Io devo pensare a vestire i poveri

Il cammino del vescovo Alfonso Maria de Liguori: 1762-1775.
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Io devo pensare a vestire i poveri

Io devo pensare a vestire i poveri

A chi gli suggeriva di attrezzarsi meglio per far onore al casato e alla dignità ecclesiastica il vescovo S. Alfonso rispondeva allegramente. “Ad un vescovo vecchio si convengono robe vecchie. Io devo pensare a vestire i poveri“.
Nelle sollecitudini per gl’indigenti egli aveva un occhio più caritatevole per le giovanette che versavano in disagio: per sottrarle alle insidie di chi speculava sulla miseria si preoccupava di farle vestire a sue spese.
Pregò una volta il rev. Salvatore Tramontano suo amico, perché avesse provvista di biancheria una ragazza che usciva dall’ospedale ravveduta: “Vi bisognano a principio due camicie e farcele nuove, una tovaglia per la testa, ed un fazzoletto per il collo. Vi bisogna una gonnelluccia di saietta della Costa, un corpetto di stamigna, un grembiule di tarantola, un paio di calzette bianche ed un paio di scarpe…”.
Non era l’astratto moralista che si appagava di un rimprovero o di una minaccia: nell’attività moralizzatrice s’impegnava concretamente per risolvere problemi delicati.  Con trepidante attenzione all’esistenza altrui non controllava l’aritmetica nel dare. Forse qualche donna con la sua doppia vita lo sfruttava.
Un parroco l’avvisò di non fidarsi di simile gente scaltrita negli equivoci per mangiare a due ganasce. “Non mi curo dell’inganno – rivelò il santo vescovo -; ma tra tanti inganni può essere che anch’io inganni il demonio. Non è piccolo il guadagno, se evito il peccato per un quarto d’ora; e può essere che taluno si astenga del tutto dall’offendere Iddio”.

Ed in altra circostanza disse: “Meglio è dare il soverchio ed essere ingannato che dare il manchevole ed essere da Cristo rimproverato“.
Richiamava dalla cattedra l’osservanza dei comandamenti divini, l’inculcava nei libri e nelle lettere, e con i mezzi a sua disposizione sosteneva le pericolanti, avviando le cadute al bene.
Per abbondare nelle elemosine si riduceva all’indispensabile.
Fu un giorno a visitarlo il sig. Giovanni Puoti e vedendolo in abito pre-latizio suppose che fosse per uscire, per cui gli chiese perplesso: “Siete in funzione, Monsignore?” Il Santo soggiunse sorridendo: “No, mi sto rattoppando la talare”.

(da Oreste Gregorio, Monsignore si diverte, p.111)

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Galleria di statue di S. Alfonso vescovo
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Particolare della statua di S. Alfonso nella cappella di Mt. St.Alphonsus (Casa di ritiri) a New York (vecchia cartolina postale).

La chiesa redentorista di Mt. St.Alphonsus a New York, (foto da internet).