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3. TERZO GIORNO (25 luglio)
Dall’ approvazione della Regola di sua Congregazione
sino all’ ultima perfezione del sistema delle Missioni.

(dall’ anno 53 sino a 60 di sua vita).

Appena approvata la Regola vide il Beato Alfonso proclamato per ogni parte il suo Istituto. In pochi anni, oltre de’ Collegj di Regno si stabilirono sette Collegj nello Stato Romano, cioè nei Scifelli, in Frosinone, in Gubio, a Spello, in S. Angelo a Cupolo, in Benevento, ed in Roma. Anche in Sicilia si stabilì la Fondazione di Girgenti, quindi quella di Sciacca, ed ora anche in Palermo. Giunse il suo Istituto anche in Polonia dove si stabilirono tre Collegj. Tutto contento era Alfonso in vedere propagata l’ opera di Dio. Vigilava sull’ osservanza delle Regole, sullo studio de’ Giovani, e sullo spirito del Noviziato.

Mentre tutto era calma, ed allegrezza si suscitò una fiera tempesta. Alcuni prepotenti di Iliceto cercarono la distruzione dell’ Istituto con false accuse e con diaboliche trame. Alfonso prende tre mezzi per la difesa, cioè il sacrificio della Messa, l’orazione e la mortificazione. Ordinò ai suoi congregati che avessero digiunato in ogni Sabato, si fossero disciplinati in ogni lunedì, oltre del mercoledì e venerdì, ed avessero recitato il Salmo: Qui abitat in adjutorio Altissimi etc.
Animò alcuni pusillanimi, e predisse che la Congregazione sarebbe risorta più gloriosa dopo la persecuzione, come di fatti accadde. Si difese con tanta perfezione che non disse né scrisse mai parola contro degli avversarj. Riportò vittoria contro dei nemici. Tutto attribuì a Dio. Comandò ai suoi Congregati che avessero beneficato i persecutori. Di fatti la famiglia del nemico più fiero cadde in bassa fortuna e volle Alfonso che il P. Tannoja si fosse impiegato per l’educazione e situazione di tutti i figli di quel padre già morto; e così fu esattamente seguito.

Finita tale tempesta tutto si applicò ad aumentare la perfezione dei sui Missionarj. Era il primo osservante delle Regole e dei voti. Più moveva coll’ esempio, che colle parole. Era il primo a tutti gli atti della Comunità che nel corso della giornata non sono pochi, cioè mezz’ ora di orazione mentale nella mattina del giorno e nella sera; un quarto di visita al Sacramento; mezz’ ora di apparecchio, ed altrettanto di ringraziamento; l’esame di coscienza prima di pranzo e prima di andare a letto la sera; tre ore di silenzio in ogni giorno; mezz’ora di lezione spirituale in ogni giorno; la disciplina in comune due volte la settimana; la conferenza, o liturgica, o ascetica in ogni lunedì: l’accademia in Dogmatica o in Morale in ogni venerdi; un giorno di ritiro in ogni mese; e dieci giorni di ritiro in ogni anno Questa era la vita di Alfonso in  Collegio, e così vivevano, e tutt’ ora vivono i suoi figli.

Egli da Superiore sceglieva sempre la parte peggiore. Nei Ciorani si elesse una sottoscala di legno per sua abitazione. Gli abiti vecchi degli altri li prendeva per sè. Il cibo lo condiva o coll’ assenzio o colla centaura. Ajutava i Laici nello spazzar la casa ed anche in altri più vili uffizj. Visitava in ogni anno i Collegj, o da sé o per mezzo dei suoi visitatori. Amava i sudditi con amore di padre e senza ostentare autorità. Consolava gli afflitti. Con carità correggeva i difettosi, quasi sempre pregando. Non voleva malinconia e tristezza in essi.
Singolare era il suo affetto per gl’infermi. Offeriva la sua vita al Signore per essi. Insinuava ai Rettori di vendere gli argenti della Chiesa, quando fosse stato necessario per gli infermi. Comandò, che in tutti i Collegj si fosse fatta la limosina in ogni giorno. Ordinò che si fosse dato ricetto a tutti i Pellegrini. Egli particolarmente faceva delle carità alle persone bisognose.
Questo spirito di carità fu confermato da un raro prodigio. Alimentava il Beato Alfonso una donna da lui convertita e le somministrava la mesata nella Chiesa del Collegio di Nocera. Nel giorno prefisso venne la donna; le fu detto che era Alfonso partito per Napoli. Mentre la donna piangeva in Chiesa vede Alfonso nel confessionale che la chiama e le dà la solita  limosina. Stupì la donna, e molto più gli individui del Collegio ad un tale portento.
Ammirate come Dio glorifica i veri suoi servi ed amici !

MEDITAZIONE TERZA
Il Beato Alfonso eroico nell’ amare Dio; lo  amò: 1. con amore fervente: 2. con amore operante.

I. PUNTO
Considera come il Beato Alfonso se nelle altre virtù fu gran Santo, nell’ amore di Dio fu un Serafino. Era sì penetrato da questa dolce fiamma che al solo sentire amore di Dio avvampava nel volto. Quando parlava dell’ amore di Dio si trasformava, e pareva come estatico volesse sollevarsi dalla terra. Accendeva nella meditazione delle divine perfezioni il fuoco dell’ amore verso Dio:  In meditazione mea exardescet ignis. Contemplava sempre le cose celesti. Le opere di Dio erano tanti mottivi per maggiormente amarlo.
Amava Dio come fonte di bellezza, di sapienza, di bontà, di potenza, di ricchezza infinita. Amava Dio, come beneficio, come amante, come misericordioso,  come causa di tutti i beni, che sono nel mondo. Amava Dio, perché era stato da Dio arricchito di tanti doni, e di tante singolarissime grazie.
Mia confusione!  L’amore di Dio dove è nel mio cuore?  Ho perduto gli affetti del cuore mio verso tanti oggetti miserabili e non ho amato Dio, che merita tutto il mio cuore. Ahi, vita mia perduta sin ora, perché non ho amato Dio. Oh me felice, se nella vita, che mi resta non mi applico ad amare solo Dio!
Deh, mio caro Beato, ottenetemi dal Signore qualche scintilla di amore verso Dio: Voi amaste Dio con tanto fervore, ed io sin ora non l’ ho amato, anzi l’ho offeso; fate che viva, e muoja amando quel Dio, che tanto merita di essere amato.

II. PUNTO
Considera come il Beato Alfonso volle dimostrare a Dio l’amore che gli portava colle opere sue. Amò Dio col cuore, lo manifestò colla voce. Ma volle adempire ad un  tale precetto colle opere sante. Amore di Dio predicò in tutta la sua apostolica vita. Amore di Dio scrisse in tutte le sue opere divote. Amore di Dio insinuava a tutte le anime, che dirigeva.
L’amore di Dio gli fe’ sostenere tante fatiche e tanti travagli nelle missioni, negli esercizj e in tutte le opere del ministero. Per l’ amore, che portava a Dio sparse tanti sudori, intraprese tanti viaggi, stabilì tante opere di pietà. Per amore del suo Dio soffrì tanti disprezzi nella gioventù, tante contradizioni da Ecclesiastico, tante persecuzioni per la sua Congregazione. Amava di soffrire, e di patire per Dio, quando era tribolato, altri lo compativano, ma egli si consolava, ne ringraziava il Signore, ed offeriva tutto se stesso a Dio.
Anima mia, e tu che fai, che operi, che soffri per Dio?  Come gli dimostri il tuo amore?  Ma dove è in me l’ amore di Dio ! Dove è l’amore fervente, se il mio cuore è freddo e gelato e non ha alcun trasporto per Dio!  Dove è l’ amore operante, se io nulla ho fatto fin ora per piacere a Dio!
Ah mio caro Beato: ottenetemi luce, grazia, corrispondenza, ed amore verso Dio. Fate, che almeno l’ami nel tempo che mi resta di vita.

Affetti e Preghiere
Mio Dio, vi presento gli affetti di un cuore, che Voi creaste. Vi dono quello che è già Vostro. Egli è indegno di comparirvi davanti. Ma purificatelo prima, e poi accettatelo. Io desidero di sapervi amare anche a costo della vita. Io sono risoluto di esser Vostro, e tutto Vostro.
Anni infelici della mia vita spesi nei desiderj, e negli affetti, o inutili; o colpevoli. Povero mio cuore perduto verso le immondezze. Piango i falli miei, e giuro a Voi, mio Dio, fedeltà, ed amore. Mi manchi il respiro, e m’ incenerisca un fulmine, se da questo punto vi abbia a mancare di fedeltà. Ammiro l’amore che avvampò nel cuore del mio Beato Alfonso; vorrei imitarlo, ma come farò senza la Vostra grazia?
Deh mio Beato, Voi che state nel Regno dell’ amore, amando Dio in premio di averlo amato, ottenetemi l’ amore di Dio. Fate che il mio cuore sia tutto di Dio, sempre di Dio, unito a Dio, fedele a Dio, costante nell’ amore di Dio. Concorrete col Vostro patrocinio a farmi ottenere da Dio che viva e che muoja amando Dio, ed abbia in premio il regno dell’ amore, che è  il Paradiso eterno.

CANZONCINA composta dal Beato
Ami chi vuole altri che  Dio,
Dio solo solo amar vogl’ io.
Mio Dio, mia vita,
Beltà infinita,
Se Te non amo, chi voglio amar ?

E qual giammai può amare un core
Beltà più grande degna d’ amore !
Egli è sì bello,
Che poco è quello,
Ch’ anche i Beati ne sanno in Ciel.

Alme che stolte perdute gite
Amando in Terra beltà mentite;
E non mirate,
Che non trovate
Mai pace vera nei vostri amor ?

Amate, amate, chi ‘n ver si chiama
Bello infinito, e tanto v’ ama;
O voi beate
Se voi l’ amate,
Se voi sapete a Dio piacer.

Alme coi sante, che amate Dio,
Dite s’è vero quel che dico io:
Dite a chi sente,
Quanto contente
Egli vi tiene in Terra ancor.

Ma voi felici poi direte;
Quando già in porto un dì sarete;
Quando nel Cielo
Già senza velo
Vedrete Dio bello qual’ è ?

O se tornasse la vita mia,
Altro che amarlo io non faria.
Ma almeno in questa
Vita che resta
Altro che amarlo non voglio far.

Ne sei contento mio bel Signore ?
Ma se tu ‘l vuoi, dammi il tuo amore:
Senza tua mano,
Io cerco invano
Amarti, o mio caro Gesù.

Ma tu più m’ ami di quel che io t’ amo,
Cerchi il mio amore più ch’ io no’l bramo
Dunque mio Dio,
Tu già sei mio,
Io tutta tua sempre sarò.

Massime del Beato

  • Chi gusta quanto è dolce, e dilettevole l’ amore di Dio perde il gusto a tutti gli altri piaceri.
  • Iddio vuole esser solo nel nostro cuore; chi vuole amare Dio; ed il mondo, non possiede l’ amore di Dio.
  • E’ impossibile avere due Paradisi, ma chi ama Dio ha un godimento di Paradiso in terra, anche in mezzo alle più crudeli tribulazioni, ed un Paradiso eterno in premio del suo amore.

Miracolo 3
Una Religiosa di gran virtù dell’ordine delle Teresiane Scalze commorante nel Monistero di Ripacandida in Diocesi di Melfi contestò con giuramento un’apparizione del Beato Alfonso. Mentre stava fervidamente orando nel Coro, intese una voce chiara e sonora che le comandò di manifestar tutto al suo Confessore. Elevata in ispirito, giura di aver veduto il Beato Alfonso dentro un globo di luce, simile ad un sole luminoso riverberato per dentro un cristallo ed il Beato così bello che non vi è simile bellezza in terra. Le disse le seguenti parole: Figlia conservatevi sempre più nella purità del cuore e sia il vostro cuore posseduto solo da Dio, sempre in Lui abbandonato, e di patir per Lui quanto a Lui piace e di star sulla terra come se non ci fossi, ma sollevata sempre coi desiderj, e cogli affetti nelle cose celesti.

Voto Fatto Grazia Avuta. - Ex voto anonimo (Pagani, Museo Alfonsiano).

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luglio 25, 2011 at 12:05 am da Salvatore
Categoria: Hanno scritto di lui, Istituto redentorista, Profili biografici, Spiritualità alfonsiana
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