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Vita Redentorista – Rubrica quotidiana – 3 settembre

Questo giorno vissuto con spirito redentorista

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1. Dalle Costituzioni e statuti
1. Statuti Generali – Il Governo della Comunità Apostolica.
Art. 2: I superiori in generale.
L’autorità competente a nominare o confermare un superiore può trasferire, per grave motivo, lo stesso superiore ad altro ufficio anche se non è scaduto il tempo del suo mandato. (Stat Gen. 98).

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2. Pensiero e testimonianza sulla Virtù del mese: La mortificazione.

  • Pensiero = La mortificazione esterna attacca i sensi per ridurli sotto il dominio dello spirito; la vista con la modestia, l’udito con certe privazioni; il tatto con le delicatezze della castità, con le penitenze, con un lavoro assiduo, con la gioiosa accettazione della malattia e con l’amore di una vita povera, dura, crocifissa. (P. Desurmont).
  • Testimonianza = S. Alfonso. – Leggi tutto.

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3. Redentoristi nel Mondo
Redentoristi di PortoRico-Dominicana
2013 – Otto sfide per una ‘nuova’ evangelizzazione

La teologia del laicato ha fatto passi di gigante, ma ancora non ha intaccato la prassi. Diamo uno sguardo alle sfide che oggi abbiamo riguardo all’evangelizzazione in modo che ci muoviamo verso una risposta più impegnata e adeguata alle esigenze del nostro mondo.

1. Acculturare il Vangelo.
L’acculturazione della fede nel contesto della nuova evangelizzazione comporta  una riformulazione della “buona notizia” del Vangelo. O anche tradurre nelle lingue locali il dono che abbiamo ricevuto. Quando si tratta di condividere doni spirituali, la comunicazione deve avvenire nell’ambito culturale del destinatario, non dell’evangelizzatore. L’evangelizzatore deve essere “bilingue”, cioè, una profonda conoscenza della propria lingua cultura e una profonda conoscenza del linguaggio del destinatario.
Da parte dell’apostolo, avere empatia è entrare profondamente nella vita dell’altro e della sua cultura, che porti a scoprire, al di là delle apparenze e dei sentimenti immediati, il desiderio di Dio che si annida nel profondo del suo cuore e della sua cultura.

2. Affrontare la crisi del messaggio cristiano.
Sembra che il linguaggio religioso in generale, e il cristiano in particolare, resti comprensibile solo ai praticanti e che si tratti di una lingua particolare e caratteristica per gruppi piccoli e chiusi.
Oggi più che mai, prendendo in considerazione il problema della mancanza di significatività del linguaggio cristiana da parte di tanti, si chiede agli evangelizzatori di esprimere la fede con parole e segni pieni di un senso accessibile all’uomo della strada, in un linguaggio normale, con parole vive che siano comprese al primo impatto. È urgente utilizzare un linguaggio di parole e di simboli che pongano domande; che suscitino il dialogo e che provochino  risposte e opzioni di fede. È chiaro che occorre lasciare da parte quei linguaggi religiosi troppo pii e usati per l’occasione.

3. Aiutare a suscitare le domande e il desiderio di Dio.
Il problema principale in cui ci imbattiamo è che oggi sembra che l’uomo non abbia senso di ricerca. Non si pone domande; è come paralizzato e in un atteggiamento passivo, banale o superficiale.
D’altra parte, sappiamo che l’uomo che non è in grado di interrogarsi (il dubitare e il riflettere attentamente) non sarà in grado di percorrere la via della fede. Il “dubbio”, la “domanda”, ispirano l’uomo a continuare a cercare e lo costringono ad approfondire e a vedere nuovi orizzonti. Il dubbio, la domanda, la questione, possono essere la sala di attesa per l’atto di fede. La fede nasce quando l’uomo inizia a porsi domande, quando qualcuno lo aiuta a ordinarle e non contentarsi di risposte parziali o incomplete, e quando qualcuno lo accompagna verso la risposta, Dio. Perciò gli evangelizzatori devono essere convinti che dietro ogni domanda, si incontra la domanda su Dio.

4. Offrire esperienze più che dottrine.
Evangelizzazione non è principalmente annunciare una dottrina, proporre un’etica o promuovere pratiche religiose, ma rendere attuale l’esperienza di salvezza, di umanizzazione e di speranza iniziata con Cristo e in Cristo. La nuova evangelizzazione deve ritrovare la forza dell’esperienza. La fede cristiana è un fatto di vita più che di dottrina. Germogliata dall’esperienza di essere stato incontrato da Dio nella vita e nella morte di Gesù Cristo; di essere stato amato e raggiunto dalla sua grazia.
Se il cristianesimo è un’esperienza di fede e di vita… nell’evangelizzazione bisogna preoccuparsi più di favorire esperienze che di esporre dottrine. Da qui la necessità di dare priorità nelle sue azioni ed approcci all’iniziazione o al rafforzamento di:

  •  -L’esperienza della fede, che nasce dall’annuncio esplicito della parola o proclamazione del kerigma.
  •  -L’incorporazione alla comunità dei credenti.
  •  -Il concreto esercizio della vita cristiana, che comporta la pratica della preghiera personale e condivisa; la partecipazione regolare alla celebrazione comunitaria della fede; l’esercizio della carità, giustizia e solidarietà, la comunione dei beni; e il discernimento personale e comunitario della Parola e degli avvenimenti.

5 Recuperare la credibilità ecclesiale.
La capacità evangelizzatrice della Chiesa nella nostra società pluralistica e laica si gioca sulla credibilità sociale della stessa. Credibilità equivale a capacità di rivelazione e comunicazione del mistero che la costituisce, mettere gli uomini dinanzi alla loro più profonda umanità, dinanzi alle sue domande più vitali.
Una chiesa credibile per i propri membri e per i lontani e per i non-credenti deve essere oggi più chiaramente luogo di unità e di comunione, con più senso di appartenenza e meno frammentazione, con più dialogo e comunicazione; la casa di tutti, “intellettualmente abitabile”, dove la ricerca della verità prevalga su ogni forma di oscurantismo o di imposizione autoritaria.

6. Creare comunità vive.
L’evangelizzazione deve creare comunità vere dove si vive e si condivide la fede, la testimonianza e l’impegno cristiano. Si tratta di comunità a dimensione umana in cui è possibile superare l’anonimato e si rende possibile la comunicazione di ciò che ogni persona svolge di più prezioso e originale: la propria esperienza di Dio come buona notizia della sua esistenza.
Recuperare la dimensione comunitaria è urgente per una chiesa come la nostra, che in passato ha accentuato gli elementi istituzionali e ha sofferto l’individualismo di una fede senza chiesa da parte di grandi parti della nostra gente.
Alla formazione di vere comunità cristiane si devono accompagnare i pazienti e decisi sforzi di rafforzare i legami di comunione tra di esse, rispettando la diversità e la complementarità dei carismi, servizi e responsabilità che esistono all’interno della Chiesa (cf. LG 7; ChL 20).

7. Suscitare, promuovere e formare agenti di evangelizzazione.
Sappiamo che l’evangelizzazione consiste nella irradiazione e comunicazione dell’esperienza salvifica che vive la Comunità dei discepoli di Gesù Cristo. Non c’è evangelizzazione senza evangelizzatori. È possibile gettare le fondamenta di una nuova evangelizzazione se non si riscopre il potenziale evangelizzatore dei credenti, delle famiglie e dei gruppi cristiani, della Comunità e delle parrocchie?
La novità dell’evangelizzazione oggi la porteranno coloro che, seguendo Gesù Cristo, possono raccontare la propria esperienza di un Dio amico e Salvatore e possono presentare la testimonianza fragile ma convinto, di una vita convertito e guarita dalla grazia di Cristo, vivendo la liberazione integrale dell’essere umano. Su questo c’è mancanza di cristiani autentici e sufficientemente formati con la coscienza della propria missione evangelizzatrice.

8. Portare la Parola al Popolo di Dio.
Il ritorno della Bibbia al popolo, dopo averlo privato per tanti secoli dell’accesso diretto alla Parola di Dio, è uno dei frutti più importanti del rinnovamento conciliare e postconciliare. Questo ha rivoluzionato la catechesi e ha dimostrato l’importanza e l’efficacia della Parola di Dio nel processo di evangelizzazione. Ciò significa:

  •  -La Parola di Dio ha la forza e la vitalità che mancano a qualsiasi catechismo o materiale che possiamo preparare.
  •  -La Parola di Dio interpella la persona che l’ascolta invitandola alla fede, alla preghiera e alla conversione.
  •  -Il suo linguaggio è più narrativo, dialogico, personalizzato e vicino (con una lettura guidata correttamente), di quello dei teologi di ufficio.
  • – Per evitare letture individualistiche, fondamentaliste e interessate che non favoriscono la nuova evangelizzazione, si dovrebbe incoraggiare la lettura della Bibbia nel contesto pubblico della Comunità e in relazione ai segni dei tempi, così che la sua interpretazione è soggetto al discernimento comunitario.

(traduzione dallo spagnolo: P. Salvatore Brugnano)
Leggi l’originale sul sito.

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4. Un Canto
Dal tuo celeste trono
(a Maria Madre di misericordia )

Dal tuo Celeste Trono,
Maria, rivolgi a noi
pietosa gli occhi tuoi
per una volta sol.

E se a pietade il core
poi mover non ti senti,
allor noi siam contenti
che non ci guardi più.- Demo cantata da Anna Risi – Versione C
[audio:/alfonso/23ARisi/21b-CelesteTrono.mp3]

Apri la grande pagina delle Canzoncine di S. Alfonso

5. Una immagine al giorno.

Porto Rico 2013 - Redentoristi a confronto. L’evangelizzazione, anzi la nuova evangelizzazione chiama anche loro ad affrontare i problemi di contenuti aggiornati e di linguaggio adeguato per riuscire a comunicare più efficacemente la Buona Novella agli uomini di oggi.

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Settembre 3, 2013 at 12:02 am da Salvatore
Categoria: Istituto redentorista, Spiritualità globale
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