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9. NONO GIORNO (31 luglio)
Dalla rinunzia de Vescovado sino all’ ultima sua infermità.

(dall’ anno 79, sino a 91 di sua vita).

Appena sciolto il Beato Alfonso dalla cura pastorale si ritirò in Nocera de’ Pagani. Si chiuse in una stanza, ove ripigliò una vita contemplativa così fervorosa che era l’ammirazione di tutti i suoi congregati. Per quanto comportava la sua cadente età si applicò colla voce, e colla penna a faticare per la salute delle anime. In ogni sabato predicò sulle grandezze di Maria.
Negli Esercizj della settimana di passione diede sempre il Catechismo con incredibile profitto degli ascoltanti. In tutte le pubbliche disgrazie si chiamò sempre il B. Vescovo per implorare la divina misericordia. In tempo di una ostinata siccità fu chiamato a predicare, e promise la pioggia per la prossima ventura Domenica, come di fatti accadde. Il fervore del suo spirito cresceva sempre più da giorno in giorno. Giungeva a stare circa otto ore il giorno avanti al Sacramento.
L’ esercizio della Via Crucis era per lui cotidiano. Seguitò la sua vita penitente sino agli ultimi suoi giorni. Il suo Direttore gli diede precetto di obbedienza di non martirizzare più il suo corpo, ed egli ubbidiente consegnò al suo Laico un cassettino pieno di strumenti tormentosi, ordinandogli che l’ avesse buttato in un luogo segreto. I digiuni furono continuati sino all’ ultimo di sua vita.

Inabilitato dalle serie infermità e dalla decrepitezza a celebrare il Santo Sacrificio della Messa, volle ricevere la Santa Comunione in ogni giorno. Se qualche giorno non si comunicava era tale il rammarico, che giungeva a sentire una ardentissima febbre. I suoi discorsi erano sempre sull’ amore di Dio. Più volte fu veduto colle braccia aperte, cogli occhi fissi in un’ immagine di Gesù Crocifisso, e col corpo più palmi elevato in aria da quella sedia su di cui giacer dovea sempre immobile.
Si accorse il suo Laico Fratel Francescantonio Romito che sotto il collo aveve una piaga già inverminita, che per mortificazione non aveva manifestato da notabilissimo tempo. Non si rase giammai la barba col rasojo, ma semplicemente colla forbice quando la necessità il richedeva. Ricevendo visite inutili se ne disbrigava all’istante. Se era consultato in affari spirituali sembrava un Angelo parlando delle cose divine, e celesti.
Predisse la morte del P. D. Alessandro da Meo. Assicurò il suo Fratel Laico esser morto in Napoli il P. Caputo Domenicano, e si appurò che era morto nel momento in cui lo disse. Con una semplice benedizione guarì centinaja di fanciulli infermi.

Soffrì nell’ ultimo giorno della vita un’ aridità di spirito così tormentosa che spesso chiamava il P. Villani suo Direttore per ricevere qualche conforto. Ripeteva in tutt’ i momenti pieno di fiducia queste parole: “ In te Domine speravi, non confundar in aeternum“.  –  Contestarono i Confessori e Direttori del suo spirito di non aver trovata giammai materia necessaria di assoluzione, di aver riportata sempre vittoria contro tutte le tentazioni.
Nel dì 18 Luglio del  1787, a tutte le sue malattie si aggiunsero un’acuta febbre, una grave dissenteria, ed una dolorosa ritenzione di orina, segni non equivoci del vicino termine della sua vita. Egli l’ aveva già manifestato un’ anno prima al P. Giuseppe Imparato Carmelitano.
Questa fu l’ epoca felice, in cui rese il Signore preziosi gli ultimi giorni della vita del Beato Alfonso.

MEDITAZIONE NONA
Il Beato Alfonso eroico nella divozione a Maria SS: 1. onorandola per sua dilettissima madre; 2. proponendola a tutti, facendola onorare.

I. PUNTO
Considera, come il Beato Alfonso appena ebbe l’ uso di ragione, che professò una divozione specialissima alla gran madre di Dio. Avanti ad una sua imagine spesso s’inginocchiava. L’ invocava in ogni momento e la chiamava col dolce nome di Madre. Avanti a Maria lasciò la spada in contrasegno di abbandonare il mondo. Da Maria sperava la vittoria dei suoi nemici. Per Maria ottenne la bella purità dell’ anima, e del corpo. Sotto la direzione di Maria pose tutte le sue opere. Con tutto il fervore dello spirito meditava spesso le sue grandezze. Digiunava in ogni Sabato in suo onore. Onorava la sua cara madre in tutte le Novene delle sue festività, e quando si accostava una solennità di Maria Vergine si vedeva tanto allegro, che usciva quasi dai sensi contemplando qualche mistero, o qualche privilegio di Maria. Diceva spesso, quanto si fa per Maria è tutto poco.
La sua vita in somma fu un continuo esercizio divoto verso la sua cara madre Maria. Si compiaceva Maria di aver trovato un figlio così amante. Si consolava Alfonso per aver trovata una madre così degna, così potente, così benefica, così pietosa. Quanto si cercava al Beato Alfonso per amor di Maria tutto egli concedeva.
O mio amabile Beato, vero figlio, vero divoto, vero amante della Madre,e Regina Maria, ora sì, che comprendo i voli della perfezione vostra; perchè aveste sempre Maria con voi. Chi vi poteva spaventare, se Maria era la vostra difesa? Ora che state godendo vicino a Maria in Cielo, pregatela, che si dichiarasse per mia Avvocata, e Madre. Sarò salvo se Maria sarà mia madre. Sarò salvo se sarò figlio di Maria.

II. PUNTO
Considera, come il Beato Alfonso avendo conosciuto, che la divozione a Maria Santissima è tanto utile, e profittevole, che forma il sollievo della miseria umana volle pregarla a beneficio di tutti.
In ogni missione ordinò che si fosse fatta una predica sulle grandezze di Maria. In tutti gli esercizj volle, che si lasciasse qualunque predica, ma non quella di Maria Santissima. Trovando anime ostinate ne’ vizj, colla divozione a Maria Santissima le tirò a Dio e le convertì dalla mala vita ad una vita cristiana. Fece tante divotissime opere per muovere i fedeli ad amare Maria.
Nella sua Congregazione pose il bel costume di fare un discorso di Maria Vergine in ogni Sabato e varie Novene in suo onore. In ogni privato discorso sempre nominava Maria con trasporto. In tutti i casi difficili insinuava l’ invocazione di Maria.
In tutte le disgrazie volle, che fossero ricorsi a Maria. Non calò mai dal pulpito senza invitare il popolo a ricorrere a Maria. Ricorrete a Maria, diceva Alfonso, perchè essa ottiene ai peccatori il perdono, ai giusti la perseveranza, ai miseri la ricchezza, ai mesti la gioja, agl’ infermi la sanità, ai tribolati il sollievo, ai perseguitati la sicurezza, ai tentati la vittoria, ai moribondi la calma, a tutti i suoi divoti il Paradiso.
Così è, o mio affettuoso Beato; se voi mi proponete a Maria, mi aprite la vena di tutte le grazie. Io dunque voglio dichiararmi per figlio di questa madre divina. Giuro fedeltà, amore, corrispondenza, a questa mia cara madre. Voglio allontanare da me la diffidenza. Maria ama i peccatori contriti. Io sono peccatore; piango però i miei peccati. Spero per mezzo di Maria il perdono, la pace, la grazia, la perseveranza, il Paradiso.

Affetti e Preghiere
Anima mia sollevati a contemplar Maria. Ammira un tesoro di prodigj. Ella è creatura, ma e madre del Creatore. Ella è figlia di Adamo, ma senza la colpa originale. Ella è vera madre, ma è veramente Vergine. Ella è in cielo non solo con l’anima, ma ancora col corpo. Ella è santissima; ma è avvocata dei peccatori. Ella è una Donna, ma vittoriosa di tutti i nostri nemici. O grandezze della divina Madre! Il Beato Alfonso ne contemplò bene le virtù, i meriti, i privilegj, le glorie, e cercò di propagare la sua divozione.
Anima mia, mira Maria, pensa a Maria, chiama Maria, ama Maria, servi Maria, confida in Maria. Deh! Mio caro Beato, imprimete nel cuore mio vera divozione a Maria. Fate che io goda di sua protezione. Fate, che la potessi vedere in morte. Fate che giunga a goderla in Cielo.

CANZONCINA composta dal Beato
A  Maria madre di misericordia

Dal tuo Celeste Trono
Maria rivolgi a noi
Pietosa gli occhi tuoi
Per una volta sol.

E se a pietade il core
Poi mover non ti senti,
Allor noi siam contenti,
Che non ci guardi più.

Mira che ingrati, e rei
Noi siam col tuo Signore
Mira, che ‘l suo bel core
con noi sdegnato stà.

Ma se tu vuoi placarlo,
Basta una tua parola;
Bella Maria Tu Sola
Puoi farci perdonar.

O cara nostra madre
Se vuoi salvarci, digli
Solo, che siam tuoi figl,
Ch’ egli n’ avrà pietà.

Per tante colpe, è vero,
Degni non siam più noi
D’ esser più figli tuoi;
Ma tu sei Madre ancor.

Apri quel tuo bel manto,
In cui senza timore
Starem, se con amore
Madre ci accogli Tu.

O madre dolce e cara
Ascolta chi ti chiama,
Salva, o Maria chi t’ ama,
E tanto fida in Te.

Massime del Beato

  • Il divoto vero di Maria fugge le colpe mortali, anche le colpe veniali volontarie, esercita le virtù, imita Maria, spesso l’ invoca e l’ onora.
  • Chi ama Maria non si danna. Il demonio non può vantarsi di aver portato all’inferno un divoto di Maria.
  • Quanto più un’ anima è misera, ed infelice, tanto più Maria s’ impegna di ajutarla.

Miracolo 9
Nella terra di Arienzo una donna per nome Maria, moglie di Alfonso de Silvio, per un difficile disperato parto era già per morire. Si ricordò il marito che in sua casa vi era un bastone donatogli dal Servo di Dio, e quando ce lo donò gli disse: Questo ti potrà servire qualche volta. Lo prese, dunque, e lo consegnò alla moglie moribonda. All’ istante diè alla luce felicemente la prole, e questo prodigio bastò, onde in tutti i parti difficili s’ invocasse sempre il Beato Alfonso, i di cui miracoli di questo genere sono innumerabili, e se ne potrebbe tessere un lunghissimo catalogo.

Voto Fatto Grazia Avuta. - S. Alfonso guarisce un'ammalata di tubercolosi Pagani, Museo Alfonsiano).

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