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25 gennaio
EFFEMERIDI C.Ss.R. = La devozione a Gesù Bambino.

La devozione a Gesù Bambino.

In questo venticinque del mese, ricordiamoci che la devozione Gesù Bambino, così cara a S. Alfonso ed ai nostri primi padri, esiste nella Congregazione sin dalla sua fondazione. La composizione della maggior parte degli inni e cantici cantati nella cerimonia del venticinque del mese al noviziato, specialmente l’inno approvato dalla Santa Sede il 19 agosto 1807 (il Pange lingua vagientem) ed i riti di questo cerimoniale sono attribuiti al P. Tannoia, allora Maestro dei novizi ad Iliceto. Fino all’età di settantotto anni il Padre Tannoia amava presiedere la cerimonia del venticinque ed era un spettacolo toccante vedere questo buono vecchio, come un altro Simeone trasalire di esultanza in presenza del Dio fatto bambino per noi.
P. Dumortier, Vita del P. Tannoia, pp. 59-60.

Sin dalla prima generazione dei Redentoristi c’è stata viva devozione verso il mistero della natività di Cristo: una forma particolare fu la “Via Betlemitica” attribuita al P. Antonio Tannoia.

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1887. L’osservanza regolare è il successo dell’apostolato.

Il P. Desurmont scriveva ai Padri di Spagna e di America in risposta ai loro auguri per il nuovo anno.

Stratum, 25 gennaio 1887.
“Come augurio del nuovo anno io vi faccio quello di vedervi sempre più animati e pieni di quello spirito che corrisponde alla posizione tutta speciale che occupate in Congregazione. Voi sapete bene che la vera somma contentezza che gode un uomo nel fondo del suo essere dipende dalla misura nella quale possiede lo spirito del suo stato. Se un soldato sul campo ha il sacro fuoco del vero patriottismo, nonostante le stanchezze e i pericoli della guerra, o piuttosto a causa della stessa, gode, è felice, perché, come lo dicono i saggi “spiritus operis facit delectationem in opere”.

Ebbene! Lo spirito dei nostri buoni Padri impegnati nella fondazione o nell consolidamento della nostra Congregazione nei paesi di lingua spagnola, è un spirito di invincibile coraggio per l’eccellenza dell’opera. Ho già detto più volte, e lo ripeto in questo momento con tutta la forza di una convinzione profonda, che il campo di lavoro che vi è toccato, miei cari Padri, è redentorista quanto e forse più di tutti gli altri. Sì! Il nostro apostolato è fatto per i vostri paesi ed i vostri paesi sono fatti per il nostro apostolato. Ed io ho la ferma speranza che se la futura provincia spagnola e la Missione del Pacifico si consolidano e si fissano sulla roccia della vera osservanza “ad utrumque finem Instituti” (doppio fine dell’istituto) il loro avvenire apostolico è magnifico.

Fiducia dunque, miei cari confratelli, fiducia ed indomabile esultanza per il lavoro a dispetto di tutti gli ostacoli! Che ciascuno si consideri come incaricato, per la sua parte, di gettare qualche pietra nelle fondamenta, e che queste pietre fondamentali siano sforzi moltiplicati in favore della Regola. Andate al solido, miei buoni Padri, al solido; e pertanto fate consistere i progressi della vostra opera nei progressi dell’osservanza, di quella osservanza intelligente che concilia le due vite, l’attiva con la contemplativa, e la contemplativa con l’attiva. Il SS. Redentore sviluppi questo sentimento in voi tutti, superiori e sudditi. Grazie a Dio, finora tale è stata l’anima della vostra anima nella nobile impresa alla quale avete dedicato la vostra vita; e per questo che avete superato ogni difficoltà. Perseverate nella stessa via e avrete la gioia e la felicità di sentire un giorno che l’albero sarà diventato non sradicabile.

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 1929. Trasferimento della Vice-provincia dei Ruteni nel Canada alla Provincia di Toronto.

Questa Vice-provincia era appartenuta dal 1913 alla Provincia belga; ebbe come primo missionario il P. Achille Delaere. Per gravi motivi, tra i quali la lontananza dalla Provincia-madre, la differenza di lingua e di nazione, dal Rev.mo Padre Patrizio Murray fu trasferita il 25 gennaio 1929 alla Provincia del Canada, detta di Toronto, eretta per i canadesi di lingua inglese.

I Ruteni o Ukraini cattolici sparsi nelle differenti province del Canada sono in numero di 250.000. Cacciati dalla Galizia, loro patria, dalla la miseria e dall’oppressione, erano stati attratti velocemente in Canada dal miraggio di acquistare una fortuna. Non ci sono sacerdoti indigeni tra essi; sono irriducibilmente attaccati al loro rito greco-slavo e rifiutano di usare il rito latino. Per conquistare la loro fiducia, alcuni nostri Padri ottennero da Roma il permesso di passare al rito greco-slavo. Gli emigrati galiziani li accolsero con entusiasmo. I Redentoristi servono una cinquantina di chiese e hanno un noviziato a Yorkton. Sono necessarie nuove fondazioni, scuole e opere di stampa per far fronte all’influenza protestante e scismatica.
(P. De Meuleumeester, Le missioni estere).

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IN MEMORIAM

Fr. Antonio Cafaro. Nocera 1786. Studente.

Antonio Cafaro nacque nel 1766 a Caggiano (Italia) il 27 agosto 1766. Mentre era in giovane età, suo padre gli diceva spesso: “Voglio fare di te un “Cioranista”. A sedici anni entrò nella Congregazione, dove doveva morire quattro anni più tardi. Il suo portamento esterno modesto, devoto ed allegro manifestava bene il candore della sua anima. Diceva: “Desidero solamente una cosa: unirmi a Dio”. E questo giovane studente mortificava il suo corpo con discipline a sangue, masticava dell’aloe per spirito di penitenza, digiunava tutti i sabati a pane e acqua; il suo raccoglimento era profondo e continuo. “Perché non ci facciamo santi? – diceva ai suoi confratelli –  I nostri Padri anzianierano tutti dei santi, ma noi non ne prendiamo la strada”.  Rgli confessava che, per grazia di Dio, non ricordava di avere commesso una mancanza deliberata contro la Regola o le Costituzioni. Trascorse i sei ultimi mesi della sua vita a Pagani in compagnia di S. Alfonso e dei nostri primi Padri. La sua morte fu preziosa davanti a Dio: aveva vent’ anni. Si può dire di lui che ha compiuto un  ben lungo cammino in poco tempo, perché la sua anima era gradita a Dio. – “Consummatus in brevi, explevit tempora multa, placita enim erat Deo anima illius”. Sap. 4, 13.
Professione: 21 luglio 1782.

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 Fr. Emmanuel (Kunzmann). Maria Stiegen, 1825.
Primo Fratello coadiutore della Congregazione Transalpina.

Ecco in quali circostanze il Fratello Emanuele entrò in Congregazione. Mentre San Clemente-Maria esercitava, nel mondo, la professione di panettiere alla “Pera di ferro”, situata appena di fronte al Convento delle Orsolinee, aveva fatto la conoscenza di un eccellente giovane uomo: Pierre Kunzmann al quale si era legato affettuosamente.
Essi intrapresero insieme, in due epoche differenti, il viaggio a Roma, alla tomba dei santi apostoli per cercare un eremitaggio. Il vescovo di Tivoli, che più tardi diventerà Pio VII, diede loro l’abito di eremita. In questa circostanza Giovanni Hofbauer ricevette il nome di Clemente e Pierre, quello di Emanuele.
Dopo avere condotto vita eremitica per sei mesi, essi si separarono. Quando Clemente-Marie ritornò da Roma per la terza volta, ma come Redentorista, e si dirigeva verso Varsavia, incontrò vicino a Vienna il suo vecchio amico. Gli offrì allora di seguirlo, ed Emanuele diventò il prima fratello novizio della Congregazione al di là delle Alpi. Fu destinato cuoco a San Bennon dove, fin dall’inizio della fondazione, regnava la più grande povertà.
Fratello Emanuele fu religioso di un’eminente virtù e di una reale santità. Dopo l’espulsione della comunità di Varsavia nel 1808, il vecchio Fratello Emanuele trovò il suo rifugio nell’abbazia dei Cistercensi di Santa Croce. E più tardi, volendo morire in mezzo ai suoi confratelli, andò a raggiungerli al convento di Maria-Stiegen. – “Pretiosa in conspectu Domini mors sanctorum ejus“. Ps. 115, 13.

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P. Pierre Brettnacher. Attert, 1911.

Nato a Gongelfang, Mosella, il 12 novembre 1848, il P. Brettnacher fin dalla sua entrata nella Congregazione ebbe per maestri i padri Raus, Jost, Frédéric e Jean Kannengiesser, tutti religiosi eminenti. La sua pietà virile, l’amore al lavoro, il suo brio comunicativo nelle ricreazioni, tutto faceva di lui un religioso esemplare e lo rendeva caro ai confratelli.
Quelli che l’hanno conosciuto rendono testimonianza del suo grande spirito di fede, della sua applicazione allo studio e della cura coscienziosa che metteva nel comporre i suoi sermoni. Soprattutto, era alfonsiano e si trovava a suo agio nel sostenere una discussione di morale, a discutere con prudenza i casi difficili.
Passò i primi anni della sua vita come missionario ad Argentan. Nominato ministro ad Uvrier, si dedicò a questo incarico con allegrezza. Sotto la sua direzione, la piantagione degli alberi da frutta ricevette incremento e prese lo sviluppo che i conoscitori ammirarono.
Dopo l’espulsione del 1903, pur facendo parte della comunità di Attert (Belgio) rifugio della Provincia di Lione dopo il 1903, diventò vicario di Grendel, frazione di Attert. Con quale devozione egli componeva ed apprendeva a memoria le sue istruzioni in tedesco per darle al popolo la domenica! Morì ad Attert, rimpianto sinceramente dai confratelli e dagli eccellenti paesani cui egli fece tanto bene! – “Vir simplex e rectus ac timens Deum”. (Job 1-1).
Professione: 19 marzo 1873.
Ordinazione sacerdotale: 9 giugno 1876.

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P. Émile Bauduin. Dunkerque, 1922.
Émile Bauduin venne al mondo il 19 luglio 1882 a Tourcoing, diocesi di Lilla. I suoi genitori godevano di un’onorabile situazione. Émile fu educato presso l’instituto di  Saint-Louis di quella città. I suoi professori apprezzarono molto i suoi talenti, il suo amore allo studio, la sua dolcezza e la sua regolarità.
Avendo manifestato il desiderio di diventare sacerdote, i suoi genitori lo sistemarono nel collegio del Sacro Cuore. La sua vocazione iniziò in un ritiro annuo predicato in collegio da un Redentorista. Nel 1901 entrava nel noviziato. Diede subito l’impressione di un giovane ricco di vera vocazione, generoso, deciso a tutto, allegro e ironico, ma fiero ed autoritario, capace di fare il sobillatore o il riformatore.
Appena Emilio ebbe ricevuto l’ordinazione sacerdotale, la sua vita religiosa assunse un doppio aspetto. I suoi superiori lo nominarono professore al juniorato di Mouscron.Il suo insegnamento era didattico. Eccelleva nel presentare le idee ed i fatti in una forma sorprendente. Sapeva ammonire i suoi alunni senza passione, dare un consiglio soprannaturale al momento opportuno. D’altra parte aveva per principio che non bisogna cercare di rendersi popolare se non si vuole sacrificare il proprio dovere.
Trascorsi dieci anni, il Padre Bauduin diventò missionario, ma il suo cammino apostolico non poté prolungarsi più di quattro anni. Fu l’uomo del dovere, amico del lavoro, energico ed austero. Fermo sostenitore della Regola, ne aveva approfondito lo spirito. E secondo lui la vita del Redentorista, rimanendo il più vicino possibile alla lettera della regola, doveva essere una vita di perfezione e di santità. Niente poteva portarlo ad omettere i suoi esercizi di pietà, a diminuirli, o soltanto a rimandarli all’ultimo minuto della giornata.
Una malattia infettiva, che non si poté evitare, gli causò una congestione polmonare folgorante. Diceva: “Non ho paura di morir;  datemi solamente un quarto di ora per prepararmi”. Morì con sentimenti di grande pietà, facendo a Dio il sacrificio della sua vita. Morendo ebbe la forza di intonare un cantico latino alla Madonna: “Venite, o Maria, venite a prendermi”.

Tale fu la vita e la morte di questo appassionato religioso rredentorista. Il P. Bauduin durante la sua vita aveva composto alcune pagine intitolate: Preparazione alla morte.
Egli rinnovava questa preparazione ogni mese. Chiese che durante la sua agonia si mettesse nella sua mano o sul suo cuore questo opuscolo e che lo si seppellisse poi con lui nella sua tomba. Queste pagine in seguito sono state pubblicate a cura di sua sorella.—”Via vitae custodienti disciplinam.” Prov. X, 17.
Professione: 2 aoút 1904.
Ordinazione sacerdotale: 21 luglio 1907.

Il Santuario di Quintiliolo, nei pressi di Tivoli, dove per qualche tempo visse da eremita il futuro San Clemente insieme al suo compagno Emmanuel (Kunzmann) che morirà da redentorista a Vienna, Maria Stiegen nel 1825.

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Pensiero e testimonianza sulla virtù del mese nelle SPIGOLATURE
LA FEDE = 25 gennaio
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Gennaio 25, 2019 at 12:03 am da Salvatore
Categoria: In memoriam, Istituto redentorista, Memoriale calendario
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