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Riflessioni e preghiere per la Novena – 4
Il Santissimo Redentore

(Momento di preghiera e di riflessione)

Creatore degli astri, Verbo eterno del Padre, la Chiesa a te consacra il suo canto di lode.
Cielo e terra si prostrano dinanzi a te, Signore; tutte le creature adorano il tuo nome. Per redimere il mondo travolto dal peccato, nascesti dalla Vergine, salisti sulla croce.
Nell’avvento glorioso, alla fine dei tempi, ci salvi dal nemico la tua misericordia.

Lettura (dalla Pratica di amare Gesù Cristo, cap. 1)
La passione e morte di Cristo, supremo atto di amore

Intanto anche il Figlio si è fatto dono per noi: «Vivete nell’amore, prendendo esempio da Cristo, il quale ci ha amato fino a dare la sua vita per noi» (Ef 5,2). Per liberarci dalla morte eterna, ridarci la grazia divina e il paradiso perduto la Parola si fece carne (Gv 1,14). Rinunziò a tutto: diventò come un servo, fu uomo tra gli uomini (Fil 2,7).
Ma ciò che maggiormente stupisce è che Cristo, pur potendoci salvare senza morire, senza soffrire, scelse una vita di dolori, di disprezzi e una morte amara, fino all’ignominia della croce, il patibolo per gli scellerati: «Abbassò se stesso, fu obbediente fino alla morte, alla morte di croce» (Fil 2,8). E perché la morte di croce? Per testimoniarci tutto il suo amore: «Ci ha amato fino a dare la sua vita per noi» (Ef 5,2). Ecco perché s. Paolo, l’apostolo dell’amore di Cristo, scrive: «L’amore di Cristo ci spinge, perché siamo sicuri che uno morì per tutti, e che quindi tutti partecipiamo alla sua morte» (Cor 5,14). E qui l’Apostolo non intende tanto sottolineare che Cristo ha sofferto per noi, quanto piuttosto che l’amore dimostratoci ci obbliga, quasi ci costringe, ad amarlo.

S. Francesco  di  Sales,  commentando  il  citato  versetto,  scrive: «Sapere che Gesù ci ha amato fino alla morte e alla morte di croce, è come tenere il nostro cuore sotto un torchio che stringe con una violenza tanto forte quanto amabile». E continua: «Ma perché non ci gettiamo sulla croce anche noi per morirvi con chi per noi vi è morto di amore? Si – dovremmo dire -, io l’abbraccio e mai più lo lascerò: con lui voglio morire, nelle fiamme del suo amore voglio bruciare. Uno stesso fuoco deve consumare il divin Creatore e la sua umile creatura. Egli si dà tutto a me ed io tutto a lui. Sul suo petto voglio vivere e morire. Né vita né morte mi potranno separare da lui. O eterno Amore, la mia anima ti cerca e a te per sempre si affida. O Spirito Santo, vieni e infiamma i nostri cuori. O amare o morire. Morire ad ogni altro amore e vivere solo per Cristo. O Salvatore delle anime nostre, fammi gridare in eterno: Viva Gesù! Viva Gesù che io amo!».

Era, poi, tanto l’amore di Cristo per gli uomini da fargli sospirare il momento della morte per testimoniarci così tutto il suo affetto: «Ho un battesimo da ricevere, ed è grande la mia angoscia fino a quando non l’avrò ricevuto» (Lc 12,50). E perciò l’evangelista Giovanni, parlando della notte in cui Gesù diede inizio alla sua passione, scrive: «Gesù sapeva che era venuta la sua ora di lasciare questo mondo e tornare al Padre. Egli aveva sempre amato i suoi discepoli che erano nel mondo, e li amò sino alla fine» (Gv 13,1). Gesù chiama quell’ora: ora sua, perché fortemente desiderata, per dare agli uomini l’ultima prova del suo amore con una morte sulla croce, consumato dai dolori.
Ma cosa mai poteva indurre un Dio a finire giustiziato su un  patibolo, tra due scellerati, con grande disonore della propria divina maestà? «Solo l’amore – risponde s. Bernardo -, mettendo da parte ogni dignità». E sì che un cuore innamorato , quando vuol dar prova del suo amore non bada tanto alla propria dignità quanto a ciò che può giovare alla persona amata. Giustamente s. Francesco di Paola, alla vista del crocifisso, esclamava: «O carità, o carità, o carità!». Anche noi, contemplando Cristo in croce, infiammati d’amore, dovremmo esclamare: o amore, o amore, o amore!

Se non fosse un articolo di fede, come si potrebbe credere che un Dio onnipotente, felicissimo, signore di tutto abbia tanto amato l’uomo da perdere  – per così dire – la ragione? «Abbiamo visto la Sapienza, il Verbo eterno impazzire di amore per gli uomini», esclamava s. Lorenzo Giustiniani. E s. Maria Maddalena de’ Pazzi, in un momento di estasi, stringendo tra le mani il crocifisso, esclamò: «Si, mio Gesù, tu sei pazzo d’amore. Lo dico e lo ripeterò sempre: pazzo d’amore tu sei, Gesù mio!».  «Ma no, non è pazzia – scrive s. Dionigi Areopagita – non è pazzia ma solo effetto dell’amore che spinge chi ama a concedersi tutto alla persona amata».
Oh, se gli uomini, guardando il crocifisso, si fermassero a considerare il grande affetto per ciascuno di loro! «E di quale amore – dice s. Francesco di Sales -, dovremmo bruciare anche noi alla vista delle fiamme del cuore del nostro Dio! E quale la gioia di sentirci uniti a Dio dalle catene dell’amore!».
S. Bonaventura chiama le piaghe di Cristo piaghe che impiagano anche i cuori più duri e freddi.  Oh, quante frecce d’amore, quante fiamme, quante catene escono da quel costato ferito, e feriscono, infiammano e legano anche i cuori più duri e insensibili!

Inno dll’Ufficio delle letture

Ecco il gran giorno di Dio,
splendente di santa luce:
nasce nel sangue di Cristo
l’aurora di un mondo nuovo.

Torna alla casa il prodigo,
splende la luce al cieco;
il buon ladrone graziato
dissolve l’antica paura.

Gli angeli guardano attoniti
il supplizio della croce,
da cui l’innocente e il reo
salgono uniti al trionfo.

O mistero insondabile
dell’umana redenzione:
morendo sopra il patibolo
Cristo sconfigge la morte.

Giorno di grandi prodigi,
la colpa cerca il perdono,
l’amore vince il timore,
la morte dona la vita.

Sia lode e onore a Cristo,
vincitore della morte,
al Padre e al Santo Spirito
ora e nei secoli eterni. Amen.

Preghiera
O Dio, che hai costituito il tuo Figlio Unigenito Redentore del mondo, e per mezzo di lui, sconfitta la morte, ci hai misericordiosamente rigenerati alla vita, fa che ricordando questi benefici, siamo sempre uniti a te nell’amore e godiamo eternamente i frutti della tua redenzione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

«Abbassò se stesso, fu obbediente fino alla morte, alla morte di croce» (Fil 2,8).

Ascolta la canzoncina di S. Alfonso “Gesù mio” dal duo Tommaso Castello e Antonio Saturno –Scarica mp3
[audio:/alfonso/15MP3chitarra/06GesuMio15.mp3]

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Luglio 15, 2013 at 12:02 am da Salvatore
Categoria: Istituto redentorista, Le Opere, Proprium liturgico
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