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4. QUARTO GIONO (26 luglio)
Dal sistema delle Missioni sino alla promulgazione di varie sue opere.
(dall’ anno 60 sino a 64 di sua vita).

Per lo governo della Congregazione stabilì Alfonso quanto era necessario per il buon ordine dei collegj. Prese quindi di mira l’ opera delle Missioni come oggetto principale del suo Istituto. Ordinò che i Missionarj dopo anni di apparecchio fossero usciti a predicare la divina parola. Stabilì le Accademie per istruire i giovani in tutti gli esercizj predicabili. Conobbe necessario, che amministrato si fusse il Sacramento della penitenza, ed a tal fine rigorosamente esaminava i giovani missionarj sulla Teologia morale.
Era solito dire: “Tre sono i libri necessarj per un missionario, il Crocifisso per lo spirito interiore, la divina Scrittura spiegata dai Padri per la predicazione, e la Teologia dommatico-morale per l’ amministrazione de’ Sacramenti“.

Quest’ opera delle Missioni la portò a tale, e tale perfezione, che giustamente è chiamato il vero Missionario de’ nostri tempi. Ecco il metodo stabilito da Lui, che scrupolosamente tuttora si osserva nella sua Congregazione. Avendo di mira tutti i ceti di persone non ha tralasciato mezzo per tirare tutti a Dio.
Vuole dunque che giunti i missionarj in un paese, o città si faccia una introduzione per annunziare la venuta de’ Missionarj. Comanda che per due o tre sere si facciano i sentimenti di notte nelle pubbliche piazze per invitare tutto il popolo a concorrere in Chiesa. Ordina che tutti i Missionarj siano prontissimi nell’ ubbidire al Superiore della missione, e mentre si applicano all’ altrui salvezza non debbano tralasciare gli interessi dell’ anima propria; per cui tutti debbono farsi mezz’ ora di orazione mentale al giorno, ed un quarto d’ ora di visita al Sacramento, ed un ora per la celebrazione della Messa col dovuto apparecchio, e ringraziamento.

Gli esercizj da farsi in Chiesa saranno i seguenti. 1. La predica ben presto la mattina principalmente per comodo dei giornalieri della campagna.  2. Sei ore di Confessione in ogni mattina.  3. La dottrina Cristiana in ogni giorno per istituire i ragazzi a poter ricevere i Sacramenti.  4. Una breve istruzione sulla divozione della Vergine per impegnarla alla conversione de’ peccatori. 5. Il Catechismo grande sul Sacramento della penitenza. 6. La predica grande a tutto il popolo. 7. Ai soli uomini un sentimento per indurli alla penitenza dei propri peccati. 8. Gli esercizj particolari agli Ecclesiastici per otto giorni. 9. Gli esercizj anche particolari ai gentiluomini per giorni otto. 10. Le Comunioni distribuite per le varie età e sessi, oltre di tante piccole pratiche che qui si tralasciano. Vuole il Beato Alfonso che i suoi Missionarj prima di salire in pulpito innanzi al Sacramento si preparano coll’orazione.

Si prescrive la regola del vitto, cioè due cose  nel pranzo della mattina, e due nella cena della sera. Si prescrivono sette ore di riposo; finalmente tutto ciò che può concernere all’ edificazione dei popoli tutto è ordinato da lui, e ne è incaricato della vigilanza il Superiore della missione. Questo metodo perfezionato dal Beato Alfonso più colla Sapienza Divina, che colle umane speculazioni, lo condusse al fine nel 1760 quando si determinò di dare alle stampe un operetta intitolata: Breve istruzione degli esercizj di missione, avendo di età anni 64.

MEDITAZIONE QUARTA
Il Beato Alfonso eroico nell’ amare il prossimo, perchè: 1. Lo libera dall’ oppressione de’ suoi nemici; 2. Lo mette nella strada sicura del Cielo.

I. PUNTO
Considera come il Beato Alfonso chiamato da Dio ad essere un Apostolo della sua santa Religione impiega tutta la sua vita per la salute delle anime. Egli considerava il fine per cui era Gesù Cristo venuto nel mondo, e diceva: se Gesù Cristo ha fatto tanto per liberare un anima dal peccato, e dall’ inferno, anche io voglio faticare per le anime, che costano sangue a Gesù Cristo.
La carità lo indusse a farsi Ecclesiastico, ed a lasciare i comodi della vita per badare alla salvezza delle anime. Tutti i peccatori trovavano in lui un padre, che con affetto cercava la loro salute. Egli era un medico, che non tralasciava fatica per dare ai peccatori la vita. Egli pregava, si mortificava, si disciplinava sino al sangue, digiunava, per liberare un peccatore dalle fauci dell’ inferno. Più volte si vide piangere dirottamente avanti a Gesù Crocefisso per qualche anima ostinata.
Il vizio era il suo nemico. Il peccato era da Alfonso perseguitato. Voleva, che si fosse sempre predicato dai suoi Missionarj contro di questo mostro che faceva perdere tante anime. Per liberare un’ anima dal peccato avrebbe fatto i più lunghi e disastrosi viaggi. Per salvare un’ anima avrebbe perduta la salute, e la vita, se Dio comandato l’avesse. Tante volte lasciò il riposo, il cibo, il necessario sollievo per attendere alla salvezza di qualche anima.
O carità mirabile del mio Beato!  O avessi anch’ io questo spirito di carità!  Caro mio Beato, io forse in vece di liberare il prossimo dall’ inferno, tante volte l’ ho rovinato.  Deh per carità fatemi perdonare da Gesù Cristo.

II. PUNTO
Considera come il Beato Alfonso dopo di aver liberata qualche anima dalle anime del demonio s’ impegnava di portarla per la via della perfezione. O quante anime uscite dal vizio furono dirette dal Beato per le vie della virtù !  Tanti uomini perfetti furono suoi figli spirituali. Tanti Ecclesiastici Santi furono sotto la sua esatta ubbidienza. Tanti zelanti Pastori furono da lui guidati. Tante vergini Religiose furono regolate da lui. Qual direttore accorto colla orazione, coi consigli, coi regolamenti, colle lettere, coi libri, colla voce, e con esempio portava dolcemente le anime a Gesù Cristo. O felici quelle anime, che poterono avere una tanta guida!
O felici noi se imitiamo i suoi esempj, e se osserviamo i suoi insegnamenti! Anche noi possiamo farci Santi colla direzione del Beato Alfonso.
La carità di Alfonso lo faceva applicare di giorno e di notte per la propagazione della virtù. La carità gli fece inventare tante pratiche di divozione e tanti modi ammirabili per esercitare la virtù. La carità lo fece parlare e scrivere tanti sentimenti che infervorano i cuori degl’ uomini.
E perchè, o mio caro Beato, dal Cielo non mi ottenete questa carità?  Io non posso imitarvi in tutto; almeno fatemi avere tanta carità col mio prossimo, che non mi perda ma mi salvi. Se non amo il prossimo, io mi danno. Dunque voglio amarlo, e l’ amo, perchè Dio me lo comanda, ma Voi fatemi osservare quanto mi comanda Iddio.

Affetti e Preghiere
Anima mia non essere schiava delle tue passioni. Riconosci la tua dignità. L’ irascibile tante volte ti trasporta a volere il male del tuo prossimo. Questa passione merita freno. Ella è serva dell’ uomo.
Chi non ama il prossimo anche nemico ha un cattivo cuore. Chi non ama il prossimo non ama Dio. Chi non ama il prossimo non è nello stato di Grazia. Chi non ama il prossimo non si salva.
Ammira ed imita la carità del Beato Alfonso. Sì, mio caro Avvocato, conosco che cammino lontano dalla via del Cielo. Il precetto della carità non è stato bene da me osservato. Voi tanto eroico nella carità, ed io tanto manchevole nell’ osservanza di questo precetto. Deh riformate in me gli affetti, i desiderj, gli amori, e gli odj del mio disordinato cuore. Fate, che osservi la carità per venire a godere nel Regno della carità in Paradiso.

CANZONCINA composta dal Beato
Partendo dal mondo l’Amante Pastore,
Che volle dell’ Alme morir per amore,
Le Agnelle sue amate,
Col sangue comprate
Non volle poi sole nel Mondo lasciar.

Priachè nel suo Regno facess’ Egli noi
Felici ed eterni compagni già suoi,
L’ immenso suo amore
Con troppo stupore
Compagno di noi lo fece quaggiù.

Non volle che in Terra un core che l’ alma
Pensasse in trovare lontano chi brama.
Si fec’egli stesso
A tutti d’ appresso,
Per farsi da tutti vicino trovar.

Colà sull’ Altare sta chiuso il Diletto,
E tutto sta pieno di fuoco, e d’ affetto,
Per sempre infiammare
Quei cori, che amare
Anelan davero il loro signor.

Gli strali che manda, le fiamme che accende
Quel Pane Celeste chi’ l prova l’ intende:
Un cor dall’ Altare
Non può non tornare
Ferito, ed ardente se freddo ci andò.

O anime amanti parlate, e voi dite,
Le fiamme beate, le dolci ferite,
Che ognora provate
Qualor v’ accostate,
Laddove v’ attende il vostro Gesù.

O Re del mio core, o cibo Divino,
Potessi qui ‘n Terra star sempre vicino
A Te mio Signore,
Che già per mio amore
Nascosto qui in Terra stai sempre per me.

Io spero Amor mio, nel Cielo beato
Vederti, ed amarti un giorno svelato;
Ma intanto che vivo,
Non voglio esser privo,
Tua dolce presenza di sempre goder.

Massime del Beato

  • Chi ha carità col prossimo trova carità presso Dio. E chi è severo o crudele col prossimo troverà severità presso Dio.
  • Chi ha carità col prossimo compatisce e scusa il prossimo difettoso e manchevole.
  • Quando non possiamo ajutare il nostro prossimo coll’ opera e colla voce,  almeno facciamolo colla preghiera.

Miracolo 4
Il signor D. Carlo del Vecchio di S. Cipriano di Aversa e novizio della Congregazione del SS. Redentore fu sorpreso nel mese di marzo da gravissimo dolore di petto, da difficoltà di respiro, da violentissima febbre e da continuo vomito di continuo sangue. Si usarono tutti i rimedj dell’ arte, ma tutto fu inutile. Invece di cedere, il male vieppiù incrudeliva i funesti sintomi arrivarono a tanto che ottimi professori lo credettero vicino alla morte. A tale notizia si uniforma il buon novizio, ma cerca pieno di fiducia al suo Maestro un’ immagine del suo Beato Padre. L’applica al suo petto ed all’improvviso cessa il dolore di petto, la difficoltà del respiro, la febbre, il vomito di sangue. Si alza da letto perfettamente sano, ed ottimi professori ne formano i più autentici attestati sotto la data di marzo del 1788.

Ex voto su vetro 1840: "Chiunque trovasi afflitto da caso disperato, ricorra al gran Santo Alfonso e sarà liberato" (Pagani, Museo Alfonsiano).

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