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Vicidomi-articoloP. Giovanni Vicidomini redentorista e l’ultima intervista:
Dio non si stanca di perdonare

“Credere”, l’apprezzata rivista dei Paolini, nel numero 8 marzo 2015 (poco prima che esplodesse il male inesorabile che lo porterà alla tomba il 3 luglio 2015), alle pagine 49-50, riporta l’intervista fatta da Nicola Nicoletti al redentorista P. Giovanni Vicidomini, rettore della Basilica S. Alfonso de Liguori, profondo conoscitore del Santo, nonché attento archivista della biblioteca Alfonsiana: «Le parole di Francesco mi ricordano sant’Alfonso de Liguori, il fondatore dei Redentoristi: “La misericordia divina è una grande luce di amore e di tenerezza; è la carezza di Dio sulle ferite dei nostri peccati”».

Il tema della misericordia

«La riconciliazione, con Dio e con il prossimo, particolarmente in Quaresima, è il cuore della nostra missione. Nei secoli i parroci incapaci di portare la pace si rivolgevano ai Redentoristi: era lo scopo della loro missione in luoghi dove avvenivano riappacificazioni tra fratelli o rivali storici, nella piazza del paese, sotto gli occhi di tutti».

Padre Giovanni Vicidomini è un discepolo di sant’Alfonso de Liguori, il fondatore dei Redentoristi. Per il sacerdote, conoscitore del pensiero del santo e archivista della biblioteca Alfonsiana, non ci sono dubbi: il tema della misericordia e la missione ai poveri sono argomenti che legano il Papa argentino e il santo avvocato napoletano. Ripensa alle parole di Francesco che gli ricordano il santo campano: «La misericordia divina è una grande luce di amore e di tenerezza; è la carezza di Dio sulle ferite dei nostri peccati».
Siamo a Pagani, nel Salernitano, troppi palazzi uno sull’altro, in un’area segnata da soprusi. Un po’ periferia di quella capitale del Regno che era Napoli, sobborgo come ce ne sono a Buenos Aires, terra di dominazione – anche qui spagnola -, e nei secoli seconda patria di tanti italiani, come i Bergoglio, appunto. 

Quali sono i temi comuni tra Francesco e sant’Alfonso?
«Il desiderio di salvezza e di misericordia di Alfonso mi riporta alle tematiche per il riscatto della persona care al Papa. Dalla visita a Lampedusa ai tanti gesti di amore agli ultimi, vedo il richiamo a ciò a cui il nostro fondatore ci indirizza: la riconciliazione, i poveri e il Vangelo.
Nel Settecento la prima urgenza erano i poveri della città di Napoli: i lazzari, gli orfani e i senza lavoro, persone che si arrangiavano tra i vicoli e le piazze. Poi, scoperti i caprai di Scala, sulla costiera amalfitana, ancora più miseri, Alfonso capì che vi erano donne e uomini maggiormente bisognosi di Cristo».

La risposta al bisogno umano si intreccia a quello spirituale?
«Sì. Come il Papa, Alfonso porta la parola di Dio tra questi disgraziati, li istruisce alla correttezza di vita, al rispetto reciproco, alla sequela del Vangelo».

Francesco, come già faceva sant’Alfonso, ama la Chiesa che sa tendere la mano ai bisognosi.
«Certo, quella accidentata, ferita, sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che la Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Tornando ad Alfonso, anche per i dimenticati dalla stessa Chiesa c’è questa missione di andare incontro, di aiutare, e il santo lo dice e lo realizza non a parole, ma con i fatti: andando da chi non andava nessuno, nelle campagne, tra gli ignoranti».

Francesco invita spesso i fedeli al compito di rivolgersi alle periferie esistenziali.

«Sì, perché quando la Chiesa è chiusa si ammala, la Chiesa deve uscire verso le periferie. Per questo motivo in pieno Settecento, mentre al centro delle città proliferavano grandi cattedrali, le case dei Redentoristi erano fuori dai centri abitati per facilitare il contatto con chi viveva ai margini».

Esiste un legame tra Alfonso e la tematica bergogliana della riconciliazione?
«Per il Papa, Dio non si stanca mai di perdonare, mentre siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia. Dio torna a caricarci sulle sue spalle, ci permette di alzare la testa e di ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude.
Sembra di sentire Alfonso, il patrono dei confessori, secondo cui la conversione è radicata nell’esperienza rinnovata della misericordia. Per noi Redentoristi questa urgenza coincide con il motto dell’ordine, copiosa apud eum redemptio (sovrabbondante è presso di lui la redenzione, nda ). È la prova che Dio ci ama e ha misericordia di noi, perché ci perdona e ci ricolma di beni».

Dalla misericordia alla riconciliazione, quali sono il significato e l’importanza della Confessione?
«Nel confessionale Gesù è più buono dei preti! Ti riceve con tanto amore. La riconciliazione è sacramento di guarigione. Quando io vado a confessarmi è per guarire l’anima o il cuore. Ricordiamo la parabola del figlio che se n’era andato da casa sua con l’eredità e ha sprecato tutti i soldi, poi, quando non aveva più niente, si è deciso a tornare a casa come servo. Come Alfonso il successore di Pietro esorta: “Ogni volta che ci confessiamo, Dio ci abbraccia, e fa festa”».

Ci parli ancora un po’ di sant’Alfonso. Il vescovo di Pagani era stato un avvocato, ma dopo la drammatica perdita di una causa in tribunale, ingiustamente, capisce come è facile lasciarsi comprare dal potere. Eserciterà poi queste sue conoscenze nel ministero sacerdotale?
«Alfonso da pastore ritorna difensore degli ultimi; nasce così la missione di difensore del reo, di chi sbaglia. Così lui, forte di studi classici con maestri come Vico e Solimena, si avvicina a un mondo socialmente lontano: quello dei poveri».

Un cambiamento grande. Perché intraprese questa strada scomoda?
«Alfonso aveva capito che quando la gente è abbandonata dalle istituzioni civili e dalla Chiesa si avvia alla povertà materiale e spirituale. Provenendo da nobili origini si scontrò con le realtà ben diverse di chi vive nelle campagne, e questo lo portò a elaborare una proposta morale centrata nella benignità del Cristo, cioè che il perdono si attualizza nelle diverse situazioni e vicende della vita. Ricordava che prima di giudicare bisogna conoscere le condizioni di miseria materiale e spirituale in cui si vive».

In che modo si adoperò per i poveri?
«S’impegnò nella loro difesa, per amare ed evangelizzare il povero. Non a caso tra i suoi 111 scritti spicca la Teologia morale, edita nove volte in vita e testo di studio per i confessori, sicuramente nota a Francesco per il suo prodigarsi per il riscatto dell’uomo. Come il Papa, il patrono dei moralisti è accanto ai poveri, come il Cristo, per far capire che in fondo è il cuore dell’uomo il vero tesoro da far conoscere e comprendere nella vita».
Leggi l’originale

Un prezioso contributo storico di P. Vicidomini Giovanni
“Espansione della Congregazione del SS. Redentore in Calabria nel 1790 ed abolizione del Regolamento”, in Spicilegium Historicum, 54 (2006) pp. 259-298  – Apri il *pdf.
Una sintesi pubblicata
sul web a cura di P. Salvatore Brugnano

Roma - Storici redentoristi a convegno. - P. Giovanni Vicidomini è il secondo da destra.

Roma – Storici redentoristi a convegno. – P. Giovanni Vicidomini è il secondo da destra.

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20 giugno 2012, a Pagani (SA), nella Basilica S. Alfonso,  il Convegno organizzato per celebrare il 250° anniversario dellla Ordinazione episcopale di S. Alfonso.

20 giugno 2012, a Pagani (SA), nella Basilica, il Convegno organizzato per celebrare il 250° anniversario della Ordinazione episcopale di S. Alfonso. Leggi tutto.

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P. Giovanni Vicidomini, missionario redentorista, rettore della Basilica S. Alfonso de Liguori, profondo conoscitore del Santo, e attento archivista del patrimonio storico-culturale dei Redentoristi dell'Italia Meridionale.

P. Giovanni Vicidomini, (1943-2015),  missionario redentorista, rettore della Basilica S. Alfonso de Liguori, profondo conoscitore del Santo e attento archivista del patrimonio storico-culturale dei Redentoristi dell’Italia Meridionale.

 

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Luglio 6, 2015 at 12:12 pm da Salvatore
Categoria: In memoriam
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