LA CROCIFISSIONE DI GESÙ

37. LA CROCIFISSIONE DI GESÙ

I. Siamo arrivati alla crocifissione, all’ultimo tormento che procurò la morte a Gesù Cristo; siamo giunti sul Calvario divenuto teatro dell’amore divino, dove un Dio perde la vita in un mare di dolori. Quando giunsero al luogo detto Cranio, là lo crocifissero (Lc 23,33).

Quando il Signore arriva a stento sul monte, per la terza volta gli strappano con violenza le vesti, attaccate alle piaghe del corpo, e lo mettono sopra la croce. L’Agnello divino si stende su quel letto di tormento; presenta ai carnefici le mani e i piedi per esservi inchiodato e, alzando gli occhi al cielo, presenta all’eterno Padre il sacrificio della sua vita per la salvezza degli uomini. […]
Sant’Agostino dice non esservi morte più crudele della morte di croce. Ma i dolori di Gesù superarono ogni altro dolore perché, come dice l’Angelico, il corpo di Gesù, essendo perfetto, era più sensibile al dolore. Il suo corpo fu plasmato dallo Spirito Santo in maniera adatta al patire: Mi hai adattato un corpo (Eb 10,5). […]
Anima mia, contempla il Signore, tua vita, che pende dalla croce: La tua vita sarà come appesa davanti a te (Dt 28,66 Vg). Sopra quel patibolo doloroso, appeso ai chiodi crudeli, egli non trova una posizione di riposo. Si appoggia ora sulle mani, ora sui piedi, ma dove s’appoggia cresce lo spasimo. Egli gira l’addolorato capo ora da una parte, ora da un’altra: se lo abbandona sul petto, le mani per il peso si squarciano di più; se lo abbassa sulle spalle, queste vengono trafitte dalle spine; se lo appoggia alla croce, le spine penetrano maggiormente nella testa. Gesù mio, che morte amara è la tua!

Mio Redentore crocifisso, io ti adoro su questo trono di ignominie e di pene. Sulla croce c’è scritto che tu sei re: Gesù il Nazareno, il re dei Giudei (Gv 19,19). Ma all’infuori di questo titolo di scherno, quali segni di re tu mostri? Le mani inchiodate, il capo coperto di spine, il trono di dolore, le carni lacerate ti fanno apparire come un re d’amore. Mi accosto dunque umiliato e intenerito a baciare i tuoi piedi trafitti per amor mio. Abbraccio questa croce sulla quale tu, vittima d’amore, ti sei sacrificato per me alla divina giustizia.
Felice obbedienza che ci ottenne il perdono dei peccati! Mio Salvatore, ti ringrazio e, per i meriti della tua obbedienza, donami la grazia di obbedire in tutto alla volontà divina.

II. Il re del cielo, appeso sul patibolo della croce, si avvicina alla morte. Con il profeta domandiamogli: Perché queste piaghe in mezzo alle tue mani? (Zc 13,6) Sono i segni del grande amore che ti porto, dice il Redentore; sono il prezzo col quale ti libero dalle mani dei nemici e dalla morte eterna.
Anima fedele, ama dunque il tuo Dio che tanto ti ha amato e, se mai dubiti del suo amore, guarda, dice san Tommaso da Villanova,  guarda la croce, i dolori e la morte crudele che egli ha sofferto per te: essi sono la testimonianza di quanto il Redentore ti ama: “Testimone la croce, testimoni i dolori, testimone la morte atroce che egli ha sofferto”.
 
Gesù mio, ti vedo addolorato e mesto al pensiero che, dopo aver tanto sofferto fino a morire di spasimo sulla croce, saranno così pochi quelli che ti ameranno! Al presente, infatti, quanti cuori, anche di quelli a te consacrati, non ti amano o ti amano troppo poco!
O fiamme d’amore, che sulla croce consumaste la vita di un Dio, consumate tutti gli affetti disordinati che abitano nel mio cuore e fate ch’io viva ardendo solo per il mio Signore che, per amor mio, volle finire la vita consumato dai tormenti su di un patibolo infame. Amato mio Gesù, io voglio amare sempre e soltanto te, mio Dio e mio tutto. (Amore delle Anime, XII,1-3).