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12 aprile
EFFEMERIDI C.Ss.R = * Carità e bontà di S. Alfonso verso i peccatori.

* Carità e bontà di S. Alfonso verso i peccatori.

I vescovi di Avellino e di Gaeta vennero un giorno a visitare S. Alfonso. “Come va?” – gli chiede quest’ultimo. – “Come un uomo che si presenterà presto al tribunale di Dio”, rispose S. Alfonso con un accento di timore che fece rabbrividire i due prelati.
Il vescovo di Gaeta gli chiese se poteva ancora fargli qualche favore. – Disse: “Sì. Non abitate vicino al convento dei Cappuccini? Potete dire al Padre Giuseppe da Agerola di essere meno rigido con i poveri peccatori: li spaventa, li esaspera e li allontana da Dio”.
Disse allora il vescovo di Avellino: “Monsignore, non vi comprendo. Quando si tratta di voi, piangete e tremate al pensiero del giudizio di Dio, e quando si tratta dei peccatori, volete che si predichi loro la fiducia nella misericordia di Dio!”
– Che volete – rispose S. Alfonso –  tanto mi sento spinto a parlare ai peccatori della misericordia di Dio, quanto per mio proprio conto sono intimorito al ricordo della divina giustizia”.
Eccolo S. Alfonso: rigore verso di sé, carità e bontà verso gli altri.
P. BERTHE. Vie·de Saint Alphonse, II, p. 390.

• Léon Gautier in un opuscolo sulla misericordia e la gioia, dice di S. Alfonso: “È stato il consolatore dell’umanità dolente”. La parola è ben giusta e tutta l’ascetica di S. Alfonso, severa o austera che sembri, in definitiva viene a consolare l’uomo.
Se fa sentire al peccatore lo stato miserabile in cui è al presente, è per prepararlo per l’avvenire: gli tende la mano caritatevole e gli mostra il porto sicuro della misericordia divina che per lui rimane sempre aperto.
Se spinge il giusto nella via dell’abnegazione e del sacrificio, non dimentica di instillargli la dolce gioia dell’amore che cambia ogni pena in delizia.
A tutti insegna la grande legge della preghiera, mezzo alla portata di tutti, mezzo molto efficace, mezzo che da solo farebbe di tutta una vita di prove una vita di gioie e di consolazioni divine, se lo si adoperasse come si deve”.
P. LEMETTE. Opere Ascetiche di S. Alfonso.

S. Alfonso, apostolo della divina misericordia verso i peccatori, ma ben timoroso sul suo conto: “Tanto mi sento spinto a parlare ai peccatori della misericordia di Dio, quanto per mio proprio conto sono intimorito al ricordo della divina giustizia”. (Immagine in AGHR).

 

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IN MEMORIAM 

P. Édouard Darras. Lille 1897.
Il P. Darras nacque a Capelle (Nord) il 16 dicembre 1822, di una famiglia di onesti agricoltori che seppero dare ai loro figli un’educazione fortemente cristiana.
Fin dai suoi giovani anni, Édouard mostrava un’uguaglianza di carattere, una serenità di umore inalterabile, ed esercitava su quelli che l’avvicinavano un ascendente irresistibile. Dopo nove anni di vicariato a Quesnoy, nel 1855 entrò in Congregazione.
Di salute troppo delicata per dedicarsi al duro lavoro delle missioni, fu tuttavia missionario per qualche tempo a Tornai, poi a Lille, dove, quattro anni dopo il suo arrivo; fu nominato Rettore: aveva trentotto anni.
Là il suo ministero si ridusse quasi esclusivamente al confessionale nella nostra cappella della Cour des Bourloires: ascoltava circa dodicimila confessioni all’anno. A Lille era molto popolare, conosciuto da tutti, universalmente amato e venerato per la sua carità, la sua dolcezza, la sua inesauribile bontà, la sua pazienza che niente riusciva a  stancare.
Era sempre lo stesso, sorridente e disposto a fare qualche favore. Quante persone ha illuminato, consolato ed incoraggiato! Ognuno ricorreva a lui per la sua prudenza, il suo tatto squisito, la sua esperienza provata, la finezza del suo giudizio e della conoscenza profonda che aveva del cuore umano.
In ogni caso dubbio, in una decisione da prendere, in una vocazione da decidere, si diceva: “Andiamo a consultare il P. Darras”. –  Ascoltava, poi parlava con calma, con semplicità ed umiltà; pregava, faceva pregare e si faceva luce negli animi. Era veramente un uomo di Dio.

Malgrado le occupazioni moltiplicate, trovava non solo il tempo di adempiere i suoi doveri di religioso, ma di fare anche gli esercizi di pietà che si era imposto: dedicava parecchie ore al giorno alla preghiera e alla meditazione. Il P. Desurmont, suo Provinciale, lo chiamava “modello dei Rettori”. Lo si guardava come un santo.
La sua morte fu accolta con cordoglio generale nella città di Lille. Le vaste navate della chiesa di Saint-Maurice si riempirono di fedeli e di numerosi sacerdoti che vennero a pregare non solo per il riposo della sua anima, ma a pregarlo lui stesso. – ·”Non recedet memoria ejus et nomen ejus requiretur a generatione in generationem.” Eccli. 39-13.
Ordinazione sacerdotale: 6 giugno 1846.
Professione: 24 maggio 1856.

Lille Nord, Haubourdin. – La Casa “San Gerardo Majella”: qui ha vissuto il P. Édouard Darras morto nel 1897. Il P. Desurmont lo chiamava “il modello dei Rettori” e da tutti era guardato come un santo. (Foto in AFHR).

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Pensiero e testimonianza sulla virtù del mese nelle SPIGOLATURE
AMORE VERSO IL PROSSIMO = 12 aprile
APRI

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