de Liguori, il papà di sant’Alfonso, a volere che per il bene comune si stampassero a sue spese Le Visite al SS.mo Sacramento e a Maria SS. ma, che il figlio aveva preparato per i novizi della sua Congregazione. A questa operetta spirituale considerata “la più caratteristica” spetta un posto di onore per il contenuto ed anche per il numero delle edizioni che sono più di 2100. Il Santo scrisse al can. Torni: “Io penso che sia un libretto molto utile per chi vuol far la visita al SS. Sacramento e a Maria SS., e dico di non averne veduto altro simile; perciò l’ho fatto… ” (cfr Lettere, I, p. 95).
Il titolo originario era: Pensieri ed affetti divoti nelle Visite al SS.mo Sacramento e a Maria SS.ma, cambiato nel 1749 con l’attuale. Non mi attardo ad illustrare le fonti e le modalità di composizione, criticamente indagate negli ultimi tempi (cfr Th. Rey‑Mermet, Il Santo dei secoli dei lumi, 1983, pp. 475‑477).

Di questo libretto c’è stato un tentativo di attualizzazione nelle edizioni della Libreria Vaticana con il titolo di Contemplazione Eucaristica, a cura della Diocesi di Milano in occasione del Congresso Eucaristico italiano del maggio 1983. Sullo stesso stile di pensieri ed affetti abbiamo gli Atti divoti da farsi nella Visita al SS. Sacramento e alla beatissima Vergine Maria in appendice al Gran mezzo della preghiera, Napoli 1759; gli Atti per la S. Comunione in calce alle Visite nelle edizioni del 1748 e 1749; le Aspirazioni amorose a Gesù Sacramentato pubblicate insieme alle Visite (1748‑1749) le Aspirazioni divote pubblicate per la prima volta alla fine della Novena del Natale (1758); l’Apparecchio e Ringraziamento per i sacerdoti nel celebrarela Messa (1760).
Come aiuto alla revisione di vita il Santo ci offre le Meditazioni per otto giorni nell’ottava del SS. Sacramento dell’Eucaristia; La messa e l’officio strapazzati (1760); Del sacrificio di Gesù Cristo (1775). Non ha tralasciato di scrivere sulle Cerimonie della messa (1769) e di esporre nella Opera Dogmatica tutti i punti di fede discussi e definiti dal Conc. di Trento. 

S. Alfonso con i suoi scritti e le sue canzoncine è stato un grande apostolo dell'Eucaristia (Ritratto nella casa redentorista di Roselare, Belgio).

Eucaristia, presenza del Risorto
L’Eucaristia per sant’Alfonso è una manifestazione eccelsa della gloria di Dio. In nessuna opera il Santo dedica ampio spazio alla riflessione particolare sulla Risurrezione di Gesù. Potrebbe sembrare un punto debole di tutta la spiritualità alfonsiana. Invece io credo che nell’adorazione dell’Eucaristia sant’Alfonso ha voluto esprimere la sua fede in Gesù Cristo che, risorto, è in modo diverso ma reale in mezzo ai suoi fedeli. L’adorazione eucaristica alfonsiana parte da un’anima che vive quotidianamente un’esperienza pasquale. Per sant’Alfonso l’Eucaristia è l’Epifania di Gesù Risorto e del suo amore salvifico.
Il Liguori parla di invenzione amorosa. In una sua espressione sembra di scorgere una somiglianza di stile con le narrazioni evangeliche delle apparizioni del Risorto: “quale invenzione amorosa è stata mai questa del SS. Sacramento di nascondervi sotto le apparenze di pane per farvi trovare in terra da chi vi desidera” (Vis. XXX). Il fatto che un uomo come lui lasciava le sue cose abituali, mai insignificanti e vane, per ritirarsi per buona parte del tempo giornaliero in luoghi eucaristici, trova giustificazione solamente in una attrattiva piena di meraviglia verso Gesù Risorto, che “tutto pieno d’amore” vive in tutti i luoghi della terra a volte meno riverito ed abbandonato. Per ogni giorno del mese sant’Alfonso nel volumetto delle Visite ci ha lasciato il resoconto delle sue corse spirituali verso il “più bel ed amabile Santuario del mondo, dove sta il SS. Sacramento” (Vis. XXII).
Consigliando ai sacerdoti di andar a far visita al SS. Sacramento Egli spiega che “per visita” poi non solamente intendo qualche Pater Noster detto di passaggio e distrattamente davanti al Sacro Altare, ma intendo il trattenersi per qualche spazio notabile a fare affetti divoti verso Gesù Sacramentato, e. a domandargli grazie, specialmente il dono della Perseveranza finale e del suo santo amore”.

Tutto il bene scaturisce dall’Eucaristia
Sant’Alfonso era convinto che tutto il bene spirituale di una persona scaturisce dall’Eucarestia. Una nota autobiografica nell’introduzione alle Visite offre uno spunto a riflettere che uno dei beni essenziali e fondanti la vita cristiana, qual’è la vocazione, ha nel Sacramento eucaristico la sua radice. Il santo sente che Gesù dal Tabernacolo chiama alla vita, alla fede, alla sua sequela e perfeziona ogni chiamata. Nelle convinzioni del Santo la Visitainoltre è un gesto di squisita amicizia tra “il Signore nostro Gesù Cristo che tutto pieno d’amore se ne sta notte e giorno nel Sacramento aspettando, chiamando ed accogliendo tutti coloro che vengono a visitarlo” e “tutte le anime devote che in terra non possono trovare gioia più bella, tesoro più amabile che Gesù Sacramentato”. Egli era personalmente persuaso che “è troppo poco un cuore per amare Gesù”. 

S. Alfonso con le Visite al SS. Sacramento ha fatto provare a generazioni di cristia la dolcezza di intrattenersi con Gesù.

Dinanzi al tabernacolo sant’Alfonso trova la sua pace e la sua serenità spirituale: “che bella delizia starsene avanti ad un altare con fede e con un poco di tenera devozione e parlare alla familiare con Gesù Cristo come fa un amico ad amico con cui si abbia tutta la confidenza”.
Non si fa fatica a comprendere che per il Santo nel piano generale dell’economia salvifica l’Eucaristia costituisca il fondo più fruttifero per coloro che l’utilizzano: “tra tutte le devozioni, questa di adorare Gesù Sacramentato è la prima, dopo i Sacramenti, la più cara a Dio e la più utile”.
Il vantaggio è completo in ogni aspetto: “Sappiate che il tempo, che spenderete a trattenervi con divozione avanti a questo divinissimo Sacramento sarà il tempo che vi frutterà di più in terra. Forse guadagnerete più in un quarto d’ora di orazione alla presenza del sacramento che in tutti gli esercizi spirituali del giorno“.
Convinto che Gesù sacramentato è la fonte di ogni bene, sant’Alfonso esclama: “Cerchi pure chi vuole altri beni; io non amo, non desidero che il tesoro del vostro amore” (Vis. I).
Tra le esclamazioni più sottolineate dal Santo, sono ricordate le seguenti:

  • Gesù Sacramentato è il pane dei forti che non solo vuole essere consumato con l’unirsi all’anima dei suoi amanti, ma come il pane, vuole essere conservato nella custodia e farsi a noi presente (Vis. II).
  • La prossimità di Gesù è descritta con una immediatezza straordinaria da sprigionare irresistibile meraviglia: “Quale gaudio dovremmo noi uomini sentire, quali speranze e quali affetti sapendo che in mezzo alle nostre patrie, nelle nostre Chiese, vicino alle nostre case abita e vive nel SS. Sacramento dell’altare il Santo dei santi, il vero Dio, quello che con la sua presenza fa beati i Santi del Paradiso (Vis. XXVI).

Le doti e le qualità di questo nostro concittadino eucaristico sono molteplici: Egli è l’amico affettuoso (Vis. IV) che dà soddisfazioni a coloro che si compiacciono della sua amicizia: è l’autore e l’attore che esaurisce il contenuto di un poema d’amore scritto su pagine di carne viva (Vis XXVI); è la nostra delizia (Vis. III); è la nostra guida (Vis. IX); è il divin prigioniero che l’amore ha legato in terra a tal modo che notte e giorno non può partirsi più da noi; è un fuoco d’amore (Vis, XV); è il nostro conforto perché tiene preparati tutti i rimedi per i nostri mali; è la sorgente del perdono e della misericordia (Vis. XX); è maestro d’ubbidienza perché ha obbedito al Padre ma ancora all’uomo, non solo fino alla morte ma fino a che durerà il mondo (Vis. XXIV): è il prodigio di Dio (Vis, XXVII); è amore che chiede amore (Vis. XIV); è un Dio ineffabile (Vis. XXIII); è una dolcezza che attira (Vis. XXIX).

 “Eucaristizzare la vita”
Come nota finale a tutte queste segnalazioni vorrei dire che il libretto delle Visite è solamente un’occasione per poter orientare il nostro colloquio eucaristico. Sant’Alfonso s’era prefisso non uno studio sull’Eucaristia ma un annuncio nella preghiera e nella contemplazione. Il suo intento era quello di eucaristizzare il tempo, lo spazio, le persone perché vivano da risorti in un mondo salvato. La sua impegnativa con Gesù Eucaristia non può limitarsi a queste prime ed immediate riflessioni e preghiere messe sulle labbra e nel cuore di tutti, nella speranza che tutti possano diventare adulti nella conoscenza e nella partecipazione al Ministero Eucaristico.

Le Visite a Gesù Sacramentato caratterizzano uno stile di vita ecclesiale. I biografi si guardano bene dal presentare sant’Alfonso come l’uomo del libro, delle preghiere prefabbricate. Per il Santo tutte le invenzioni anche quelle spirituali devono scaturire da forti convinzioni che non nascono a caso nell’animo degli uomini. Di Lui così scrive il primo biografo il padre Antonio Tannoia: “Tra i tanti frutti che ricavò sant’Alfonso in questi santi esercizi (23 marzo 1722) il massimo fu una speciale confidenza, ed una tenera divozione verso Gesù Sacramentato… Giornaliermente si diede a visitarlo esposto alla venerazione delle Quarant’ore in qualunque chiesa vicina o lontana che fosse”.
Descrivendo le sue adorazioni eucaristiche così relaziona: “Soprattutto gustava un Paradiso anticipato, trattenendosi le ore due, ed anche tre in quelle chiese, ove vi erano le Quarantore, contemplando Gesù Sacramentato. Ginocchioni vedevasi immobile, cogli occhi sempre fissi al Sacro Ostensorio; e così alienato dai sensi, che se li vedeva la parrucca a mezza testa, e quasi cadente sugli omeri, senza che egli se ne accorgesse, o che punto lo curasse: cosa che attirava a sé gli occhi di tutti, specialmente di tanti ottimi ecclesiastici, innamorati anch’essi del Divin sacramento” (A. Tannoia, Della Vita …. 1, 1798, pp. 19‑24) . 

L'Eucaristia comunica ai fedeli l'abbondante redenzione del Cristo (Dipinto di Olga M. al Concorso Alfonsiano di Pagani, 1988).

Un significativo e popolare approccio al Mistero eucaristico è espresso anche in due canzoncine una dal titolo O pane del cielo e l’ altra Fiori felici voi: “Il Santo le faceva cantare dai suoi congregati nelle sante Missioni per infervorare il popolo a questa devozione; anzi egli stesso soleva cantarle, allorquando facea la visita al sacramento…” (Berruti C. Lo spirito di sant’Alfonso, p. 129).
La prima canzoncina “O pane del cielo” è un colloquio con il Signore che è invocato come “cibo vitale, laccio d’amore, fuoco ardente, amabil saetta, diletto mio bene”. È una preghiera in musica che sottolinea motivi di offerta, beatitudine, unione, riconciliazione e di speranza che in Gesù Eucaristia trovano il loro appagamento.
La seconda è un tentativo di eucaristizzare le cose. È una sorta di cristiana gelosia per i fiori, che notte e giorno vicini al suo Gesù sempre ne stanno, per le candele (faci) che ardono in onore del suo Signore, per i vasi sacri che in loro nascondono e chiudono il suo diletto e giungono a dar al suo Signor ricetto. Egli perciò esprime la sua brama di far sempre il suo soggiorno in quel luogo bel e finir la vita alla sua Vita accanto e di mirar un dì tutta luce e ardor fatto il suo cuor e struggersi anche lui di santo amor. 

(L’Osservatore Romano, 10 giugno 1988)

Audio
1.  Canzoncina “O Pane del cielo”Leggi il testo
[audio:/alfonso/10CiviktaSettece/05PaneCielo10.mp3]
2. Canzoncina “Fiori, felici voi”Leggi il testo
[audio:/alfonso/20Liriche/04FioriFelici20.mp3]
(legge G.B.Vitale)

___________
Riportato in
Sulle orme di S. Alfonso
di Antonio Napoletano
Valsele Tipografica, Napoli 1989, pp. 99-103
Ricerca fotografica e titoletti: Salvatore Brugnano

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