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2. SECONDO GIORNO (24 luglio)
Da che veste l’Abito Ecclesiastico sino a che dà la Regola
alla sua Congregazione.
(dall’ anno 26 sino al 53 di sua vita).

Appena il Beato Alfonso ebbe vestito l’ abito Clericale, si applicò agli studi sacri, sotto la scorta del Canonico D. Giulio Torni. Assisteva alla Parrocchia di S. Angelo a Segno. Radunava i fanciulli più laceri e schifosi, e l’ istruiva nella dottrina Cristiana.
Il Cardinal Pignatelli lo volle subito ordinato. Si ascrisse quindi alla Congregazione delle Missioni eretta nella Cattedrale di Napoli. Si ritirava un giorno al mese nella casa de’ Vergini. In ogni giorno con fervore si comunicava. Il suo sollievo era visitar gli infermi negl’ osepedali. Il resto della giornata l’ impiegava allo studio, ed all’ orazione.

Comprò una casa alla Porta di S. Gennaro ove con alcuni santi Ecclesiastici faceva i suoi ritiramenti. In tali giorni, si accorsero i compagni, che mortificava il suo corpo con cilizi, con catenelle, con camiciuola di crini di cavallo, con discipline a sangue, e colla scarsezza del cibo. Nel 1725 fu ordinato Suddiacono. Nel 1726 fu ordinato Diacono. Ebbe una malattia mortale; ebbe il Viatico, che ricevè con somma gioia. Volle la statua di Maria innanzi alla quale avea appesa la sua spada. In vederla cessò la violenza del male, ed indi a poco si ristabilì. Predicò la prima volta in S. Giovanni in Porta nelle Quarantore. Si sparse la voce del suo zelo e dei suoi talenti.

Nel mese di Dicembre del 1726 fu ordinato Sacerdote. Il Cardinal Pignatelli volle che Alfonso avesse dato gli esercizi al Clero Napoletano. Ubbidì, e ne riportò generali applausi. Si vide sempre applicato nel pulpito, e nell’ ascoltar le confessioni. Immensa folla concorreva dove predicava Alfonso. Mentre dava gli esercizi nella Chiesa dello Spirito Santo l’ intese il padre, e piangendo disse: “Mio figlio mi ha fatto conoscere Dio!”.
Si ritirò nella Congregazione dei Cinesi allora istituita dal P. D. Matteo Ripa. Dando gli Esercizi in quella nuova Chiesa, tredici donzelle disposte per il matrimonio consacrarono la loro verginità al celeste sposo Gesù.

Volle uscir da Napoli e la Costiera di Amalfi fu la prima a godere dei frutti del suo zelo. Nella Città di Scala trovò una solitudine corrispondente al suo sublimissimo raccoglimento. Mentre ivi menava con pochi compagni una vita attiva e contemplativa Iddio li manifestò il disegno di un nuovo Istituto. Una vergine Religiosa, Suor Maria Celeste, Claustrale nel Monistero del Salvatore di straordinaria virtù, gli disse: “Iddio vuole da Voi una Congregazione di operai Evangelici per la gente più bisognosa“.
Queste parole ferirono il cuore di Alfonso. Corse in Napoli. Consultò il P. Pagano, suo Direttore, il celebre ed inclito P. Fiorillo Domenicano, Monsignor Falcoia Vescovo di Castellammare, e  Monsignor Santoro Vescovo di Scala:  tutti lo assicurarono che l’opera era da Dio, che avrebbe incontrate persecuzioni, ma tutto avrebbe superato.

Subito i parenti, gli amici, ed anche il Cardinal Pignatelli, si scagliarono contro la detta risoluzione. Egli forte, e costante con pochi si porta a Scala, e stabilisce la prima Fondazione. Ivi il tenor di vita era di contemplazione, di mortificazione e di zelo. Dormiva sulla paglia. Si cibava di una minestra, per lo più, o in ginocchio, o prostrato a terra con una pietra al collo. Si disciplinava quasi  in ogni sera.

Iddio però volle provarlo con una crudele amarezza. Alcuni compagni voleano introdurre  le scuole dei fanciulli. Alfonso illuminato da Dio e diretto dai consigli si oppose. I compagni lo lasciarono, e restò egli col P. D. Cesare Sportelli, e col Laico Vito Curzio. Alfonso confidò in Dio. Indi a poco si aumentò il numero di molti santi compagni. Cominciò così l’Istituto a dilatarsi. Ebbe una Fondazione nella Villa de’ Schiavi in Diocesi di Cajazzo. Nel 1735 fondò il Collegio di Ciorani in Diocesi di Salerno. Nel 1742 fondò il Collegio di Nocera de’ Pagani, in Diocesi di Nocera. Nel 1745 fondò il Collegio d’ Illiceto in Diocesi di Bovino. Nel 1747 fondò il Collegio di Caposele in Diocesi di Conza.

Formò la Regola, radunò i suoi compagni e ce la propose. Indi la mandò al Sommo Pontefice Benedetto XIV, che l’approvò con un Breve Ponteficio dato ai 25 Febbrajo del 1749. Esso fu eletto in Capitolo per Superiore Maggiore della Congregazione del SS. Redentore, e con i compagni professarono la Regola, e fecero i voti semplici di povertà, castità, ubbidienza, col voto, e giuramento di perseveranza sino alla morte; dispensabili o dal Pontefice o dal Rettore Maggiore. Fa voto di far sempre quello che gli pareva più perfetto e di maggior gradimento di Dio. Voto difficilissimo, che esattamente l’osservò fino alla morte.
Ecco un nuovo Istituto, che fa conoscere lo zelo del Beato e dei suoi figli, e deve animare tutti gli Ecclesiastici, che vogliono adempire ai proprj doveri.

MEDITAZIONE SECONDA
Alfonso eroico nel corrispondere alla Grazia: 1. pechè ne conosce il valore 2. perché ne sperimenta il vantaggio.

I. PUNTO
Considera, come il Beato Alfonso conosce che tutti i tesori del mondo sono un nulla in paragone della grazia di Dio. La grazia è un dono infinito che vale quanto vale Dio. La grazia è un tesoro inestimabile col quale si compra un Paradiso eterno. La grazia innalza l’uomo dalla sua miseria, e lo avvicina a Dio. Colla grazia di Dio si acquista la vera nobiltà dello Spirito. Colla grazia di Dio l’anima piace a Dio e Dio si consola coll’anima. Si consola il Padre, che vede l’anima in grazia, qual sua cara figlia. Il Figlio ci vede il frutto della sua Redenzione e se ne compiace. Lo Spirito Santo la tiene per sua abitazione.
Il Beato Alfonso piange al veder tante anime senza la grazia di Dio. Oh quante volte diceva egli: “Che giova ai Sovrani il loro splendore se non hanno la grazia di Dio! Che giova ai ricchi l’oro e l’argento, se non hanno la grazia di Dio! Che giova ai potenti la loro potenza, se non  hanno la grazia di Dio! Oh quanto è degna di stima la grazia di Dio! Misero chi non la conosce. Disgraziato chi non la stima. Infelice chi non la possiede”.
Il Beato Alfonso l’ha cnosciuta, l’ha stimata, l’ha posseduta sempre. Ha corrisposto a tutti i disegni di Dio, ed ha trafficato tutte le grazie ricevute. Mio Dio, chi sà se stò in grazia, o in disgrazia vostra. Deh per pietà fatemi conoscere lo stato dell’anima mia.

II. PUNTO
Considera come il Beato Alfonso fin da fanciullo sperimentò i vantaggi della divina grazia. La grazia lo liberò dal mondo, l’ispirò amore alla solitudine, lo rese caro a Dio. La grazia fa diventare l’anima figlia di Dio, amica di Dio. La grazia ci dà il dritto al Paradiso, ci libera dalla schiavitù del demonio, ci guida per la via del Cielo. Senza grazia il mondo sarebbe un deserto orroroso. Senza grazia l’anima resta inferma,  cieca,  debole,  ed afflitta. Anzi senza grazia l’anima è morta, e per lei il cielo è chiuso, l’inferno è aperto. La grazia è necessaria per illuminare la mente,  per rinforzare la volontà, per dirigere gli affetti del cuore,  per farci osservare la legge, per farci evitare il vizio, per farci esercitare la virtù. La grazia dona all’anima la vera sapienza, la vera fortezza, la vera ricchezza, la vera pace.
Tutti questi effetti della grazia di Dio provò il Beato Alfonso. Egli non si risentì nelle persecuzioni, non si avvilì nelle fatiche, non si smarrì nei travagli, sempre assistito dalla grazia di Dio. Animato da questa grazia operò prodigj e per l’anima sua, e per i suoi prossimi. Da questa grazia ricavò quelle eroiche virtù, che gli hanno acquistata tanta gloria in Cielo.
Felice dunque quell’anima, che possiede il tesoro della grazia di Dio. Mio Dio,  quanto sono stato cieco, che non ho fatto conto della Vostra grazia; fatemela acquistare per non perderla più in avvenire.

Affetti  e Preghiere
Anima mia, se hai perduta la grazia di Dio, hai perduto ogni bene. Lagrime, dove siete per piangere la perdita amara della Divina grazia. Maledette colpe, che mi faceste perdere sì prezioso tesoro!  Il peccato fu quel ladro crudele, che  mi rubò le ricchezze della grazia di Dio. Vieni, o pianto, agl’occhi miei, accompagnato da una sincera protesta di non più peccare.
E mentre io piango la rovina dell’anima mia, Voi, o Beato Alfonso, fatemi ricuperare la grazia perduta. Voi foste ricco di grazie, dunque benignatevi di ajutare un povero. Voi corrispondeste sempre alla grazia, dunque compatitemi se non ho corisposto fin ora, e fatemi essere da questo punto fedele a Dio. Voi che faticaste tanto per far riacquistare ai peccatori la grazia perduta, impegnatevi colla Vostra potentissima intercessione a farmi uscire dalla colpa, a farmi ricuperare la grazia, e l’amicizia di Dio.
Sì, mio caro Beato, per mezzo vostro voglio la grazia, e pace,  la perseveranza ed il Paradiso.

CANZONCINA composta dal Beato
Andate o speranze, o affetti terreni
A render contento chi più vi desia:
Andate e partite dall’ anima mia:
Ch’ io più non vi cerco, né stimo voi più.
O Dio del mio cuore distaccami Tu.

Addio creature, contento vi lascio;
Più vostro non sono, ne’ sono più mio:
Da tutto giàsciolto io son del mio Dio;
Sì tutto son tuo mio caro Gesù:
Amato mio Bene accettami Tu.

Amabil Signore, de’ prenda il possesso
Di tutto me stesso il santo tuo Amore:
Ei regni e governi in questo mio core,
Che un tempo infelice ribelle a Te fu.
Amabil Signore possedimi Tu.

Ruggiada celeste, che dolce stillando,
Di fiamme non pure Tu smorsi gli ardori;
Tu fà ch’ io più sempre di Te  m’ innamori;
E viva cercando Dio solo quaggiù.
Ruggiada celeste aspergimi Tu.

O fuoco Divino, che rendi beate
Con fiamme più belle quell’ alme che accendi
Tu vieni al mio core, è degno Tu ‘l rendi;
Del puro Tuo ardore infiammami Tu.
O fuoco Divino consumami Tu.

Amore infinito felice chi giunge
La bella Tua faccia là in Cielo a vedere
De’ quando ancor io ti vengo a godere
Eterno Tuo amante già fatto lassù ?
Amore infinito, deh tirami Tu.

Massime del Beato

  • Un anima in grazia di Dio non teme la morte, il giudizio e l’ inferno, ma con allegrezza e confidenza si butta nelle mani di Dio.
  • Tutti i beni del mondo non bastano a comprare un grado di grazia di Dio; e pure questa grazia non si cura.
  • Senza la grazia di Dio non ci è vera allegrezza, né vera pace.

Miracolo 2
Il P. Francesco da Ottajano dei Minori riformati dichiarato ettico di ultima specie da molti professori di Napoli, vedendosi abbandonato da tutti per timore di contagio, si ritirò in Palma per morire presso una sua zia. Ivi visitato da nuovi medici stimarono, che avesse ricevuti tutti i Sacramenti, e si fusse già persuaso che indi a poco doveva morire. Vedendosi al termine della sua vita si raccomandò al Beato Alfonso invocandolo con gran fiducia, e mirando una sua immagine così gli disse: “Se veramente state godendo Dio in Paradiso, non voglio morire di una morte così schifosa ed odiata da tutti”.
Ciò detto si risvegliò in lui un estraordinario appetito, mangiò con piacere e quindi placidamente dormì; si risvegliò sano e forte, uscì di casa e si portò nella Chiesa del Collegio di S. Michele per ringraziare il Beato.
E’ questo uno de’ miracoli approvati per la sua beatificazione.

Ex voto della famiglia M. Petitto per grazia ricevuta (Pagani, Museo Alfonsiano).

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Luglio 24, 2011 at 12:05 am da Salvatore
Categoria: Istituto redentorista, Profili biografici, Spiritualità alfonsiana
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