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Teologia e pastorale della carità in S. Alfonso Maria de Liguori
Conclusione = S. Alfonso e il senso della carità

S.Alfonso, un modello valido anche oggi.

Conclusione
Il lavoro che abbiamo cercato di svolgere, non ha troppe pretese, anche perché l’argomento sembra essere “inesplorato”; molte sono state le difficoltà, ma gradite sono state le attese a cui siamo giunti.
S. Alfonso è figlio del settecento napoletano! Si è formato, ed ha “succhiato il buon latte della cultura settecentesca” di quella Napoli, che si voglia o no, era il centro commerciale e culturale dell’Italia. Da questa Napoli, con i suoi innumerevoli e complessi problemi S. Alfonso conduce la sua azione pastorale.

Carità e Amore sono i due poli su cui ruota tutto il pensiero teologico-pastorale del fondatore dei redentoristi. Fornito di squisita sensibilità pastorale[1],
S. Alfonso ha cercato ed ottenuto quei risultati che a livello pastorale ogni parroco auspicherebbe. Ha trovato il modo più giusto ed opportuno di conciliare due discorsi che, nel corso della storia della Chiesa, sembravano dirigersi ognuno per via diversa: Carità verso Dio e Carità verso il prossimo. Il Nostro dottore partenopeo, poggiandosi su S. Tommaso e su altri insigni maestri cristiani, ha fuso, con quell’arte che è propria dei pastori saggi e sapienti, l’essere  tutto di Dio e del popolo. La Carità verso Dio e verso il prossimo costituiscono la realtà fondante e fondamentale del pensiero alfonsiano. Per Alfonso la Carità è essenzialmente la virtù per la quale noi amiamo Dio da questo amore al Dio trinitario scaturisce l’amore al prossimo.

S. Alfonso amò Dio per Dio; Amò il prossimo per Dio; intimò a se stesso ad alle sue passioni una fiera battaglia, per essere tutto di Dio.
Alfonso capì così bene questo “fare pastorale” che donò totalmente la sua vita al popolo più minuto, fondando da giovane prete le cappelle serotine.

La sua azione pastorale diretta soprattutto verso i più deboli, verso gli ultimi, gli ha meritato il titolo di Amichissimo del popolo[2], Pater pauperum; era amico del popolo perché amico di Dio; servì il popolo, mettendo a sua disposizione quanto aveva e quanto era: il suo ingegno, il suo tempo, la salute. Come S. Paolo: “Ben volentieri sperpererò e mi lascierò del tutto sperperare per le vostre anime (2Cor 12,15)”[3].

Nelle sue opere, sia di taglio teologico che ascetico-devozianale, si respira un tatto pastorale che fa di Alfonso de Liguori, un valido e sicuro pastoralista per la Chiesa del secolo XVIII[4]. Egli cerca in tutti i modi di far sì che ogni fedele battezzato assapori il sensus della caritas – lasciato ai soli specialisti di cose teologiche – come dimensione fondamentale del cristiano alla sequela di Gesù Redentore.

Maestro dei poveri e dei semplici, guida sicura nella vita morale apostolo dell’eucarestia e della devozione mariana, S. Alfonso è, in un certo senso, anche maestro dei sacri pastori e lo è in maniera dimessa, ma efficace[5].

Popoli e pastori dovrebbero tornare alla scuola teologica-pastorale del vescovo di S. Agata, ritroverebbero, certamente forza, coraggio, nel praticare quei concetti teologici che sono patrimonio di quella disciplina che sta prendendo piede in questi tempi: la teologia pastorale.

Siamo abituati a collegare, spesso e volentieri, S.Alfonso alle intrigate questioni di morale, invece no: Sant’Alfonso è un napoletano meraviglioso, e nella sua vita e nel suo ingegno queste qualità paesane più d’una volta, anzi spessissimo, saltan fuori con una freschezza e una giocondità incredibili. Chi ne fa un santo pedante, petulante, inameno, crudele, non lo conosce nemmeno di vista. Chi ne fa, per via della sua Morale, una specie di casuista monomaniaco e senza respiro, non sa chi sia stato Sant’Alfonso[6].

Lomuscio G. A., S. Alfonso e la sua opera. Nel dipinto ben si legge la multiforme opera del Santo a favore dei poveri (Raccolta Marrazzo).

 


    [1] O.GREGORIO, Alla scuola pastorale di S.Alfonso, in “S.Alfonso“, 21 (1950), 115.

    [2] Cfr. L.BOMMARITO, L’uomo del popolo. Lettera pastorale per il secondo centenario della morte di S.Alfonso, Agrigento 1987.

    [3] A.LUCIANI, S.Alfonso cent’anni fa era proclamato Dottore della Chiesa, op.cit., 21.

    [4] Significativo è il giudizio di P.Gregorio in merito: Dopo due secoli rimane tuttora un maestro venerato ed obbedito… L’ottocento vi si buttò sopra a guisa d’un affamato su una mensa lautamente imbandita. Al nostro sguardo retrospettivo appare significativa la moltitudine di vescovi e di sacerdoti, che attinsero nella pastorale alfonsiano tesori di sapienza e di metodologia. Cfr. O.GREGORIO, Alla scuola pastorale di S.Alfonso, op.cit., 116.

    [5] C.F.RUPPI, Presentazione, in  S.ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI, La pratica di ben governare, riflessioni utili ai vescovi, Roma 1987, 11.

    [6] G.DE LUCA, Sant’Alfonso il mio Maestro di vita cristiana, op.cit., 90.

 

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Dicembre 2, 2011 at 12:01 am da Salvatore
Categoria: Il suo tempo, Studi
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