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242. S. Alfonso.  Correzione senza soste.

Incontri di S. Alfonso con la Misericordia di Dio
(seguendo le sue biografie)

242. S. Alfonso.  Correzione senza soste.

♦ Quando Alfonso sperimentava inutile la correzione, veniva subito a passi forti.

  • Due fratelli in Airola si tenevano in casa alcune donne di Arpaia, e non solo ne abusavano essi, ma introducendo altri giovani con altre simili donnacce, facevano un continuato postribolo. Alfonso sperimentando inutile ogni paterna sollecitudine, fece capo dal Principe della Riccia: “Io non ho altro rimedio per togliere lo scandalo, se non ricorrere alla bontà di V. E.”  – Di fatti per ordine del Principe, i due fratelli furono ristretti per lungo tempo nelle carceri e le donne, dopo il carcere, anche esiliate dai loro Paesi e da tutto lo Stato del Principe.
  • Dietro richiesta di Alfonso il medesimo Principe aveva castigato un uomo di Forchia, ed una donna di Arpaia: tutti e due coniugati. Disprezzando questi ogni autorità, erano ritornati a dar scandalo nell’uno e nell’altro Casale. Non potendo Alfonso porre riparo, essendo essi ammogliati, di nuovo pregò il Principe di volersi adoperare per togliere l’offesa di Dio e lo scandalo di tante anime. La donna ebbe la frusta e l’uomo per mesi e mesi penò nelle carceri.
  • Il Parroco D. Felice Nuzzo aveva avvisato Alfonso che nella sua Parrocchia nel Casale delle Cave, ogni notte un Capraio, temuto perché manesco, si introduceva in una casa, dove una zitella, guidata da sua madre, andava a compiacerlo. Monsignore avendo chiamato il Caporale del Duca di Maddaloni, regalandolo di dodici carlini, ordinò di carcerarlo. Non mancò uno dei soldati della squadra di avvisare il colpevole, così che, essendo andato il Caporale la notte seguente per arrestarlo, ritrovò che era fuggito. Tuttavia, trovò nel medesimo cortile un uomo ammogliato, che stava peccando in casa di un’altra donna. Persuaso di far cosa grata a Monsignore, carcerò questo insieme con l’amante. Ne godette Alfonso che disse: “S non mi è riuscita una caccia, ne ho fatta un’altra”.  Il capraio non si vide più. E l’uomo arrestato promise emenda, e pregando la moglie, fu scarcerato: ma la donna ci stette per circa due mesi. Alfonso si contentò di darle da vivere ogni giorno, né mancò per mezzo dei Parrochi di vederla ravveduta. Si ravvide, si mantenne casta e pentita, e poco dopo se ne morì.

(Tannoia, Della vita ed istituto del venerabile Servo di Dio Alfonso Maria Liguori – Libro Terzo, Cap. 58)  Leggi tutto nell’originale.

Quando Alfonso sperimentava inutile la correzione, veniva subito a passi forti. fece capo dal Principe della Riccia: “Io non ho altro rimedio per togliere lo scandalo, se non ricorrere alla bontà di Vostra Eccellenza”.

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Luglio 27, 2016 at 12:02 am da Salvatore
Categoria: Profili biografici
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