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14 settembre
EFFEMERIDI C.Ss.R = 1755. A Foggia muore la Venerabile Suor Maria Celeste Crostarosa.

1755. A Foggia muore la Venerabile Suor Maria Celeste Crostarosa.

A Scala Suor Maria Celeste faceva parte del monastero di religiose di cui Monsignor Falcoia era il direttore. Era novizia da sei mesi, quando Dio la gratificò di favori celesti concernente la Congregazione. Falcoia aveva ricevuto da Dio, vent’anni prima, ispirazioni soprannaturali che concordavano con quelle di Maria Celeste. Dio le aveva rivelato: un Istituto fondato sulla imitazione di Gesù Cristo e una Regola plasmata sulle divine virtù.
Iddio dispose che Sant’Alfonso fosse incaricato dal Falcoia a predicare un ritiro a queste religiose e fosse guidato dagli avvenimenti e dalla volontà di Dio a fondare una Congregazione che rispondesse alle visioni ricevute da Maria Celeste.
Suor Maria Celeste, però, dovette soffrire la sua prova. La coscienza non le permetteva di accondiscendere alle istanze di Monsignor Falcoia, suo confessore e direttore spirituale, e pertanto fu esclusa dalla comunità di Scala, dove Dio, da otto anni, aveva congiunte per lei grandi gioie a grandi sofferenze.

Su invito del vescovo di Scala, si trasferì in un monastero di Nocera bisognoso di riforma. Sotto il suo governo fermo e materno, rifiorirono le virtù religiose là dove regnavano rilassamento e disordine.
Sei anni dopo, fondò il monastero del Santissimo Salvatore a Foggia. Per diciassette anni fu, con la sua eroica condotta, edificazione delle consorelle e delle ragazze affidate alle sue cure.
Tutta la città l’aveva in tale venerazione che la chiamava la “santa priora”.
Fratello Gerardo Maiella, oggi agli onori dell’altare, nei suoi numerosi viaggi imposti dall’ubbidienza attraverso la Puglia, amava trattenersi con lei sulle cose divine.
Il 14 settembre 1855, dopo una vita piena di meriti, rese la sua bella anima a Dio. San Gerardo, malato a Caposele e lontano da Foggia, disse allora al Fratello che lo curava,: «Madre Maria Celeste va a ricevere oggi la ricompensa del suo grande amore per Gesù e Maria; ho appena visto la sua anima volare al cielo».
Dio confermò le parole del suo servo. A tutt’oggi, il corpo della santa religiosa si è conservato intatto. Numerosi miracoli operati al suo sepolcro hanno sparso dovunque la fama di santità.
Il vescovo di Foggia nel 1900 completava il processo informativo per la Beatificazione, e si può sperare che un giorno Dio glorificherà la sua serva davanti al mondo intero. —«O quam pulchra est casta generatio cum claritate». Sap. 4 1.
P. BERTHE. Vita di S. Alfonso, 1, p. 141.

Mons.Falcoiae Suor Celeste Crostarosa in una breve rappresentazione tenuta nella chiesa del Monastero di Scala il 25 aprile 2005.

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San Gerardo a Materdomini vede l’anima di Suor Maria Celeste volare al cielo sotto forma di colomba (disegno nel monastero di Scala, di Cinzia Cannavale).

Suor Maria Celeste Crostarosa
il 18 giugno 2016 a Foggia
è stata proclamata BEATA.
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1817. Capitolo Generale di Pagani.

Era morto il R.mo Padre Pietro Paolo Blasucci e nel Capitolo del 1817 venne eletto come suo successore  il P. Nicola Mansione.
Oltre alle decisioni di ordine generale prese in questo Capitolo, spiccava quella di poter stabilire i “Vicari Provinciali.”  Un Decreto della Congregazione dei Vescovi e Religiosi approvò questa decisione.

P. Nicola Mansione (1741-1823) nato a Polla (SA) fu il successore del P. Pietro Paolo Blasucci a Rettore Maggiore dell’Istituto.Era superiore di Pagani alla morte di S. Alfonso nel 1787.

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IN MEMORIAM

P. Alberto Gallet. Santiago (Cile), 1907.
Il P. Gallet è nato a Mouriez (Pas-de-Calais), il 22 febbraio 1842. Coloro che l’hanno conosciuto lo hanno amato per il buon cuore, la semplicità, il buon umore, lo spirito di sacrificio, ed anche per lo spirito di famiglia che possedeva in modo eminente. Rallegrava volentieri con canzonette le feste dei superiori e dei confratelli. La pietà era in lui una virtù dominante. Dio innanzitutto, poi il prossimo.
In riconoscenza del grande dono della vocazione, fondò con una parte del patrimonio una missione in perpetuo nel suo villaggio natale. All’epoca dell’espulsione del 1880 ad Argentan, i superiori lo destinarono alle missioni del Cile.
Al momento di espatriare, un membro della famiglia gli consigliò di chiedere la dispensa dei voti; rispose: «No, ho giurato di perseverare nella Congregazione fino alla morte».
Per sedici anni, si consacrò con ardore alla salvezza delle anime con le sante missioni a Santiago. – «Qui perseveraverit usque in finem, hic salvus erit».  Mt. 10-22.
Professione: 13 novembre 1879.
Ordinazione sacerdotale: 23 dicembre 1868.

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Fr. Martin, Christian Huynen. Glimes (Belgio), 1910.
Fratello Martin è nato a Reymerstock (Limbourg olandese), il 31 luglio 1826, da genitori cristiani e rispettabili. La sua vita fu serena, regolare, come lo scorrere di un piccolo ruscello che fluisce senza fretta nella direzione ed il movimento che gli vien dato.
Ci ha lasciato il ricordo del religioso esemplare, pieno di grande spirito di fede e di raro spirito di preghiera. Eseguiva gli impegni con calma e pietà. La casa di Chateauroux fu la sua residenza prediletta.
Ricoprì per molto tempo il compito di sagrestano e di organista. Gli anziani ricordano ancora l’accento della voce forte e piacevole da sentire.
L’ubbidienza era esatta. Un giorno un giovane  postulante vide Fratello Martin sul punto di suonare gli esercizi della comunità consultando l’orologio e gli disse con la spensieratezza di un candidato di quindici anni: «Eh, fratello mio, perché perdete il tempo ad aspettare? Suonate dunque: cosa è un minuto in più o un minuto in meno ?» –  «È l’ubbidienza – rispose il Fratello – un minuto o due in purgatorio, pensate che sia poca cosa?».
L’ultima residenza di Fratello Martin fu Glimes. A ottanta anni, il buono Fratello, volendo rendersi sempre più utile alla Congregazione ed alle anime, trascorreva i giorni e buona parte delle notti a pregare; arrivava abitualmente a recitare sedici rosari al giorno.
Morì ad ottantacinque anni esprimendo la gioia di appartenere alla Congregazione e ottenere il paradiso che sant’Alfonso ha promesso a coloro che muoiono nell’istituto.
Si può dire di Fratello Martin che conservò fino alla fine della vita il fervore del novizio. È il più bel elogio che si possa fare di lui. —«Ecce enim merces vestra multa è in coelo». Lc. 6-23.
Professione: 2 febbraio 1866.

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Joseph Masquilier.   (Somme), 1916. Postulante.
Joseph Masquilier, di rispettabile famiglia di Tourcoing, aveva appena diciotto anni quando scoppiò la guerra.  Nel 1915, la città di Tourcoing era sotto il dominio tedesco. Joseph sfidò i pericoli e superando la sorveglianza dell’invasore, riuscì a raggiungere il Belgio, poi l’Olanda, e da lì l’Inghilterra, la Francia, dove trovò un impiego.
Ottenne il baccalaureato a Bordeaux; ricevuto come aspirante alunno, fu mandato a Sant-Cyr. Ne uscì come aspirante ufficiale, pronto a partire per il fronte, ma era risoluto a farsi Redentorista.
Accettato come postulante, si considerava già un figlio della Congregazione. Diceva: «Piuttosto morire che non essere un Redentorista dal cuore ardente».
Dopo cinque giorni di trincea andò all’attacco con “un morale contagiante”, come diceva lui. Perì nel corso di questa offensiva. Tutti parlavano del coraggio di questo giovane soldato, della dolcezza e dell’ardore nel compiere il bene.
Fu degno modello da essere proposto all’imitazione della gioventù. La sua anima era candida, limpida e innocente, le aspirazioni ad una vita di sacrificio e di ammirevole apostolato. Invece di un apostolo, Dio volle una vittima pura. Da lungo tempo si era offerto con generosità e gioiosa magnanimità.
Joseph Masquilier fu decorato con parecchi attestati. Aveva già  ricevuto la croce di guerra con stella di argento e la medaglia militare. Il governo gli conferì una decorazione postuma, la croce della Legione di onore.
Nel 1919, il Direttore del collegio di Tourcoing, dove Joseph aveva studiato, consegnò al papà la decorazione di oro assegnata dall’associazione dei vecchi alunni a quelli che ottengono il primo premio di eccellenza durante il corso dei loro studi umanistici.
La vita fu scritta dall’abate Dalmar, prefetto degli studi al collegio di Tourcoing.—«Bonus est Dominus operantibus in eum».

Etineham (Francia), piccolo villaggio nel Dipartimento della Somme, Cimitero Nazionale per le vittitime della grande guerra, tra le quali il giovane postulante Joseph Masquilier (foto da internet).

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Pensiero e testimonianza sulla virtù del mese nelle SPIGOLATURE
MORTIFICAZIONE = 14 settembre
APRI

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settembre 14, 2018 at 12:03 am da Salvatore
Categoria: In memoriam, Memoriale calendario, Monache redentoriste
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