Criscuoli Diodato redentorista

P. Diodato Criscuoli  (1738-1804). – Italia.

P. Diodato Criscuoli (1738-1804).

Nacque in Scala addì 10 maggio del 1738.
Così egli nei processi di Beatificazione di S. Alfonso:

«La prima volta che ebbi la sorte di conoscere di persona il Ven. Servo di Dio e di parlargli, si fu nell’ anno 1753, e conobbi con i miei occhi quel che sempre mi era decantato della santità e virtù del predetto Servo di Dio.
«Seguitai anche a conoscerlo e trattarlo varie altre volte, sopra tutto nella santa missione di Scala, mia patria, verso l’ anno 1754, ed in quella di Amalfi, l’ anno 1756, dove finalmente mi risolsi effettivamente di ritirarmi in questa Congregazione, come feci nel seguente dicembre dello stesso anno; e da questo tempo in poi ci ho sempre praticato, conversato e parlato, ci ho scritto seco nella stanza sotto la sua dettatura varie opere sue, si ascetiche, che morali, e depongo che sempre  che ho trattato con lui,  ho ammirato sempre in esso una sopraffina santità.»

Il P. Criscuoli fece la sua professione il 9 Febbraio 1758, e divenne un eccellente Missionario.
Passò all’ altra vita il 31 luglio 1804, essendo Maestro dei novizi e Consultore Generale della Congregazione.
Fu, in tutta la sua vita, esattissimo nell’ osservanza regolare ed un vero modello di ogni religiosa virtù. In Pagani, ove morì, si legge sotto il suo ritratto quanto segue:

«R.P.D.  Adiodatus Criscuoli in Pago prope Scalam natus, ex primis C. SS. R. Consultor Generalis, pluries Domarum Rector, a media usque ad provectam aetatem Noviziorum et Studiosae Juventutis Moderator, vere a Deo datus est, ut egregie juventutem nostram in spiritu enutriret opere et sermone alque Christi fideles eximie secundum Evangelicam perfectionem dirigeret animo semper lenis cordemitiss. C. J. mortificationem semper in suo corpore circumferabat prudentia et consilio illustris suipsius contemptu illustrior obedientia ad unguem exactissimus regularis observantiae vel tenacissimi custos et perq. diligens observator in procuranda promixis ute assiduus Deo et Hominibus dilectus. Nuc. PAg. in osculo D.ni quievit An. Rep. Sal. 1804  Aet. suae 66 Cong. 47 m. 5. d. 2 – 31 luglio

 Il P. Criscuoli, parlando della Missione fatta da S. Alfonso coi suoi compagni in Amalfi dice:

«Assistei tutte le sere alla missione d’ Amalfi; missione che mi sarà sempre cara perché fu la causa prossima della mia entrata nell’ Istituto.
«So dunque di certa scienza quello che ivi è accaduto; e mi ricordo in particolare la completa trasformazione dei due quartieri della città, i quali erano pieni di prostitute.
Per un colpo di grazia, quelle povere creature abbandonate al vizio, si convertirono tutte e totalmente, ascoltando il Servo di Dio; e così la città fu purgata da quella peste che era causa della rovine non solo degli abitanti d’ Amalfi, ma ben anche di molti forestieri».

Narra poi che S. Alfonso in una crisi di disperazione, mandò un grande urlo: «…. Volai nella sua cella ed egli steso sul letto, diceva: – Mio Dio, perché debbo perdervi ? perché sarò privo di voi per tutta l’ eternità ? – Mi avvicinai a lui amorevole e lo pregai di dir con me…. – Con voi ! mi disse, interrompendomi, e chi siete voi? – Sono il Padre Criscuoli, – Ebbene, che cosa devo dire ? – Guardate il Crocifisso, e dite con me: «In te, Domine, speravi, non confundar in aeternum».
«Allora si alzò sul letto, i suoi occhi s’ illuminarono d’ insolita luce, e ripeté più e più volte il sacro versetto: In te, Domine, speravi, non confundar in aeternum».
«Questa parola di speranza, che rispondeva sì bene alle sue tentazioni, gli aveva reso e gli rese per sempre la serenità.

Il P. Criscuoli ebbe la consolazione di poter assistere in morte S. Alfonso. Gli presentò l’ immagine di S. Michele, e il Servo di Dio la baciò e si raccomandò al potente Arcangelo.
Gli mise poi dinanzi agli occhi il Crocifisso, e il Santo fece ogni sforzo per prenderlo e per baciarlo, ma non vi riuscì, e il P. Criscuoli dovè guidargli la mano; e racconta poi quanto segue:

«Io ed i miei compagni fummo testimoni di un fatto che ci fece stupire. Mentre il Servo di Dio era in agonia, a un tratto aprì gli occhi e li fissò sull’ immagine di Maria: lo vedemmo all’ istante colorirsi in viso e infiammarsi; i suoi occhi pareva volessero uscire dall’ orbita, attratti da una irresistibile calamita, e allo stesso tempo un sorriso celeste lo illuminò: sembrava fuori di se e come trascinato verso la Vergine benedetta.
Questo rapimento durò quasi un quarto d’ ora, e tutti giudicammo che in quel momento la Madonna gli apparisse visibilmente per invitarlo al paradiso. Egli ricadde poi nel suo stato di prostrazione con gli occhi chiusi e il viso scolorito: ma dopo poco tempo i suoi occhi si aprirono di nuovo e si fissarono una seconda volta sulla immagine venerata. La sua faccia s’ illuminò ancora, i suoi occhi si animarono e il lieto sorriso dell’ estasi si disegnò sul suo volto: ma questo durò men lungo tempo che la prima volta».

Si conservano nove lettere di S. Alfonso dirette al P. Criscuoli. Con quella del 21 aprile 1767 gli concede una facoltà, sotto alcune condizioni.
L’ 8 giugno 1768 gli permette di recarsi dalla religiosa sua penitente, e caritatevolmente gliela raccomanda.
Nel luglio 1773 S. Alfonso lo prega di accettare l’ ufficio di Ministro a Ciorani.

«Viva Gesù, Maria e Giuseppe! Don Diodato mio, mi ha dato gran pena il sentire che V.R. ha fatta tanta ripugnanza in esercitare l’ ufficio di ministro in Ciorani, cosa concertata tra me ed il P. D. Andrea (Villani); e quel che più m’ ha ferito fu di sentire che si è consigliata, e che l’ è stato detto che in ciò non è tenuta di ubbidire.
Solo in materia di peccato non è tenuto ad ubbidire, chi ha fatto voto d’ ubbidienza. Mi rallegro che nella Congregazione ci sono questi saggi consultori!
Io non voglio obbligarla a prendere questo ufficio; ma la prego per amore della Madonna ad accettarlo. Mi dia questo gusto; altrimenti io non l’ appletterò, ma resterei rammaricato; mentre so che la persona sua può molto giovare a quella casa per metterla in sistema, essendo stata per molto tempo sconcertata. Ora V.R. col nuovo Rettore (il P.D. Bartolomeo) Corrado, potrebbero mettere in piedi l’ osservanza, il che è una cosa di molta gloria di Dio.
La prego a fare un poco di orazione avanti al Sacramento; che certamente Gesù Cristo le farà mutar pensiero. E le avviso che se V. R. resta duro in non volermi dar questo gusto, le resterà un rammarico continuo per l’ avvenire.
Del resto torno a dire: io non voglio applettarla; ma replico: mi dia questo gusto, che Gesù Cristo glielo renderà.
Fratello Alfonso Maria
Con data del 14 gennaio 1777 gli proibisce di predicare quaresimali. P. Criscuoli è Superiore a Scifelli, e S. Alfonso gli dice: «…. Voglio che attendiate unicamente alle  sante missioni. Queste vuole Iddio da noi, e on già i quaresimali. Fate l’ ubbidienza, qualunque siano gl’ impegni delle università e dei Vescovi che vi ricercano.»

L’ 8 dicembre 1779 S. Alfonso scrive al P. Criscuoli, rettore in Ciorani: «…. A me, che sono il Rettore Maggiore…. tocca decidere se si ha da diroccare o no (la cupola); ed a voi, che non siete rettori maggiori, tocca solamente di ubbidire.
«Vorrei che ognuno avesse fissa la mente sulla stella; perché, rimovendosi gli occhi dall’ubbidienza, è finita la Congregazione, e resta un ridotto di contrasti.
Chi contradice, nemico si dichiara della Congregazione.
Tenete per certo che, distrutta l’ autorità del Rettore Maggiore, è distrutta anche l’ autorità dei rettori locali; e così i malevoli vedranno distrutta l’ Opera.»

Il 16 marzo 1780, il rettore P. Criscuoli trovasi in Missione a Castrovillari, e S. Alfonso gli scrive così:

«Viva Gesù, Maria e Giuseppe!
Io non so come non mi sia venuto un butto di sangue per li fracassi in cui mi son trovati nella Congregazione.
Il P. Maione, sentendo che io e tutti gli altri della Congregazione non volevano il nuovo Regolamento fatto, non dal Re, ma dallo stesso P. Maione, voleva ricorrere al Re, affinché ordinasse il discacciamento di ognuno che non accettava il Regolamento.
Per grazia di Dio, io ho saputo a tempo questo suo bel pensiero; onde subito ho rivocato ogni procura fatta da me a Maione, ed ho scritto al P. Corrado per rimediare al fuoco che sopra ciò il P. Maione allumerà, e spero che il fuoco si smorzerà.
Frattanto prego V. Riv. e gli altri a ritornare, se non avete cominciata altra missione….
Cominciate una novena alla Madonna di nove Ave e Gloria, acciò la Madonna rimedi a qualche rovina…..»

(Lett. II- 10. Berthe, 535, 1145.

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Profilo tratto da
Biografie manoscritte del P. S. Schiavone
– vol.1 Pagani, Archivio Provinciale Redentorista

P. Diodato Criscuoli, redentorista nativo di Scala, fu compagno fedele di S. Alfonso e testimone prezioso di molti episodi della vita del Fondatore. Morì nel 1804, mentre era Maestro dei novizi e Consultore Generale della Congregazione.
P. Diodato Criscuoli, redentorista nativo di Scala, fu compagno fedele di S. Alfonso e testimone prezioso di molti episodi della vita del Fondatore. Morì nel 1804, mentre era Maestro dei novizi e Consultore Generale della Congregazione.

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