
P. Vincenzo Ricci (1926-2024): vita, opere e missione di un protagonista della Congregazione
(P) Ricci Vincenzo
Nato il 11/05/1926
Professione il 17/10/1946
Ordinazione il 01/04/1951
Morto il 31/12/2024
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Una vita consegnata al Redentore
Nel silenzio orante con cui la Chiesa affida i suoi figli alla misericordia del Padre, la figura di Padre Vincenzo Ricci emerge come una testimonianza luminosa di fedeltà perseverante, di dedizione apostolica e di amore profondo alla vocazione redentorista. La sua lunga esistenza, distesa lungo quasi un secolo di storia ecclesiale, si presenta come un itinerario di grazia nel quale la chiamata del Signore si è progressivamente incarnata in una vita interamente donata alla Congregazione e al popolo di Dio.
Origini e chiamata vocazionale
Nato l’11 maggio 1926 a Circello, nella terra sannita, egli maturò fin dalla giovinezza il germe della vocazione, entrando nell’Educandato redentorista di Scifelli nel 1938. Furono anni segnati dalle prove della guerra, vissute tra gli sfollati, ma anche tempo di purificazione e di crescita interiore. La professione religiosa, emessa nel 1946 e poi confermata in forma perpetua nel 1949, segnò l’inizio di una consacrazione totale, che trovò il suo compimento nell’ordinazione presbiterale il 1° aprile 1951.
Formazione e amore per lo studio
La sua formazione, ampia e rigorosa, rifletteva l’ideale redentorista di un apostolato fondato su solide basi culturali e spirituali. Gli studi compiuti presso l’Angelicum e l’Università Cattolica del Sacro Cuore lo dotarono di una preparazione raffinata, che egli mise generosamente al servizio della missione. La sua competenza lo rese anche stimato studioso della spiritualità alfonsiana.
Il ministero della docenza e della formazione
Fu soprattutto nella docenza e nella formazione che Padre Vincenzo espresse una delle dimensioni più caratteristiche della sua vocazione. Nelle aule dello studentato e nelle istituzioni educative, egli seppe trasmettere non solo conoscenze, ma uno stile di pensiero e di vita, nel quale la cultura diventava via privilegiata per annunciare il Vangelo. Anche nell’insegnamento nelle scuole statali, vissuto con passione, trasformò la cattedra in luogo di testimonianza evangelica.
Servizio di governo e responsabilità ecclesiale
Accanto al servizio educativo, la Congregazione gli affidò compiti di responsabilità sempre più rilevanti. Chiamato a guidare comunità e a partecipare al governo provinciale, egli visse tali incarichi con senso ecclesiale e spirito di servizio. Come superiore provinciale e come incaricato in situazioni delicate, seppe affrontare le sfide con prudenza e determinazione, contribuendo al rinnovamento missionario e alla vita della Congregazione.
Zelo pastorale e ministero tra il popolo
Non meno significativa fu la sua attività pastorale. Parroco della comunità di San Gioacchino in Prati a Roma dal 1988 al 1993, esercitò il ministero con dedizione e zelo, accompagnando i fedeli nel cammino di fede e rendendosi segno concreto della vicinanza di Dio.
Anche negli anni più avanzati, continuò a donarsi come confessore e guida spirituale, mostrando come la carità pastorale non conosca tramonto.
Studioso della spiritualità alfonsiana
Parallelamente all’azione apostolica, Padre Ricci coltivò con passione lo studio della spiritualità di Sant’Alfonso. Con saggi, articoli, traduzioni e contributi editoriali, contribuì a rendere accessibile il patrimonio spirituale del Fondatore, mettendo in luce la ricchezza teologica e pastorale della tradizione redentorista.
Un profilo umano forte e originale
Coloro che lo hanno conosciuto ricordano la sua personalità ricca e incisiva: mente acuta, memoria prodigiosa, metodo rigoroso e parola franca. La sua presenza non passava inosservata, perché univa profondità di pensiero e passione per la verità. Egli amava la Congregazione con affetto sincero, contribuendo a custodirne la tradizione e ad orientarne il cammino.
Gli ultimi anni: fedeltà nel nascondimento
Negli ultimi anni, pur segnato dall’età, continuò a servire nelle forme più umili: il lavoro di archivio, la memoria storica, la disponibilità al sacramento della riconciliazione. In questo ministero discreto si manifesta la maturità evangelica di una vita interamente donata.
Il ritorno al Padre
Il 31 dicembre 2024, all’età di 98 anni, Padre Vincenzo Ricci è entrato nella luce della Risurrezione, dopo una lunga vita religiosa e sacerdotale vissuta nella fedeltà.
Eredità spirituale
La sua memoria rimane viva nella Congregazione come eredità preziosa. In lui si incontrano armoniosamente tre dimensioni fondamentali della vocazione redentorista: l’amore allo studio come servizio alla verità, la dedizione pastorale come espressione della carità, e il senso di appartenenza come fedeltà alla comunità.
Guardando alla sua vita, si riconosce l’opera silenziosa della grazia, che forma testimoni credibili del Redentore. Padre Vincenzo Ricci resta così un esempio luminoso di perseveranza, di passione apostolica e di amore alla vocazione, nella certezza che “copiosa apud eum redemptio”: presso il Signore è abbondante la redenzione.

Circolare del P. Provinciale Gennaro Sorrentino
Congregazione del SS.mo Redentore
Provincia di Europa Sud
Il Superiore Provinciale
piazza dei Quiriti, 17- 00192, Roma Italia
tel: 063216659 – e-mail: provinciale@redeuropasud.eu oppure pgevanghelion@gmail.com
Prot. N. 32/2025
Roma 27.03.2025
Carissimi confratelli,
nel giorno in cui tutta la Chiesa cantava il Te Deum, anche noi abbiamo reso grazie al Signore per la lunga giornata terrena di p. Vincenzo Ricci, passato da questo mondo al Padre il 31 dicembre 2024 a Roma, alla veneranda età di 98 anni, di cui 86 vissuti nella Congregazione, con 75 anni di professione e 73 di ordinazione presbiterale. Era nato a Circello, in provincia di Benevento, l’11 maggio 1926, in una numerosa famiglia, da Antonio e Adelina Eleonora Bottigliere, ricevendo il battesimo e la cresima nella parrocchia della SS. Annunziata. Accolto nell’Educandato di Scifelli il 26 settembre 1938, visse gli anni difficili della Seconda Guerra Mondiale tra gli sfollati di Trisulti; dopo il noviziato emise la professione religiosa il 17 ottobre 1946 e quella perpetua il 17 ottobre 1949, completando poi la formazione filosofico-teologica nello studentato di Cortona, dove fu ordinato sacerdote il 1° aprile 1951.
La sua lunga vita sorprende per la vastità del lavoro svolto e per le numerose responsabilità assunte nella Congregazione. Il suo percorso di studi iniziò all’Angelicum di Roma, dove conseguì il diploma in Studi Sociali nel 1952; proseguì poi a Milano, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, ottenendo l’abilitazione all’insegnamento tra il 1952 e il 1953, per poi tornare a Roma per la licenza in Teologia nel 1954 e completare infine la laurea in Lettere moderne nel 1959. Questa solida formazione gli permise di acquisire una vasta cultura e una notevole capacità didattica, che mise a servizio della Congregazione come docente di Lettere nello studentato di Cortona, come direttore e prefetto degli studi nell’educandato di Bussolengo, e ancora come insegnante di Archeologia cristiana e Teologia spirituale a Cortona e membro dell’equipe formativa a Roma-Marino.
Accanto all’insegnamento nelle istituzioni religiose, svolse attività anche nella scuola statale, come professore di lettere italiane e latine al Liceo Signorelli di Cortona e successivamente nella scuola media di Rozzano, dove ricoprì anche il ruolo di vicepreside, distinguendosi per la stima ricevuta e per la capacità di trasformare l’insegnamento in un’occasione pastorale. Ricoprì inoltre importanti incarichi di responsabilità nella Congregazione: fu superiore nelle comunità di Milano, Roma-Monterone e Roma-San Gioacchino, dove svolse anche il servizio di parroco; operò nella CISM come segretario nazionale per le vocazioni e collaborò attivamente alla vita ecclesiale.
Nella Casa Generalizia fu economo e membro dell’Istituto Storico, mentre gli furono affidati delicati uffici di governo come consultore e vicario provinciale, con delega di vicegerente provinciale. Fu superiore provinciale della Provincia Romana e successivamente, per mandato del Governo Generale, della Provincia di Palermo, dove si impegnò con prudenza e determinazione nel rilancio dell’attività missionaria e nella riorganizzazione delle comunità, promuovendo anche convegni sull’evangelizzazione e le missioni popolari.
Negli ultimi anni assunse incarichi come notaio, cronista, archivista e segretario provinciale, oltre a essere direttore e delegato dell’Arciconfraternita Maria SS. del Suffragio delle anime del Purgatorio. Dopo aver lasciato questi uffici nel 2019, chiese di essere trasferito nella comunità di San Gioacchino, dove continuò a servire la Chiesa fino agli ultimi giorni, soprattutto nel ministero della confessione. Un rapido declino fisico ne determinò la morte in pochi giorni, vissuti nel raccoglimento e nella cura premurosa dei confratelli.
La sua vasta cultura lo portò a pubblicare numerosi articoli, saggi storici, contributi letterari e voci enciclopediche, oltre a tradurre opere dal francese e dallo spagnolo. Si dedicò con particolare competenza alla diffusione della spiritualità alfonsiana, curando edizioni popolari delle opere di sant’Alfonso e collaborando anche con Radio Maria. Fu inoltre direttore del Bollettino Provinciale e autore di una produzione poetica rimasta in gran parte inedita. Accanto all’attività culturale, non mancò mai l’impegno pastorale, attraverso la predicazione di ritiri, conferenze, missioni popolari e il servizio come cappellano.
La sua personalità poliedrica univa affabilità nelle relazioni, intelligenza acuta e grande capacità di osservazione. Era uomo metodico, preciso e dotato di una memoria straordinaria, sempre pronto a condividere il suo sapere con spirito docente. Tenace e volitivo, esprimeva le sue idee con franchezza, talvolta diretta, ma sempre sostenuta da convinzione e passione. Amò profondamente la Congregazione, alla quale dedicò tutte le sue energie, contribuendo alla sua crescita e alla valorizzazione dei laici nella missione.
Il suo ricordo rimane vivo tra noi come quello di una figura centrale della vita redentorista in Italia nel tempo recente. Nel ringraziare la comunità di San Gioacchino per la cura premurosa prestata ai confratelli anziani e ammalati, siamo tutti esortati a promuovere con rinnovato impegno la vocazione redentorista, mostrando ai giovani la bellezza della sequela di Cristo Redentore nella vita missionaria e pregando perché il Signore mandi operai nella sua messe. Vi saluto tutti, uno ad uno, in comunione di intenti e di preghiera.
Il Superiore Provinciale
P. Gennaro Sorrentino