Sono sacerdote

3. Sono sacerdote

Nel 1723 Alfonso si iscrive al seminario Maggiore come alunno esterno. Ha una formazione teologica e pastorale sotto la direzione di un grande maestro, don Giulio Torni. Si plasma alla scuola della spiritualità di S. Teresa d’Avila e S. Francesco di Sales che lo caratterizzeranno nella vita e che citerà molte volte nei suoi scritti.
Durante questi tre anni, prosegue i suoi impegni presso i malati, che continua a visitare e servire. Tra i lavori apostoli proposti dal seminario sceglie di iscriversi alla Congregazione delle Apostoliche Missioni dirette da un sacerdote diocesano. Così nel novembre 1724, come semplice chierico, partecipa alla sua prima missione nella chiesa di S. Eligio, a due passi dal Mercato, quartier povero di Napoli:

 «Data importante per lui, per i Redentoristi, per la Chiesa, questa settimana dal 18 al 26 novembre 1724, un segno di Dio: egli era mandato ai più poveri, agli abbandonati, alla feccia sociale e morale del suo popolo».

Sabato, 6 aprile 1726 è ordinato diacono, nuovo passo verso il sacerdozio. Ormai può servire le due Mense : la Mensa dell’eucaristia e la Mensa della Parola.
Alfonso de Liguori è ordinato sacerdote il 21 dicembre 1726.

Ha trenta anni. Sceglie il mondo dei piccoli, dei poveri, dei malati, degli esclusi di ogni categoria; questo mondo a cui ieri si avvicinava soltanto per compiere qualche gesto di carità, sincera, ma isolata, diviene definitivamente suo. Questo impegno è impegno di amore. Peraltro, l’amore sarà ben presto tema preferito nei suoi scritti.

Alfonso ama Cristo, ama gli uomini, soprattutto i poveri: si dona a cristo, si dona alla sua nuova missione. Sì. Ha scelto essere un sacerdote redentore per continuare Il Cristo Redentore. A quale prezzo? Quello della qualità.
Ieri, da avvocato, Alfonso si era progettato un programma di vita.
Oggi, da sacerdote, progetta un nuovo programma con la responsabilità di uomo di 30 anni, nobile, colto, e serietà di una vocazione al servizio del vangelo:

  •  «1. Sono sacerdote, la mia dignità supera quella degli angeli: vivrò in una purezza totale, angelica.
  •  2. Dio obbedisce alla mia voce: io obbedirò alla sua, cosi come si esprimerà attraverso le ispirazioni o per mezzo dei miei superiori.
  •  3. La santa Chiesa mi onora: a me il compito di onorarla con la santità della mia vita, il mio zelo, il mio lavoro, la dignità del mio comportamento.
  •  4. lo offro Gesù Cristo all’eterno Padre: devo dunque rivestirmi delle virtù di Gesù, e mai accostarmi all’incontro col Santo dei Santi senza preparazione adeguata.
  •  5. Il popolo cristiano mi considera come il ministro della sua riconciliazione con Dio: devo perciò conservarmi sempre caro a Dio e nella sua amicizia.
  •  6. I giusti contano sul mio esempio per essere attratti verso la santità: sarò un modello sempre e per tutti.
  •  7. I peccatori attendono da me che li tiri fuori dalla morte spirituale: a questo compito mi dedicherò con le preghiere, con l’esempio, con le parole e con l’azione.
  •  8. Ho bisogno di forza e coraggio per vincere il mondo, l’inferno e la carne corrotta: con la grazia di Dio, devo combattere e vincere.
  •  9. Ho il dovere di acquistare la cultura necessaria per difendere la nostra santa religione e abbattere gli errori e l’empietà.
  •  l0. Rifuggirò da ogni rispetto umano e dalle amicizie mondane come dall’inferno: sono cose che infangano il sacerdozio.
  •  11. Maledirò l’ambizione e l’interesse come la peste del corpo sacerdotale; per la loro ambizione, molti preti hanno compromesso la fede.
  •  12. Sii sempre amabile, mai leggero: perciò prudente, riservato, soprattutto con le donne, mai però altezzoso, duro o presuntuoso.
  •  13. Raccoglimento, fervore, virtù sincera, esercizi di preghiera: tale deve essere la mia continua applicazione se voglio essere gradito a Dio.
  •  14. Altro non devo cercare che la gloria di Dio, la mia personale santificazione e la salute del mio prossimo, anche a costo della vita.
  •  15. Sono sacerdote: devo ispirare le virtù di Gesù Cristo e diffondere la gloria del Sommo ed Eterno Sacerdote».

Alfonso è un sacerdote colto e competente.
Ha avuto la migliore formazione umanistica del suo tempo con precettori validi e importanti. Ieri, si è preparato per essere un esperto nel foro napoletano e divenire un oratore al servizio della giustizia. Oggi, si impegna con tutte le sue forze per essere l’avvocato di Dio e dei peccatori, l’oratore della Parola di Dio: i suoi talenti che sono immensi li pone tutti al servizio del Vangelo. Specialmente per la evangelizzazione. Amava dire:«E’ per la predicazione, e soltanto per essa, che Gesù Cristo incomincia la conversione degli uomini; dunque con la predicazione bisogna conseguirla. L’importante è si predichi il Cristo crocifisso».

 Alfonso è un sacerdote zelante.
Evangelizza con entusiasmo, lo ripeterà a tutti i preti nel corso della sua vita. Dopo essersi preoccupato della formazione spirituale dei preti della sua diocesi e dell’istituto missionario fondato da lui, non indirizza questo severo ammonimento nella Selva predicabile per gli esercizi spirituali ai preti (1780) ?«Nel mondo ci sono molti preti e nello stesso tempo pochi preti; molti preti di nome, ma poche nella realtà. Il mondo è pieno di preti, ma ve ne sono pochi che cercano veramente di esserlo con il loro lavoro,che si impegnino con dovere e lo zelo a salvare le anime.
La dignità di un sacerdote è grande….C’ è una dignità più grande che è di lavorare con Dio a salvare le anime che egli ha riscattate? Il Signore ha voluto che i preti siano i salvatori del mondo….Con il lavoro della creazione Dio non ebbe bisogno di alcuno che gli venisse in aiuto; ma nel mistero della redenzione del mondo, ha voluto dei collaboratori ».

 Alfonso è un sacerdote felice.
«Allegramente! con gioia! con allegrezza!». Spesso, spesso ripeteva, questo invito di S. Filippo Neri: Era veramente felice di essere sacerdote. Felice di evangelizzare. Gioioso di predicare: “Un invito a predicare, sottolineava Tannoia, era come invitarlo a festa: accettava con gioiosa sollecitudine”. Tutti lo richiedevano: « da sacerdote, si vide così presto sommerso da tanto lavoro che non aveva il tempo per riprendere fiato. Non aveva finito un’occupazione che ne incombeva subito un’altra. I rettori delle chiese se lo disputavano, a beneficio dei propri fedeli. Numerose confraternite se lo contendevano per i loro esercizi spirituali o per altre predicazioni. Molti conventi di monache non erano da meno nel desiderio di sentirlo. Quanto ai santuari più frequentati e prestigiosi, facevano a gara per non essere privati della sua parola, soprattutto per la solennità delle Quarantore».
Di buon grado accettava, convinto, come scriverà più tardi, che …«se un peccatore si danna perché non vi è stato alcuno ad annunziargli la divina parola, il Signore ne domanderà conto ai preti che potevano farlo e non lo hanno fatto».

La scelta di Alfonso appare come quella di Abramo: la sua spiritualità è una spiritualità di esodo. Lascia il suo paese per un paese che il Signore gli indicherà. L’antico nobile cavaliere, stordito dalla ingiustizia subita, sceglie un altro mondo, il mondo dei poveri; sarà sacerdote, sacerdote di Cristo, avvocato della misericordia del Signore e servitore del perdono di Dio per i peccatori.

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Nota dell’editore: il profilo riportato è solo un estratto dell’operetta in francese “Prier 15 jours avec Saint Alphonse” , non ancora pubblicato in Italia – Si spera di non ledere alcun diritto di autore… In caso contrario, se sarà dato avviso, questo post sarà rimosso.

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Video = S. Alfonso sacerdote
(Da “Evangelizare pauperibus” – Studio R. München 1987)
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Visita la Novena storica scritta dal P. Pier Luigi Rispoli nel 1830

 3. TERZO GIORNO
Dall’approvazione della Regola di sua Congregazione  sino all’ ultima perfezione del sistema delle Missioni.