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9 ottobre
EFFEMERIDI C.Ss.R = * Continuo e costante lavoro di S. Alfonso.

* Continuo e costante lavoro di S. Alfonso.

S. Alfonso, giunto a settantadue anni, fu colto da atroci infermità. La vita, da allora, non fu che una lunga agonia. Confinato in cella, seduto su una poltrona o disteso sul letto, aveva libere solo la testa e le mani.
Con una forza eroica che solo l’amore può dare, egli diceva a se stesso che, malato o in buona salute, doveva il tempo a Dio ed alle anime.
Il 9 ottobre 1768, informò il suo editore dei lavori letterari intrapresi malgrado le sofferenze. Aveva già composto un opuscolo sulle Cerimonie della Messa; ora lavorava ad una dissertazione sulle Immunità della Chiesa [“Risposta al libro di un autore anonimo col titolo: Dissertazione sull’onorario delle messe”].
Questo amore per il lavoro in un vecchio quasi agonizzante riempiva di ammirazione coloro che venivano a fargli visita.
Lo si pregava di moderare lo zelo. «Durante il tempo che mi resta, rispondeva Alfonso, non credo che debba incrociare le braccia e guardare il cielo!»
P. BERTHE. Vita di S. Alfonso. II, p. 262 e 264.

Il Beato Alfonso de Liguori mostra la sua Theologia Moralis (tela di V. Zingaropoli nella casa redentorista di Francavilla Fontana (BR).

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1790. Il Re di Napoli, Ferdinando, permette ai Padri del Regno di riprendere la Regola approvata da Benedetto XIV e di riunirsi alle Case dello Stato Pontificio.

Nel 1788, il re Ferdinando aveva vietato ai religiosi del Regno ogni rapporto di dipendenza dai superiori residenti fuori dal suo Stato. Aveva dichiarato: «Le vostre comunità e congregazioni – sono indipendenti da ogni superiore straniero, o provinciale, o generale. È proibito a tutti i religiosi recarsi ad un Capitolo qualsiasi tenuto fuori dal Regno. I religiosi comunque continueranno ad osservare rigorosamente le Costituzioni che hanno accettato nel giorno della loro professione».
Questo decreto diede l’opportunità della riunione tanto desiderata. Il Padre Blasucci, Rettore di Girgenti in Sicilia, pur compiangendo i Padri Napoletani, obbligati a subire il “Regolamento”, non l’aveva mai accettato e da parte sua seguiva l’antica Regola mentre aspirava a liberare i suoi confratelli da questo fatale regolamento, il solo ostacolo all’unione.
Si avvalse di questo nuovo editto di Ferdinando per chiedere al re l’autorizzazione di seguire la Regola data da S. Alfonso a suoi religiosi ed «accettata da questi nel giorno della loro professione». L’autore del famoso “Regolamento” era morto. I consiglieri del re diedero parere favorevole alla petizione del Blasucci.
Naturalmente, i Padri Napoletani, attraverso il Padre Villani, sollecitarono per le loro case il favore ottenuto dalle case della Sicilia. Il 9 ottobre 1790, il marchese De Marco gli rispose a nome del re che i religiosi del Santissimo Redentore, a Napoli come in Sicilia, dovevano seguire la Regola antica senza niente aggiungervi.
Il re Ferdinando autorizzava così, senza saperlo, la Regola approvata da Benedetto XIV. “Dio tiene nelle sue mani il cuore dei re e fa compiere loro, senza che ne dubitano, la sua santa volontà”.
P. BERTHE. Vita di S. Alfonso. p. 625 e 626.

Particolare della tela del Blasucci in Palermo: con la sua pazienza e la sua prudenza Blasucci  ottenne dal Re di Napoli il decreto sulla legittimità di seguire la Regola di Benedetto XIV, cosa che avviò la riunificazione delle Case redentoriste.

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IN MEMORIAM 

P. Jean-Baptiste Petit. Avon, 1874.
Questo novizio sacerdote nacque a Comines, nella diocesi di Lille, il 7 gennaio 1832.
Alla vigilia di entrare nella Congregazione si ammalò di una malattia di petto, tuttavia i Superiori l’accettarono, sperando di salvarlo.
Al noviziato non che fece altro che deperire.
Per motivi che si ignorano, il sacerdote novizio, come riporta la cronaca di Avon, ebbe l’autorizzazione di pronunciare i voti religiosi sul letto di morte. – «Memor esto mei». Tb.3-3.
Professione: 9 ottobre 1874.
Ordinazione sacerdotale: 20 dicembre 1856.

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P. Achille Dumesnil. Lima, 1898.
Il P. Dumesnil nacque a Parigi il 21 maggio 1866. Orfano di padre e di madre fin da giovane, il Padre Dumesnil entrò nell’aspirantato di Contamine-sur-Arve.
Appena fu ordinato sacerdote i superiori lo mandarono in America, dove si dedicò alla salvezza dei poveri indiani.
Eccellente religioso, era molto stimato da tutti e dalle anime che diresse.
Ma la malattia di cui soffriva da numerosi anni, lo rese incapace di dedicarsi per molto tempo a questo ministero così fruttuoso.
Si occupò da allora delle cose materiali della comunità. Riusciva a meraviglia, mostrando in tutto generosità e capacità.
Morendo disse ai confratelli: «Sono più felice di voi tutti, parto per il cielo». Il P. Dumesnil morì il giorno in cui la Chiesa celebrava la festa della Maternità della Madonna.
«Laetatus sum in his quae dicta sunt mihi: in domum Domini ibimus». Eb 10-38.
Professione: 21 settembre 1885.
Ordinazione sacerdotale: 5 ottobre 1890.

Lima (Perù). Missionari redentoristi in partenza per i vilaggi nei primi anni del ‘900 (foto in AGHR).

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P. Maxime Stoufflet. Attert, 1904.
Il P. Stoufflet nacque il 23 luglio 1823, nella diocesi di Metz, ed entrò nella Congregazione dopo aver esercitato il santo ministero, ed in seguito ad una missione predicata dai Redentoristi di Saint-Nicolas-du-Port.
Il P. Stoufflet fu missionario nella Congregazione per quasi venticinque anni. Possedeva due qualità principali per la condotta di un uomo: un’estrema bontà ed un contegno notevole. Il suo talento oratorio era sui generis.
Dopo averlo sentito si era costretti ad ammirare la solidità di principi che illuminano e regolano la coscienza; esposizioni lucide che evidenziano la verità e alla portata di tutte le intelligenze.
Predicò più di cento ritiri ad ecclesiastici ed un numero incalcolabile di missioni e di ritiri.
Diceva il P. Desurmont, suo Provinciale: “Aveva una atteggiamento di padre ed cuore di madre; conosceva il segreto per scoprire le prime cure da dare ai malati”.
Per contribuire alla salvezza delle anime dopo la sua morte, stabilì l’opera delle missioni gratuite durante il suo soggiorno a Châteauroux.
Incaricato di fondare una casa a Morlaix, le circostanze gli impedirono di portarla a termine.
Nelle conversazioni private, il caro Padre non smetteva di esprimere la gioia di appartenere ad una Congregazione che amava tanto Nostro Signore e la Madonna.
Di lui restano alcuni opuscoli: La santa e dolce morte; Fiducia semore; Il modo di assistere i moribondi, ed un altro sulla Madonna, che terminò alla vigilia della morte.
Il P. Stoufflet morì il giorno della festa della Maternità di Maria. «Timenti Dominum bene erit in extremis, et in die defunctionis suae henedicetur». Eccli. 1-13.
Professione: 20 febbraio 1859.
Ordinazione sacerdotale: 22 dicembre 1848.

Attert (Belgio) 1905 – Il paese visto da una finestra della casa redentorista. Qui morì l’anno prima il P. Maxime Stoufflet (foto in AGHR).

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Pensiero e testimonianza sulla virtù del mese nelle SPIGOLATURE
RACCOGLIMENTO = 9 ottobre
APRI

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Ottobre 9, 2019 at 12:03 am da Salvatore
Categoria: In memoriam, Memoriale calendario, Profili biografici
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