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2. Una storia di salvezza

Il Vecchio e il Nuovo Testamento mostrano chiaramente quanto sia stata mirabile la condotta di Dio nel portare a compimento il suo disegno di salvare l’uomo per mezzo di Gesù Cristo.

Dio crea il primo uomo, Adamo, arricchendolo di doni e comunicandogli la sua grazia, che è il più grande di tutti i doni. Ma Adamo, ingrato, pecca ribellandosi a Dio. Così egli è destinato alla perdizione, insieme a tutti i suoi discendenti.
L’eterno Padre, per riparare all’universale rovina del genere umano, mosso dalla sua infinita misericordia, decide di mandare sulla terra il suo unigenito Figlio a farsi uomo e a placare la giustizia divina con la sua morte per i peccati degli uomini. Ma, prima di mandarlo, Dio vuole che il Salvatore del mondo sia aspettato e desiderato per molti secoli, affinché gli uomini ne sollecitino la venuta con il desiderio e con la preghiera e, alla sua venuta, lo ricevano con più gioia e gratitudine.

Il Signore fece partecipe di questo amoroso tratto della sua infinita bontà prima Adamo, poi i patriarchi; e dopo, per mezzo dei profeti, fece conoscere al popolo ebreo che nella pienezza dei tempi avrebbe mandato il Redentore. […]

Prima della venuta del Figlio suo a compiere l’opera della redenzione, Dio, per mezzo dei profeti e di altri suoi servi fedeli, mantenne sempre viva nel popolo ebreo la speranza nel Messia, che sarebbe venuto a liberare gli uomini dalla schiavitù del peccato.

Nello stesso tempo Dio educava il suo popolo mediante i castighi, quando esso si allontanava da lui; quando, invece, ascoltava la sua voce, lo premiava con dei benefici. Li puniva con flagelli temporali e sensibili: povertà, malattie, persecuzioni, guerre e schiavitù, affinché imparassero a temere le pene eterne; e li premiava con l’abbondanza di frumento, col dono della salute e concedendo la vittoria sui loro nemici, affinché, dopo avere raggiunto i beni temporali, desiderassero i beni eterni.

Finalmente, dopo lunghi secoli, giunse la pienezza del tempo e il Verbo eterno discese sulla terra. Gesù Cristo nacque a Betlemme, ma fu riconosciuto soltanto dalla vergine Madre, dal suo sposo Giuseppe, da pochi umili pastori e poi dai Magi che vennero a visitarlo, guidati dalla stella predetta dal profeta Balaam (cf. Nm 24,17). Tutto il resto del mondo non lo riconobbe (cf. Gv 1,10). Lo stesso popolo eletto, benché avesse avuto sufficiente notizia della sua venuta, rifiutò di riceverlo.

Il nostro Redentore visse sulla terra una vita umile e povera, sconosciuto dagli uomini fino all’età di trent’anni, per insegnare le virtù col suo esempio, prima che con la parola. Soltanto all’età di trent’anni cominciò a predicare nella Giudea, dichiarando la nuova Legge e confermandola con i miracoli.
Ma, tra il popolo ebreo, solo gli apostoli ed altri pochi discepoli lo seguirono; tutti gli altri lo disprezzarono e, alla fine, incitati dai sacerdoti, giunsero a farlo morire crocifisso per mezzo del governatore Pilato.

Compiuta, con la sua morte, l’opera della redenzione umana, il Salvatore risorse il terzo giorno, come aveva predetto, e mandò lo Spirito Santo, per mezzo del quale infuse coraggio agli apostoli, e poi li inviò a predicare per tutta la terra.

Schmalzl M., - Mosè e il serpente innalzato nel deserto (Particolare dell'Ultima Cena 1884 - Raccolta Marrazzo).

 

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Tratto da
Condotta ammirabile della divina Provvidenza in salvare l’uomo per mezzo di Gesù Cristo (1775) Conclusione.

 

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Novembre 29, 2011 at 12:03 am da Salvatore
Categoria: Le Opere, Liturgia e devozioni, Preghiere di S. Alfonso, Spiritualità alfonsiana
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