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P. Georges Imberdisse, C.Ss.R. 1950-2020 – Francia.

P. Georges Imberdisse, C.Ss.R. 1950-2020.

Il redentorista P. Georges Imberdisse, 1950-2020, Francia, Provincia di Lione e poi di Francia. Ha vissuto 30 anni in Niger, stabilendo sempre ponti di incontro interreligioso . Ritornato in patria ha continuato questo aspetto nel ministero di sacerdote al mercato di Mulhouse. È morto a 69 anni.

Dati Ufficiali C.Ss.R.

  • Cognome = Imberdisse
  • Nome = Georges
  • Nazionalità = Francia – (Provincia di Lione)
  • Nato = 27-Giu-1950
  • Morto = 09-Gen-2020
  • Professione = 03-Ott-1976
  • Sacerdote = 21-Set-1980

Al ritorno dal Niger, dove era stato missionario per 30 anni, Padre Georges Imberdisse fu nominato sacerdote del mercato coperto di Mulhouse.
Dal settembre 2015 è stato responsabile del dialogo interreligioso.
Per fare questo, aiutava un amico commerciante a vendere patate e discutere con la clientela, principalmente musulmana.
Conosceva bene l’Islam perché aveva vissuto 30 anni in Niger, dove questa religione era maggioranza.

Padre Georges ricorda una serata d’Avvento 2014 con Jean Vanier
(Jean Vanier (Ginevra, 10 settembre 1928 – Parigi, 7 maggio 2019) è stato un filosofo e filantropo canadese. Fondatore di L’Arche (L’Arca) e ispiratore del movimento Foi et Lumiere (Fede e Luce in Italia) è stato membro del Pontificio consiglio per i laici. Ha ricevuto il Premio Templeton nel 2014).

Scrive Padre Georges Imberdisse:
«Mercoledì 3 dicembre 2014 abbiamo avuto il privilegio di partecipare a un incontro con un grande uomo: abbiamo trascorso la serata nella chiesa di Sainte Marie con Jean Vanier. Quando dico “noi”, intendo questa folla che non potrebbe essere più attenta, persino fervente, che ha ascoltato “religiosamente” questo “giovane” uomo di 86 anni.
Jean ha una voce dolce che ha bisogno di un microfono per essere ascoltato, ma che risuona in un silenzio sorprendente (un’esibizione nel nostro mondo oggi, così rumorosa!).
E, Jean, questo “colosso della carità” ci parla con calma della fragilità. Comincia affermando: “la fragilità richiede un incontro”: quale saggezza!
Ed io testimonio che eravamo felici di stare insieme, e affermo che è grazie a lui che abbiamo vissuto momenti di felicità: un grande Grazie, Jean!

Sin dall’inizio, Jean ha sottolineato un grave problema della nostra società: “C’è una cultura della paura in noi”, ci dice, “abbiamo paura di incontrarci …” E non ha esitato ad accusare : “Il nostro mondo è una tirannia della normalità …”
Ha sottolineato la sua compassione per i genitori di bambini con disabilità. Soffrono perché non c’è posto per i loro figli (quando sappiamo che oltre a ciò, in Francia, con l’aborto eliminiamo l’equivalente di una città di 250.000 abitanti, e questo ogni anno. “Questa è vergogna! E denuncia l’entità del nostro egoismo!”.
Jean ha sottolineato che quando amiamo diventiamo vulnerabili. Jean visto rovesciata la sua vita dalla parabola di Gesù che ci consiglia di invitare i poveri.
50 anni fa Jean ha legato la sua vita a quella di Raphaël e Philippe, le due persone con cui Jean ha deciso di condividere la vita. Oggi ci sono 147 comunità Arche in tutto il mondo. Un nuovo mondo in cui ascoltiamo l’altro, dove non abbiamo paura della tenerezza (stiamo pensando qui al nostro Papa Francesco!). Dove ci avviciniamo a coloro che sono stati umiliati. Jean osa questa confessione: Raphaël e Philippe mi hanno rilasciato. Mi hanno permesso di dare il benvenuto all’Altro.

Facciamo nostra la definizione: “essere cristiani è amare” e Jean in quel momento inizia a parlarci di Paolino. Afferma che, secondo lui, la sua violenza è venuta dal rifiuto. Dobbiamo cercare di capire che la violenza può derivare da un riflesso di autodifesa. Questo senza dubbio ci aiuterà a diventare un po ‘più tolleranti. Amare è essere pazienti, sperare nell’altro che ha sempre la capacità di migliorare.
Stiamo camminando verso la festa di Natale. Il Natale è il tempo della fraternità. Incontriamo persone diverse, osiamo questo incontro, poiché Cristo ha osato venire da noi. Non dimentichiamo mai che, se apriamo il nostro cuore agli altri, siamo noi che cambiamo. Gesù venne per portare il cambiamento in noi e nel nostro mondo di violenza “Vieni Signore, a estinguere la nostra sete per …”.
Possa il Natale permettere a tutti noi di essere un po’di più, come Gesù nel nostro mondo.
Grazie, Jean Vanier!

Padre Georges Imberdisse

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Febbraio 26, 2020 at 12:05 am da Salvatore
Categoria: In memoriam
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