Un umanista del ‘700 italiano – Alfonso Maria de Liguori
6. S. Alfonso grammatico

Indice
1. Come uno scrittore del Trecento
2. La costante ricerca di perfezione
3. Alcuni brevi avvertimenti per la lingua toscana 

1. Come uno scrittore del Trecento
Nel secolo XVIII, la grammatica e l’aritmetica facevano parte del gruppo di discipline che andavano sotto il nome di belle arti. Perciò in questa pubblicazione parliamo anche di sant’Alfonso grammatico, pur sapendo di suscitare meraviglia e sorpresa delineando questa nuova sfaccettatura della sua ricca personalità.

Con i suoi scritti — puliti, grammaticalmente corretti, sintatticamente precisi, filologicamente sicuri — egli, almeno indirettamente, «ha insegnato quasi un nuovo stile ed avviamento per ottenere una letteratura facile e popolare richiamando la lingua, come nei bei tempi dell’aureo Trecento, alla fonte sempre limpida e viva del cuore dei semplici ed umili popolani» (1). E qui sta bene ricordare che il filologo modenese Marc’Antonio Parenti, in una controversia sull’uso e sul significato di un vocabolo, contro le affermazioni del celebre Annibal Caro portava l’autorità del santo (2).

Nella storia della lingua italiana, Alfonso occupa un posto ben preciso: quello di essere stato in pieno Settecento uno dei divulgatori, se non uno dei fondatori, di quell’italiano volgare, che oggi ancora parliamo, libero dai pesanti ritmi classici. Sono diversi gli studiosi che oggi propongono la stessa tesi. Per tutti citiamo Rita Librandi: «Il contributo più diretto alla diffusione della lingua da parte di s. Alfonso è rappresentato dai Brevi avvertimenti per la lingua toscana, una piccola grammatica pubblicata intorno alla metà del 1700, dove si raccoglievano le più importanti regole dell’ortografia, con lo scopo di contribuire alla didattica dell’italiano scritto. Tuttavia il de Liguori si rese indirettamente artefice di una diffusione orale della lingua, attraverso una predicazione all’apostolica praticata durante tutta l’attività missionaria» (3).

Lo scrittore Jean Delumeau è arrivato a dire che il de Liguori può essere considerato uno dei formatori dell’italiano moderno: «La semplicità, voluta e insieme sincera, del grande napoletano l’ha portato ad essere uno dei creatori della lingua italiana moderna dal momento che prima di lui i letterati della Penisola avevano scritto in un toscano ricercato, mentre le popolazioni parlavano i dialetti delle rispettive province. Come Lutero si era sforzato di creare una lingua tedesca accessibile a tutti, sant’Alfonso parlò e scrisse in un italiano semplice e diretto, masticabile nel nord come nel sud della Penisola» (4).

Furono probabilmente il considerevole numero delle sue opere, la loro straordinaria diffusione e l’influsso così profondo, da esse esercitato., alla base delle motivazioni per cui egli fu annoverato tra i soci dell’Accademia della Crusca (5). 

2. La costante ricerca di perfezione
Leggendo alcune lettere che il de Liguori scrisse all’editore Giuseppe Remondini, tipografo in Venezia, ci si può far un’idea della tecnica usata per stampare le sue opere e della cura meticolosa perché i suoi libri fossero senza sgrammaticature, scrupolosamente esigente perfino per la punteggiatura. Ne diamo un minuscolo saggio, stralciando un passaggio della lettera scritta il 15 febbraio 1756: «Circa la puntatura (punteggiatura), la prego di raccomandare al revisore che non la muti; perché mutandola o mancandoci qualche punto o virgola, si fa confusione e non s’intende il senso. All’incontro, alcuni empiono la scrittura di virgole, e queste anche fanno confusione. Oltreché, secondo l’ortografia moderna, si è tolta tanta moltiplicità di virgole» (6).

Ma sant’Alfonso non si è contentato di curare scrupolosamente e di migliorare lungo il tempo il suo stile, semplice e chiaro; egli si è impegnato pure ad istruire i suoi discepoli: «Soffriva Alfonso con rincrescimento l’imperizia di taluni, che vantandosi Filosofi, e Teologi, tutt’altro fanno, che scrivere Italiano. Volendo giovare a’ suoi, ed agli altri restrinse in un opuscolo le regole più essenziali dell’Italiana ortografia, per aversi queste alla mano, e scriversi senza difetto. Di più pose anche in accorcio, ma con somma chiarezza, le principali quattro regole dell’Aritmetica per comodo de’. Fratelli Servienti. Tanto sa industriarsi, e tanto ha in mira la Carità, quando è da vero impegnata per lo bene del prossimo» (7).

Nacquero così Alcuni brevi avvertimenti per la lingua toscana ricavati dal Salviati, dal Buommattei, dal Facciolati, dal Majello, dal Cinonio e da altri; si aggiungono in fine le quattro regole principali dell’Aritmetica.
Furono composti mentre l’autore si trovava a Iliceto (oggi Deliceto), intorno al 1746, quando, tra una lezione e l’altra di teologia morale, dava ai suoi anche qualche nozione di matematica, di astronomia, di geografia e d’italiano.
Forse in un primo tempo, i Brevi avvertimenti erano solo degli appunti per uso esclusivamente personale, dei quali egli si serviva sia per scrivere sia per insegnare. Solo in un secondo momento li diede alle stampe affinché gli studenti potessero avere sempre sott’occhio le regole essenziali per parlare e scrivere in italiano.

Come lui stesso afferma nel lungo titolo, questo ristretto di regole sono state ricavate dagli autori più celebri del suo tempo e dalle grammatiche più in uso, specialmente nei seminari, con lo scopo dichiarato di propugnare «una lingua letteraria con decisiva connotazione toscana di cui fra l’altro si avverte ormai la dimensione nazionale» (8). 

3. Alcuni brevi avvertimenti per la lingua toscana
Quest’operetta, non più che una scheggia nell’opera voluminosa di s. Alfonso, non ambisce certo all’originalità: confrontata con le fonti onestamente dichiarate dal titolo, la grammatica di s. Alfonso si rivela una rapida compilazione, si risolve nelle fonti utilizzate. Si risolve, ma non si dissolve: dopo la sensazione di modestia suscitata dalla prima impressione, l’opera rivela i suoi nessi con la pedagogia linguistica del Seminario di Napoli, si dimostra sintonizzata non solo sugli indispensabili modelli grammaticali toscani, dal Salviati in poi, ma anche sui metodi, più moderni, dei Signori di Port Royal.
E se di recente è stato ricordato come la popolazione ecclesiastica non possa essere dimenticata quando si ripercorre la storia linguistica italiana intorno al 1860, a maggior ragione ciò vale in anni nei quali l’Italia unita è di là da venire: nella Napoli settecentesca gli ecclesiastici sono una parte non trascurabile della popolazione e, soprattutto, il rapporto con la predicazione e più in generale con il clero era occasione per il popolo di un contatto con l’italiano di cui non è facile sopravvalutare l’importanza, se si pensa al prestigio e all’efficacia dell’azione ecclesiastica.

Anche s. Alfonso contribuisce al lungo processo dell’unificazione linguistica, mette in moto, con molti altri, una delle ondate che hanno successivamente diffuso la lingua nel nostro paese (9). – Francesco Bruni dell’Università di Napoli 

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Alcuni brevi avvertimenti per la lingua toscana.

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Note
(1) C. M. Romano, L’opera letteraria e dottorale di Sant’Alfonso, in Nel secondo centenario, già. citato, p. 79.
(2) M. A. Parenti, Esercitazioni filologiche, Modena 1844, pp. 92-93.
(3) R. Librandi, Il contributo di s. Alfonso de Liguori alla diffusione della lingua e della cultura, in Asprenas, Rivista di Scienze teologiche, 1 (1988), p. 142.
(4) T. Rey-Mermet, op. cit., p. 12.
(5) U. Micocci, Antologia della Sacra Eloquenza moderna, Torino 1897,’ p. 25.
(6) S. Alfonso, Lettere, III, p. 21.
(7) A. Tannoia, op. cit., II, p. 224-225.
(8).R. Librandi, Margine, in S. Alfonso M. de Liguori;. Brevi avvertimenti…, pp. 56:57.
(9) F. Bruni, Editoriale, in S. Alfonso M. de Liguori, Brevi avvertimenti di grammatica e aritmetica, Napoli 1984, pp. 9-10.