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7. GIORNO SETTIMO (29 luglio)
Dalla consacrazione in Vescovo sino alla fondazione dell’ Istituto di Sacre Vergini.
(dall’ anno 66 sino a 70 di sua vita).

Appena consegrato Alfonso per Vescovo di S. Agata, senza ritardo si licenziò dal Pontefice e partì per Napoli. I  parenti volevano trattenerlo in Napoli, ma egli subito volle correre nella Casa di Nocera. Raccomandò ai suoi congregati la regolare osservanza. Elesse per suo Vicario il Padre D. Andrea Villani, e partì il dì undici di Luglio per la sua Chiesa.
Nella Città di Maddaloni trovò tutti i signori della sua Diocesi che lo ricevettero non solo come Vescovo, ma come Santo. Entrando nella sua Diocesi incontrò tutti i ceti di persone, che lo ricevettero come un ‘ Apostolo del Signore. L’ allegrezza fu generale, ed egli entrato nella Cattedrale dopo di aver fatto fervorosa orazione avanti al Sacramento, salì in pulpito, e fece un’Omelia così tenera, e commovente, che tutta l’udienza ne pianse.

Intimò una Missione che egli stesso  fece per ottto giorni. Concorrevano da tutti i popoli vicini in tanta moltitudine, che gli fu necessario di situare il pulpito avanti la porta della Cattedrale. In questa occasione il suo gregge cambiò di aspetto. Si riconciliarono gli ostinati nemici. Si fecero delle considerevoli restituzioni. Si tolsero molte pratiche scandalose; e si diceva dappertutto: il Vescovo Santo ha santificato il suo popolo. Si prefisse d’imitare i due Santi Vescovi S. Carlo Borromeo, e S. Francesco di Sales.
Volle cedere il suo appartamento al Vicario generale. Si elesse alcune piccole stanze dell’Episcopio per sua abitazione. L’adornò con alcune divote immagini di carta. Ricusò il letto apparecchiatogli, e si accomodò un piccolo letto di paglia. Gli abiti prelatizj furono sempre in lana. La Croce vescovile  fu di ottone, avendo venduta per i poveri quella che gli fu regalata dal fratello. Il Cardinale Sersale Arcivescovo di Napoli disse Monsignor Liguori non sembra un Vescovo, ma un religioso povero. La sua tavola era frugale in modo che rare volte si agginugeva la terza vivanda. Seguitò le sue penitenze coll’istesso tenore della passata sua vita. La sua famiglia era regolata come una comunità religiosa di prima osservanza.

Incaricò un Santo Sacerdote a fare da censore sulla sua persona. Più volte diede gli esercizj spirituali al suo Clero. Obbligò tutti i Parrochi ad esaminare innanzi a lui i novelli Confessori, per dare uno stimolo agli esaminatori, ed agli esaminati allo studio della Teologia morale. Stabilì la Congregazione dei casi morali. Istituì un’Accademia di missione, che colla sua direzione molti diede Sacerdoti missionarj per lo bene della sua Diocesi.
Ridusse il Seminario in uno stato che potè dare degnissimi Ecclesiastici alla sua, e alle vicine Diocesi. Due volte in ogni settimana andava in Seminario a sentire i discepoli, ed i Maestri. Per le Ordinazioni era così vigilante che potè dire non averci alcuno rimorso di coscienza; per queste sacre Ordinazioni pretese che tutti gli Ecclesiastici vestissero l’abito talare, e quantunque contradetto, l’ottenne.

Cercò di riformare le sacre vergini rinchiuse nei monisteri.  Riformò le regole del monistero di Regina Celi  di Airola. Fondò un monistero di Vergini sotto il titolo del Redentore, e vi stabilì le regole, le quali furono approvate dal Sommo Pontefice Clemente XIII, e nel dì 29 Giugno del 1766 con solenne pompa furono introdotte alcune monache venute dalla Città di Scala, e presero possesso di quella clausura, la quale fa conoscere fin oggi il sommo vantaggio procurato da Alfonso con tale istituzione.

MEDITAZIONE SETTIMA
Il Beato Alfonso eroico nella purità, perché: 1. la seppe ben custodire; 2. la seppe ben perfezionare.

I. PUNTO
Considera, come il Beato Alfonso tra le virtù volle custodire con somma gelosia la purità. Amante di questa divina virtù si allontanò da tutti i pericoli, che gli potevano recare il minimo danno. Da giovine fuggì di trattare con i giovani mondani. Fu sempre lontano dalle donne, che sogliono essere perniciosissime per questa bella virtù. I suoi sensi in una continuata mortificazione non macchiarono mai il candore della sua purità. Le passioni di Alfonso furono sempre mortificate, e mai poterono avere minima soddisfazione nociva alla santa purità. Il demonio dell’impurità disperò di vincere Alfonso, per cui lo lasciò senza tentazioni.
Aveva tal dominio sopra le passioni, ed i sensi, che non sembrava più un uomo, ma un Angelo di purità. Anzi si era deciso  di non ammettere altro pensiero nella mente, che Dio, e salvezza di anime, onde il nemico tentatore non trovava tempo in cui Alfonso stasse in ozio, per poterlo tentare. Una continua fatica, un perpetuo raccoglimento, un occupazione non interrotta, una continuata preghiera, una mortificazione eroica erano la fortissima difesa della purità del Beato Alfonso.
Misero che sono! Le passioni, ed i sensi in me non sono affatto mortificati. Anzi tante volte volontariamente mi espongo a mille pericoli. E come posso custodire la mia purità? Trovo in me mille macchie, e mi confondo, o mio caro Beato Alfonso. Voi tanto amante della purità, ed io tanto trascurato per la custodia dell’anima mia. Deh! almeno se non posso essere puro come Voi, ottenetemi la grazia di una vera conversione, e fatemi piangere la perdita della preziosa, ed angelica virtù della purità.

II. PUNTO
Considera come il Beato Alfonso volle acquistare una purità tanto eroica,  che veramente si rese un’uomo Angelico. Tutte le virtù si possono sempre più perfezionare. La purità tanto è più perfetta, quanto più si avvicina l’anima a Dio purità infinita. Il Beato Alfonso conservò la purità di sua innocenza, ma non fu contento. Fu sempre lontano dalle colpe veniali di volontà, ma neppure fu contento. Fece voto di castità, ed adempì questo voto con tutta perfezione, ma neppur fu contento. Trionfò delle passioni, dei sensi, e del mondo, ma neppure fu contento.
S’innalzò tanto, che si avvicinò al Cielo, ed allora terminò l’impegno per questa virtù, quando finì la sua vita. Se parlava faceva conoscere la purità del suo cuore. Se scriveva insinuava l’amore a questa bella virtù. Se guardava inspirava purità.  Dal suo medesimo volto uscivano come raggi   purissimi di quella virtù, che possedeva nell’anima. O purità del mio diletto Alfonso, e quanto foste gradita a Gesù Cristo!
Ora intendo perchè foste tanto contradistinto da Dio. Voi ora godete in Cielo il premio della Vostra eroica purità, ed io infelice nel fango di questa misera terra mi vedo costernato, combattuto, e circondato da tanti nemici, che mi tirano alla maledetta impurità! Come farò per uscire da tante miserie, e per superare tanti nemici? Mi raccomando a Voi, o mio caro Beato; e Voi raccomandatemi a Dio, ora che state godendo in Cielo, vicino al trono purissimo di Dio.

Affetti e Preghiere
Confuso, ed avvilito, io guardo l’anima mia, e temo una pena imminente. Ella è carica di sozzure e di macchie, che l’hanno resa detestabile e deforme. Vedo il fango, il loto, l’immondezze,  debbo dire: l’anima mia è più abbominevole. L’innocenza è perduta. La purità è per me una virtù incognita, e straniera. Guardo il Cielo, e sento una voce, che mi spaventa: che in Cielo entrano anime senza macchie.
Dunque io debbo disperarmi? A chi potrò ricorrere? Mi butto ai piedi Vostri, o mio Beato Alfonso, e Voi dovete impegnarvi per me. Voi foste, e siete intimo amico di Dio, e figlio di Maria Santissima; deh per pietà ottenetemi lagrime, pianti, contrizione, cambiamento di vita. Io voglio uscire dallo stato infelicissimo in cui sono.
Pensateci Voi; soccorretemi Voi; e per mezzo Vostro io voglio salvarmi.

CANZONCINA composta dal Beato
Dove mi trovo? deh qual’è questa
Cella beata, dove respiro
Aura sì bella, che ardo, e sospiro
Tutt’avvampando di santo Amor!

Chi mi condusse in questo chiuso
Orto sì ricco di tanti fiori,
Che spiran tutti di mille odori,
Un pieno odore, che sazia il cor?

Un dolce sonno mi fa beata;
O creature non mi svegliate,
Lasciate pure, oh Dio! lasciate
Ch’io segua in pace sempre a dormir.

Un puro amore seco mi stringe,
E già mi scioglie d’ogni creato
Terreno affetto; onde beato
Nulla più il core cercando va.

Ma senza fuoco bruciar mi sento:
Senza catene io sto legata!
Senza saette io son piagata!
Non mi credete? pur è così.

Mille catene mi tengon cinta:
Mille saette mi stanno al core:
Provo già mille piaghe d’Amore;
Ma chi m’impiaga non so trovar.

Strugger mi sento da dolci fiamme,
Che mi dan vita, e mi dan morte;
Vivo morendo; ma la mia sorte
Con mille vite cambiar non vo.

Tacer solinga sempre vorrei,
Vorrei d’amore sempre parlare;
Vorrei posarmi, vorrei volare,
E tirar  meco tutti ad amar.

Quando più sola mi vedo, allora
Meglio mi vedo accompagnata,
Quando più sciolta, tanto legata.
All’Amor mio mi sento più.

Cerco abbassarmi, e più m’innalzo;
Lascio ongi cosa, e ‘l tutto io trovo;
Fuggo i piaceri, e un piacer provo,
Che più mi sazia d’ogni piacer.

Ardo, e vorrei arder più sempre;
Languo, e vorrei sempre languire,
Viver vorrei, vorrei morire,
Ahi quel che voglio, neppur lo so!

Cerco, e non trovo né so che cerco,
Amo, e quel che amo io non comprendo,
Sol nel mio amore appena intendo.
Ch’ amo un immenso e sommo Ben.

Alme ferite ditemi voi,
Quale rimedio per voi trovaste,
Quando già inferme d’amor provaste,
L’amata pena del vostro ardor?

Ma niun m’ ode, niun risponde;
E tu mio Caro quanto più senti
I miei sospiri, i miei lamenti,
Tanto ti rendi più sordo a me?

Vieni Amor mio, che m’hai ferita,
Dimmi chi sei? da me che vuoi?
Fammi vederti almeno; e poi
Fammi morire, se vuoi così.

Ma Amato mio, lascia ch’ io parli.
Tu tutto sai, ma amar non sai;
Mentre scortese pietà non hai
D’un cor che t’ ama, e piace a Te.

Giacchè Tu m’ ami, e m’ami tanto,
E perchè mai d’ amor piagarmi,
Se poi volevi così lasciarmi
In tanta pena da te lontan?

Crudel , crudele … ahimè che dico !
Diletto mio, così ti chiamo;
Ma tu già sai, ch’ altro non bramo,
Che solo solo a Te piacer.

Amor mi spinge così a parlare;
Pazza mi vedo, né so che dico;
Quel tuo bel dardo de’ cuori amico
Pazza d’ amore così mi fè.

Ahi del mio amore unic’ oggetto!
Ahi del mio core solo Amor mio!
Ahi Bello! ahi Tutto! ahi Solo! ahi Dio!
Ahi Luce! ahi Vita! ahi Pace! ahi Ben!

Ah mio tesoro, che far poss’ io
Per far contento il tuo bel Core?
Parla , Tu dimmi, come il tuo Amore
Coll’ amor mio posso appagar?

Pur troppo è poco, Diletto mio,
Per Te languire in dolce foco?
Poco è penare, morire è poco:
Struggermi tutta, poco ancor è.

Or via, giacch’ altro io non so dirti,
Ti dico, oh Amato, ricevi il dono
Ch’ io ti consagro: tutta qual sono
Senza riserba mi dono a Te.

Massime del Beato

  • L’ Anima pura è rara, e perciò è la più preziosa, e la più cara, e gradita a Dio; beato chi conserva tal virtù.
  • La purità si conserva colla solitudine, colla mortificazione, coll’ umiltà, e colla preghiera.
  • Chi non mortifica i sensi, e specialmente gli occhi non può conservare la purità.

Miracolo 7
Disperata da’ Professori la guarigione di Marianna Rispoli donna di anni trenta della città di Amalfi, tormentata da un ulcere canceroso sotto la mammella sinistra; fu licenziata dai Medici; cominciarono i pianti del marito e di tutti i suoi parenti, ed ella già si disponeva per ricevere gli ultimi Sacramenti. I dolori erano acerbissimi. La febbre la tormentava sino all’eccesso. Tutto dunque era apparato di morte. Ma come in quella Città nei casi disperati s’invoca sempre il Beato Alfonso, così anche l’inferma volle applicarsi l’ immagine del Sevo di Dio. Si pose placidamente a dormire, e nella mattina seguente non trovò alcun vestigio del suo male, ma robusta, e forte sbalzò da letto perfettamente sana.

Ex voto a devozione di Sebastiano di Giuditto 1876 (Pagani, Museo Alfonsiano)

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luglio 29, 2011 at 12:05 am da Salvatore
Categoria: Hanno scritto di lui, Istituto redentorista, Liturgia e devozioni, Profili biografici
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