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P. Francesco Russo (1920-2010) – Italia.

Venerdì 19 novembre 2010 alle ore 10.00 nella chiesa parrocchiale dell’Ecce Homo in Palermo, presieduti dal p. provinciale, si sono tenuti i funerali del p. Francesco Russo, tornato alla casa del Padre mercoledì 17 alle ore 12.30 a causa di un insieme di complicazioni. I funerali sono stati partecipati da moltissimi fedeli che commossi hanno voluto esprimere la loro vicinanza nella preghiera al caro padre Francesco,considerato dai parrocchiani tutti alla stregua di un padre.

Il p. Francesco nato in Aragona (Ag) da Salvatore e Salamone Margherita il 23 dicembre 1920 era stato registrato all’anagrafe il 10 gennaio 1921. E’ stato battezzato il 1° febbraio 1921 e il 18 aprile dello stesso hanno per mano di Mons. Bartolomeo Lagumina ,vescovo di Agrigento, ha ricevuto il sacramento della confermazione.
Il 07 ottobre 1933, dal padre, viene affidato al p. Giuseppe Lipari direttore con una dichiarazione firmata nella quale si legge tra l’altro:
“ Voglio che il mio figliolo sia educato secondo il fine dell’Istituto del Redentore perché possa un giorno divenire Missionario Redentorista ”… “ Non cercherò di contradirlo nella sua vocazione ma di lasciarlo libero pienamente qualora giunto all’età competente, si determini definitivamente ad entrare nell’Istituto ”
L’anno di noviziato lo trascorre  a Ciorani guidato dal maestro p. Farfaglia . Il 29 settembre 1933 emette la professione temporanea. Frequenta gli anni di studentato a Cortona sotto la guida di vari prefetti ed il 29 settembre del 1943 emette la professione perpetua.

Subito dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta  a Cortona il 17 marzo 1945, viene inviato a Castroreale come insegnante nella scuola missionaria ed assistente dei ragazzi. Nel 1950 viene nominato direttore della scuola missionaria e nel 1952 rettore della casa continuando sempre il suo servizio di insegnante. Nel 1952 viene assegnato a Palermo con la nomina di parroco e poi dal 1953 al 1958 anche come superiore.
Ricopre l’incarico di Consultore sia con il provinciale p. Giammusso che con il p. Liborio Vecchi.

Dal mese di luglio del 1958 al mese di settembre del 1963 ricopre l’incarico di Superiore Provinciale con residenza prima a Uditore e poi a Villa s. Alfonso.
A sette giorni dalla nomina a Provinciale da parte del Generale p. Guglielmo Gaudreau,in una lettera inviata a tutti i confratelli scrive tra l’altro: “Riconosco purtroppo i miei difetti e la mia miseria, so di essere un servo inutile e sonnolento, ma so anche che sono religioso e come tale ho il preciso dovere di chinare il capo innanzi alla decisione dei Superiori e pronunciare fiducioso e sereno il mio sì”

Il programma di lavoro come provinciale si può sintetizzare nell’espressione , da lui stesso usata nella prima lettera circolare “Ut unum sint”., Si faccia tutto, diceva, per fomentare nella nostra Provincia la mutua fiducia e stima. Siamo fratelli, uno stesso Padre ci sorride, uno stesso ideale ci anima ed uno stesso amore deve unirci”.
Nel  1964 è assegnato alla comunità di Sciacca con l’incarico di consultore provinciale, incarico che mantiene per tutto il primo triennio del provincialato del p. Parlato.
Dal 1965 al 1978 presta servizio come superiore nella comunità di Capo d’Orlando e nel frattempo si interessa della cura pastorale della parrocchia “Maria Ss. di Portosalvo”. Nell’ultimo triennio del provincialato del p. Manzella ricopre l’incarico di Consultore provinciale

Nel 1978 viene trasferito nella comunità di Agrigento e qui tra il 1980 e l 1981 ricopre l’incarico di superiore . Dal 1981 al 1987 presta servizio nella comunità di Villa s. Alfonso come vicario e consultore del Provinciale p. Vincenzo Ricci.
Nel 1987 viene assegnato alla comunità di Palermo-Uditore in qualità di vicario parrocchiale.
Da tutti riconosciuto come un uomo buono e pieno di fede, amante della vocazione. La sua vita è stata contraddistinta da un forte senso di appartenenza alla Congregazione. Di salute un po’ cagionevole, ciononostante si è dedicato sempre con generosità a predicazioni varie, esercizi spirituali a comunità parrocchiali, sacerdoti e religiosi. Nella Parrocchia di Uditore, fin quando le forze glie lo hanno consentito si dedicato alla cura degli ammalati e al sacramento della riconciliazione. In suffragio della sua anima vada la nostra preghiera; il Signore gli conceda di contemplare la gloria del suo volto nella Gerusalemme celeste.

p. Davide Perdonò
Superiore Provinciale.

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Dalla Lettera circolare
del 20 novembre 2010

La Comunità redentorista di Palermo così ha dato l'annuncio della morte del P. Francesco Russo, un redentorista dal cuore di padre e di pastore.

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La Comunità redentorista di Palermo-Uditore 2008 si stringe intorno al venerando P. Francesco Russo e al fratello Sasà Gangi che celebra il suo 80 compleanno: si riconoscono P. Rosario Rizzo, P. G. Sorrentino, superiore, fratello G. Alomia e il diacono Paolo Pellizzari.

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Ricordo personale
P. Francesco Russo. un vero redentorista
del P. Giuseppe Russo
in “Gli Amici di S. Alfonso”, Anno 10, n.4 del 2010.

 Era la sera del 21 settembre 1947 quando raggiunsi il Seminario minore dei Missionari Redentoristi di Castroreale (ME) dopo un’estenuante viaggio in treno da Licata a Barcellona. Ebbi una grande accoglienza da parte di un giovane sacerdote, che con il suo sorriso accattivante e la battuta facile mi mise a mio aggio. Era P. Francesco Russo.

I miei primi giorni a Castroreale furono drammatici, perché al primo risveglio mi trovai con una febbre alta, tanto che mia madre, che mi aveva accompagnato, stava nel dubbio se lasciarmi o riportarmi a casa. Io cercai di fingere, dicendo di stare bene, ma fu il giovane assistente, P. Francesco Russo, con la sua bontà persuasiva convincere mia madre a !asciarmi , perché tutto avrebbe avuto buon fine.
Mi ripresi dopo qualche giorno e ritornai a vivere normalmente. Non trovai difficoltà ad alzarmi alle sei di ogni mattina, come non mi annoiavo stare quasi un’ora in cappella a seguire quel giovane sacerdote sia nel pensierino-meditazione, che nella celebrazione della che avevo trovato il mio posto e la mia gioia.
Ero tutto proteso verso la meta, che in realtà stava molto lontana. Non passarono molti giorni che assistei a un vero terremoto. Non ero addentro a quegli ordinamenti.
I miei compagni più grandi entrarono in un’agitazione tutta gioiosa e festosa ed io, ignaro, partecipai da spettatore a quei bei pranzetti, intercalati da canti e poesie: erano arrivate le nomine dei nuovi superiori. Il P. Giosuè Parlato partiva per Agrigento, P. Pietro Li Calzi assumeva l’ufficio di superiore, P. Francesco Russo quello di direttore degli aspiranti e P. Agostino Incorvaia junior quello di assistente. Ci fu chi partì e chi arrivò.

Con ottobre iniziò la scuola ed io la presi con molto serietà, tanto da distendermi. Tra i miei professori ebbi P. Francesco Russo, che comunicava non solo cultura, ma insegnamenti necessari per diventare veri uomini e poi dei buoni e santi sacerdoti. Io lo ascoltavo come si suol dire a bocca aperta e man mano assorbivo il suo insegnamento.
Mi fu padre non solo spirituale, poiché ebbe anche un occhio speciale nella mia crescita fisica, che, a causa del nutrimento insufficiente, mi portò a una debolezza tanto da interrompere gli studi.
Ricordo quelle sere d’inverno, quando prima di andare a cenare, ci riuniva in un’aula ampia e ci leggeva a lume di candela “Una vocazione tradita“, “Il piccolo vetraio“, e altri testi , che allora mi commovevano sino alle lacrime, ma oggi quelle letture li giudico sdolcinate, anche se lasciarono una traccia nella mia formazione.
Poi quelle gite a Tindari ai piedi della Madonna nera, che erano un rinnovamento di spirito e inoltre mi servirono, visitando la zona archeologica, a confrontare ciò che avevo scoperto attraverso lo studio della storia antica. E ancora: quelle partite di calcio a Rodi Milici, che erano tutta una distensione fisica. Il guadare l’immensa fiumara e il respirare l’odore della zagara per i molti agrumeti, era un piacere non comune. Vissi con lui tre anni, quando nel 1950 ci fu il nuovo riassetto delle comunità. Il suo posto fu preso dall’assistente, P. Agostino, mentre lui divenne rettore.

Nel 1952 partii per il noviziato, mentre P. Francesco fu trasferito a Palermo con la nomina di primo parroco a Uditore nella parrocchia SS. Ecce Homo. Non ci incontrammo più se non alla vigilia della mia ordinazione sacerdotale. Infatti da un anno era stato eletto Superiore Provinciale e volle di sua iniziativa che ricevessi il sacramento dell’Ordine nella chiesa Madre di Licata, mio paese natio. Però per la morte di sua sorella, che avvenne in quei giorni, egli non poté partecipare.
Prima di concludere i miei studi gli scrissi una lettera, ove diedi la mia disposizione, ma con una piccola clausola, se era possibile, di non insegnare il greco al ginnasio. Quando nel mese di luglio del 1961 scesi in Sicilia mi portai a Palermo. Un pomeriggio mi fece chiamare da Fr. Accursio. Andai e mi fece accomodare. Poi senza preamboli mi chiese con tanta discrezione e delicatezza: “Me lo fai un piacere?” … – La mia mente andò a quella piccola clausola e non potei non dire di si. “Veda, padre, poi mi disse, non ho a chi dare questo incarico, lei solo può togliermi da questa difficoltà“. Abbassai la testa ed accettai non solo per ubbidire, ma con lo spirito di risolvere un problema ad un uomo veramente buono. Mi aveva fatto tenerezza!

Dopo qualche tempo prendemmo strade diverse, io restai a Palermo per molti anni e a lui fu affidata la parrocchia principale di Capo d’Orlando, una nuova fondazione. In questo periodo ci incontravamo quasi sempre nella sua residenza per il consiglio provinciale, poiché occupavamo lo stesso incarico di consiglieri. Sempre lo trovavo sereno, accogliente e disponibile, anche se aveva dei grossi problemi per la nuova fondazione.

Quando andai a Uditore nella qualità di superiore e parroco dopo qualche anno i superiori me lo assegnarono come vicario cooperatore. Ebbi un grande collaboratore, umile, disponibile e servizievole. Mai mostrò un rifiuto. Non si sentiva mortificato, ma da vero redentorista osservava il programma del servizio e della carità con uno stile tutto suo, che era accoglienza, incoraggiamento e tutto un modo di trasmettere sostegno costante.

Ancora nel1999 l’ubbidienza ci divise, lui restò a Uditore e io fui mandato ad Agrigento. Ogni volta che per affari andavo a Palermo sempre con grande amore mi accoglieva e sempre trovava quelle giuste poche parole per sostenermi nelle difficoltà. Non era affettato, era sincero come l’acqua, che sgorga da una sorgente. Mai uscì una parola di critica dalla sua bocca, ma se qualcosa non andava, diceva: “Coraggio“, accompagnando questa parola con un sorriso accattivante, che era un invito ad abbracciare la croce.

Ora che ci ha lasciato è giusto dire: “P. Francesco Russo, percorrendo la strada della santità, attraverso l’osservanza regolare, fu un vero redentorista“. – Che il Signore gli dia Gloria!

P. Francesco Russo è stato cordialmente vicino ai confratelli, piccoli e grandi, guidandoli anche come Superiore Provinciale della Sicilia. (foto da “Gli Amici di S. Alfonso”).

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La Comunità redentorista di Capo d'Orlando e gli aspiranti, tra i quali l'autore di questo articolo.(foto da “Gli Amici di S. Alfonso”).

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Il P. Francesco Russo all'uscita della processione di S. Alfonso a Palermo-Uditore, con il P. Giuseppe Russo e il P. F. Indovino. (foto da “Gli Amici di S. Alfonso”).

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dicembre 28, 2012 at 12:04 am da Salvatore
Categoria: In memoriam
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