Baldesarra Vincenzo redentorista

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P. Vincenzo Baldesarra, C.Ss.R. 1934-2020 – Italia.

P. Vincenzo Baldesarra, C.Ss.R. 1934-2020.

Il redentorista P. Vincenzo Baldesarra, 1934-2020, Italia, Provincia di Roma. Figura paterna di sacerdote ; educatore di generazioni di giovani redentoristi. Immerso a lungo nel ministero parrocchiale con una presenza continua, ma sempre discreta e umile! La pandemia del coronavirus lo ha portato via a 86 anni.

Dati Ufficiali.

  • Cognome = Baldesarra
  • Nome = Vincenzo
  • Nazionalità = Italia– (Provincia di Roma)
  • Nato = 03-Gen-1934
  • Morto = 29-Apr-2020
  • Professione = 15-Set-1956
  • Sacerdote = 08-Mar-1964

Annuncio della morte di Padre Vincenzo Baldesarra
Parrocchia S. Alfonso – Francavilla al Mare – CH
La nostra Parrocchia ha subito una grave perdita.
Ieri mercoledì 29 aprile 2020, intorno alle 5 del mattino, nell’Ospedale di Chieti dov’era ricoverato dal giorno 23, Padre Vincenzo Baldesarra ha subito un arresto cardiaco provocato dal Covid-19.
La perdita è grave perché grande e importante è stata l’opera da lui compiuta in oltre trent’anni di attività a Francavilla al Mare.
Noi Religiosi Redentoristi celebreremo il suo funerale in questa chiesa, a porte chiuse, ma in diretta streaming sul canale Youtube della Parrocchia, così da dare a ciascuno la possibilità di partecipare almeno da casa.

Omelia del Superiore Provinciale P. Antonio Cirulli al Funerale
Parrocchia S. Alfonso – Francavilla al Mare (CH) – 04.05.2020

Carissimi confratelli, parenti e amici di P. Vincenzo,

vi ritengo tutti presenti a questa celebrazione, che non ci vede tutti vicini “fisicamente” come avremmo voluto, ma certamente partecipi col cuore e con l’anima; con il dolore, in più, di non essere  potuti andare a visitarlo in questi ultimi giorni, per manifestargli il nostro affetto e la nostra amicizia. 

Da circa un anno P. Vincenzo aveva cominciato a dare segni di stanchezza, mancanza di concentrazione, qualche “assenza “ sul  lavoro; ma, fino a tutta l’estate, ha cercato di aiutarci nel portare avanti gli impegni pastorali della Parrocchia.

La salute è peggiorata negli ultimi mesi dell’anno scorso, tanto da rendersi necessari dei ricoveri in una clinica ospedaliera, prima, e,  poi, in una casa di accoglienza per anziani, dove si stava riprendendo.

Ma la pandemia è giunta fin là, vanificando tutti gli sforzi intrapresi per migliorare la sua salute, che in pochi giorni è precipitata a causa di complicazioni polmonari, cardiaci e cerebrali.

Ora siamo qui a pregare insieme con fiducia perché il Signore lo accolga al più presto tra i redenti del suo sangue e lo accompagni a scoprire il volto del Padre.

Alla luce della Parola del giorno.
1.
Nel Vangelo, è Gesù stesso che parlando di sé, ci narra come dovrebbe essere ogni “pastore” al servizio del suo popolo. Vorrei sottolineare solo qualche aspetto, che vedo realizzato nella vita di P. Vincenzo.

Gesù dice che, diversamente dal mercenario, il “buon pastore dà la vita per le sue pecore”(10,11.15). Ogni pastore, ogni sacerdote non decide di farsi una propria famiglia perché attende dal Signore la porzione di umanità a cui legare la sua esistenza, per cui dare la propria vita.
Vincenzo ha speso la maggior parte della sua vita sacerdotale nella comunità giovanile del seminario minore redentorista di Scifelli e nella comunità parrocchiale di S. Alfonso in Francavilla al Mare.
Ovunque ha dato il massimo di sé. Io lo conosco dal settembre del 1973 quando  andai a Scifelli per frequentare gli anni del liceo. Non era il Direttore, ma per me è stato più che un pastore; è stato un padre premuroso, attento, che mi ha saputo responsabilizzare e valorizzare, mi dava l’idea che contava su di me, mi dava importanza, si avvaleva della mia guida automobilistica per condurlo nelle domeniche a celebrare nei paesi intorno a Sora e di tanto in tanto a fare i rifornimenti nei magazzini alimentari con il pulmino.
Appariva severo, per farsi ubbidire dai ragazzi; ma si mostrava tenero come una madre, quando ne avevamo bisogno.
La vita del seminario e quella della comunità dei padri dipendeva in gran parte dal suo “lavoro”; come un piccolo “manager” riusciva a mandare avanti l’economia del Seminario e della Comunità.

2. Non amava stare ai “primi” posti, si trovava bene e faceva meglio come “secondo”.
E anche qui, nella vostra parrocchia, volentieri ha assunto il servizio di viceparroco per tanti anni: a momenti superava p. Alfredo! Anche qui non è stato da meno. Non si è risparmiato.
Chi non conosceva p. Vincenzo? Chi da lui non era conosciuto? I parroci che si alternavano disponevano in lui di un’immensità di informazioni, di aneddoti che conservava nella sua  formidabile memoria, e che risultavano di grande utilità per la conoscenza delle persone e del territorio, di cui sapeva i nomi delle strade e stradine, dei vicoli e vicoletti, nonché delle famiglie che vi abitavano. 

Sempre in giro per le vie, le piazze, in mezzo alla gente. L’Eucaristia quotidiana, le visite annuali delle famiglie, l’ascolto paterno di quanti andavano a confidarsi, giovani e adulti, gli avevano procurato una familiarità quasi universale!
Né l’operazione al cuore, né il terribile incidente automobilistico hanno potuto bloccarlo a lungo: in poco tempo ha ripreso il contatto con la gente e i suoi ordinari impegni pastorali, tornando ad essere  quel punto di riferimento per i parrocchiani, per i giovani della PGVR verso i quali dimostrava sempre un affetto paterno.
Colpiva di lui l’assiduità al confessionale e la devozione alla Madonna. Si faceva precedere dal silenzio e seguire dal nascondimento, ma non gli sfuggiva nulla!

3. Il Padre ti ama perché hai dato la vita attraverso un servizio umile, operoso, che non amava la notorietà ma la concretezza disinteressata, che soccorreva prevedendo i bisogni con discrezione, per non far provare disagio a nessuno.
La gente che hai servito ti ama. Anche noi ti amiamo: noi confratelli che abbiamo apprezzato la tua dedizione al bene della comunità, la generosità con cui hai svolto gli uffici che ti sono stati assegnati; il tuo esprimerti con poche parole e le battute lanciate nel bel mezzo delle nostre discussioni, che tu apparentemente sembravi non seguire: sentenze sagge, divertenti, qualche volta pungenti; il tuo altruismo che ti ha spinto a non adagiarti in una comoda vecchiaia.
Semplice ed umile, eri altrettanto sobrio e povero. Non avevi molte esigenze e ti accontentavi dell’essenziale; nient’affatto ricercato.
Hai avuto il “potere” di dare la vita, non hai quella di “riprenderla”, ma Dio di ridartela, sì!  L’hai data a noi, l’hai riconsegnata definitivamente a Chi te l’aveva affidata, Egli te la restituirà “nuova”.

4. Sicuramente a P. Vincenzo non gli sarebbe dispiaciuto sentirsi rivolgere il rimprovero fatto, nella prima Lettura, a Pietro: « è entrato in casa di non circoncisi».
A lui non gli era preclusa nessuna casa, nessuna famiglia era emarginata dal suo senso di paternità. Tutti lo aspettavano per la benedizione pasquale. Non c’era focolare domestico in cui non volesse portare Gesù, con la Parola o con la Comunione eucaristica agli ammalati.
Anche lui, come buon redentorista, era convinto che non ci sono “immondi” da non meritare l’attenzione di Dio.
A nessun penitente ha negato la sua compassione e la misericordia del Signore. Chi era lui «per porre impedimento a Dio?», se Dio stesso lo ha purificato col sangue del Figlio suo e lo ha reso figlio concedendogli il dono dello Spirito col lavacro battesimale? Chi usciva dal confessionale, lo faceva con un gran senso di pace e di gioia.

5. Quanti abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo e di vivere con lui, vogliamo “glorificare Dio” per tutto il bene che abbiamo ricevuto per mezzo suo.
Grati per la luce e la verità racchiusi nei suoi consigli, che hanno guidato tanti ad avere fame e sete di Dio e li hanno incoraggiati a salire la santa montagna.
Caro Vincenzo, vogliamo accompagnarti con la nostra preghiera e sostenerti nel tuo passaggio alla casa del Padre.
Possa il tuo cuore non temere nulla. La tua anima non cessi di anelare a Dio come la cerva assetata ai corsi d’acqua. Ti immaginiamo  andare verso il trono celeste «con gioiosa esultanza» e fra i canti degli angeli. E così sia!

Alcuni “fiori” dai Confratelli

  • «Padre Vincenzo ha saputo conquistare i cuori di molti con la sua discrezione, delicatezza e magnanimità. E ora che non c’è più sentiamo tutti una profonda nostalgia del suo tratto fine, di quella volontà che traspariva da ogni suo gesto ed espressione di non voler assolutamente mai disturbare nessuno». (P. Massimiliano Guardini).
  • «Caro “padre” Vincenzo, è impossibile ricordare tutto ciò che hai fatto e quello che sei stato per la mia vita e per la mia vocazione.
    Oggi mi tornavano in mente tanti momenti e “frammenti” di vita passata in parrocchia dove c’era sempre la tua presenza, ma sempre discreta e umile! Te ne sei andato in silenzio, così come hai vissuto, quasi a non voler dare fastidio!
    Caro padre, grazie per quello che sei stato! Grazie per avermi voluto bene! Grazie per avermi aiutato ad essere Redentorista come te!
    Chi ti ha conosciuto ti ha voluto bene e ti ha saputo apprezzare per quel missionario e sacerdote silenzioso e discreto che amava camminare tra la gente e si fermava a salutare tutti!
    Ora che sei lassù prega il Padre e Maria per tutti noi! Buon viaggio padre e fratello!» (Gianluigi Colucci).

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