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14 dicembre
Il cuore umano è così pieno dr se stesso, tanto inclinato ad amarsi ed a contemplare il suo vantaggio, che aggravato dal suo gran peso, non sa sollevarsi in Dio. Ma la tribolazione abbattendo la cupidigia e la superbia dell’uomo, va passo passo evacuando quel dannevolisimo amor proprio e solleva l’animo al suo creatore assai meglio che una candida piuma al soffiar del vento. (Beato Gennaro Sarnelli in Anima desolata, parte I, consid. VII, n. 2.)

  • Si legge nella vita del P. Paolo Cafaro che Dio lo trattò sempre da anima forte riducendolo ad uno stato di puro patire e rendendo il suo vivere ad un complesso di tentazioni e di spaventi. Questa prova fu più penosa negli ultimi suoi anni tanto che S. Alfonso scrisse a suo riguardo: “Il sigillo al quale mi obbligai, non si permette il manifestarla: ma se potessi scriverla, farei muovere a compassione anche le pietre. Può dirsi che in questi anni egli patì un martirio il più crudele che abbia sofferto qualunque martire di Gesù Cristo. Eppure fra tanto patire si stimava felice”.

Da “Spigolature“, a cura di P. Pompeo Franciosa, 1987.

Il P. Paolo Cafaro nutrì un forte amore alla croce e alla penitenza. La tela del Gagliardi, in Roma-Merulana, lo mostra assorto nella contemplazione del Crocifisso. (foto Brugnano).

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Dicembre 14, 2011 at 1:00 am da Salvatore
Categoria: Memoriale calendario, temi
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