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362. S. Alfonso. Fedeltà alla Sposa.

Incontri di S. Alfonso con la Misericordia di Dio
(seguendo le sue biografie)

362. S. Alfonso. Fedeltà alla Sposa.

♦ Tredici anni e quindici giorni fu Alfonso Vescovo in S. Agata, e fu sempre costante nella sua residenza. Tre volte, che fu assente, lo fu per cause di sommo peso, ed in tutte e tre insieme non arrivò mai ai tre mesi conciliari.

  • La prima fu andando in Nocera, per assistere al Capitolo Generale dei suoi Redentoristi, per assodare le antiche costumanze, e che non vi fosse innovazione nella Regola confermata da Papa Benedetto XIV.
  • La seconda, quando per comando dei Medici si portò ancora in Nocera per ristabilirsi dopo la grave infermità sofferta nel 1765.
  • Vi mancò la terza volta, quando nel 1767 si dovette revare in Napoli per i gravi bisogni della Congregazione: ma in Napoli fece da Apostolo, né perdette di vista i bisogni della propria Diocesi.
  • Alfonso non solo si faceva scrupolo do star fuori Diocesi, ma aveva a male anche stare, senza giusta ragione, lontano dalla Cattedrale.
  • Una volta, avendo terminata la Visita in Airola, il Vicario, che non gradiva la stanza di S. Agata, non finiva disbrigarsi. Monsignore Alfonso chiese se Vicario fosse pronto a partire; in sentire che ne aveva poca voglia, si fece di fuoco e disse: “Preme a me l’andare in S. Agata, perché la Chiesa è mia sposa, e se a lui non piace la stanza, che risolva come vuole”.
  • Sorpreso in Arienzo dal suo gran travaglio, benché storpio, si voleva ritirare in S. Agata e diceva: “In S. Agata Iddio mi ha destinato, ed ivi debbo andare a morire”.
  • Il Vicario non gradendo la sua stanza in S. Agata. I familiari fecero presente che il quartino ove abitava, era lesionato e minacciava di rovinare. Alfonso, avendo premura di ritirarsi a S. Agata, sollecito chiamò da Maddaloni l’Architetto Aulicino. Ma ai familiari rincresceva l’accomodo progettato e fecero pressione all’Architetto che non era cosa da farsi in fretta, e che la spesa non era indifferente. Alfonso si vide impotente; poi, circondato da poveri, si tirò indietro, ma con sua grave amarezza.

Così amò Monsignor Liguori la propria sposa e tanto gli rincresceva lo stare lontano.

(Tannoia, Della vita ed istituto del venerabile Servo di Dio Alfonso Maria Liguori – Libro Terzo, Cap. 77)  Leggi tutto nell’originale.

“Preme a me l’andare in S. Agata, perché la Chiesa è mia sposa… In S. Agata Iddio mi ha destinato, ed ivi debbo andare a morire”.

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Novembre 24, 2016 at 12:02 am da Salvatore
Categoria: Profili biografici
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