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3 aprile
EFFEMERIDI C.Ss.R = 1903. Espulsione della comunità di Gannat.

1903. Espulsione della comunità di Gannat (Francia).

Otto giorni prima dell’espulsione dei Redentoristi da Saint-Nicolas-du-Port ebbe luogo quella della Comunità di Gannat. Essa si componeva del P. Jean-Baptiste Dunoyer, Rettore; dei PP. Caillot, Mordedoeuf, Remy, Praly, Petit, Duny; e Reille.
Alle undici della mattina, il viceprefetto, il commissario di polizia, il giudice istruttore, il procuratore del tribunale, una dozzina di carabinieri ed la guardia campestre vennero a forzare la porta della casa. Lo stesso fabbro che aveva fissato la porta nel 1880 riprendeva il suo odioso compito.
Il P. Dunoyer li ammonì, protestò e ricordò loro le leggi di scomunica. Si permise ai Padri di prendere ciò che restava loro; si mise loro le mani addosso e li si gettò sulla strada. Il SS. Sacramento fu custodito all’ospedale ed i Padri si rifugiarono al n. 1 di Rue Nationale dove restarono fino al loro ritorno nella loro Casa. Processo, arringhe, condanna ed attuazione furono la conclusione di questa triste giornata. Ma i lavori apostolici continuarono come prima.

La casa redentorista di Gannat subì, come le altre, la ingiusta soppressione (foto in AGHR).

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IN MEMORIAM 

P. Barthélémy Pajalich. Roma, 1863.
Nato il 17 gennaio 1791 a Besca, nell’isola di Veglia Istria, il P. Pajalich fu discepolo e imitatore di S. Clemente. Incontrò S. Clemente in occasione delle Quarantore, mentre faceva i suoi studi teologici all’università di Vienna. Queste due grandi anime strinsero presto una stretta amicizia. Ogni giorno si vedevano, camminavano insieme. Grazie al suo amore per la solitudine ed al suo spirito di preghiera, Pajalich si conservò in una perfetta purezza di cuore e giunse ad un’alta perfezione in breve tempo.
S. Clemente l’amava come un figlio, lo chiamava angelo di innocenza, ne fece un apostolo. Per potere predicare in sloveno, lingua molto differente dal dalmato; Pajalich non indietreggiò davanti a nessuno sacrificio, facendosi correggere i suoi sermoni da un confratello ben più giovane di lui e declamandoli davanti a lui come un alunno….
Più tardi diventò Consultore generale, Maestro dei novizi e Rettore di Villa Caserta a Roma.
Il P. Pajalich praticò le virtù in un grado eroico; dedicava un tempo considerevole alla preghiera, assisteva ogni giorno a diverse messe, era sempre in ginocchio nella sua stanza, e si occupava degli uffici più umili. Le sue preghiere godevano di meravigliosa efficacia nell’ottenere numerose grazie.
Il Padre Passerat diceva di lui: “Non ha volontà propria”. La sua virtù prediletta era senz’altro l’umiltà: pregava più che comandare. Per venerazione a S. Clemente compose un scritto: “Memorie sul mio Maestro e paterno amico”.
Questo santo religioso morì a Roma il venerdì santo. —Vita vestra abscondita est cum Christo in Deo. – Col. 30-3.
P. HARINGER. Vie du P. Hofbauer, p. 333.
Professione: 2 agosto 1821.
Ordinazione sacerdotale: 30 gennaio 1814.

Finale Emilia (MO) – Chiesa di S. Francesco officiata dai Redentoristi dal 1836 al 1860 (1867) quando fu chiusa dalle leggi eversive. Qui i Redentoristi avevano la sede del noviziato e qui vi fu rettore per un certo tempo il P. Pajalich. Ancora vi si conserva un ritratto di S. Alfonso di auore ignoto.

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P. Charles Parisot. Boulogne-sur-mer, 1900.
Il P. Parisot nacque l’ 8 gennaio 1832 a Vigneulles-sous-les-Côtes, diocesi di Verdun. Dopo i brillanti studi al Seminario di Verdun, l’abate Parisot, l’indomani del suo sacerdozio, tormentato del desiderio della perfezione, volle dedicarsi a Dio nella vita religiosa e diventare Redentorista. Professo, si dedicò con ardore al laborioso ministero delle missioni. Châteauroux, Fontainebleau ed Avon furono i primi campi del suo zelo. La sua intelligenza viva, il suo spirito delicato, il suo giudizio sicuro e soprattutto la sua bontà radiosa erano per la sua anima di apostolo altrettante armi potenti che sapeva maneggiare sempre con tatto ammirevole.
Il P. Parisot fu nominato Rettore a Boulogne. La confraternita della Sainte-Famille prese nuovo sviluppo, e fu così anche in altre opere di uomini e di donne. Dirigeva la sua comunità con calma, con saggezza unita alla grande bontà che gli era propria.
Sacerdoti e fedeli lo circondavano non solo di simpatica ammirazione, ma anche di un filiale affetto. Se aveva le virtù che fanno i santi, si può dire che il P. Parisot non era un santo triste, amava il buono scherzo: era il contenuto della sua carità di cui possedeva in maniera eccellente il segreto.
Cosa dire della sua compassione per i poveri? Nessuno può sapere quanto di questi perseguitati dalla sventura sono venuti a confidargli le loro pene e ricevere della sua mano caritatevole l’obolo del cuore. Compatendo le sofferenze fisiche, non era di meno per le sofferenze morali. Uno dei suoi confratelli gli disse un giorno: “Padre Parisot, a volte siete troppo buono, i vostri penitenti lo dicono”. Egli rispose: ”Se Dio mi fa il rimprovero di essere stato troppo buono con i peccatori, gli dirò: “È colpa vostra, Signore, e non mia, non occorreva, mio Dio, di darmene l’esempio”.
E negli ultimi momenti della sua vita diceva: ”Sono felice di morire come Santa Teresa, figlio della Santa Chiesa, sacerdote di Gesù Cristo. Sono felice di morire figlio di S. Alfonso e della nostra cara Congregazione. … Che bellezza ci deve essere in cielo!… Come Marie deve essere splendente di bellezza…” E rievocava poi il ricordo dei suoi antichi confratelli che andava a rivedere nell’eternità.
Il caro Padre rese la sua bella anima a Dio; la sua morte fu improvvisa, ma non imprevista – ”In fide et lenitate ipsius sanctum fecit illum” – Eccli, 45-1.
Professione: 29 settembre 1858.
Ordinazione sacerdotale: 2 giugno 1855.

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P. Jules Gossart. Mouscron 1927.
Il Padre Jules Gossart nacque a Templeuve, nel dipartimento del Nord, il 29 agosto 1865. La sua famiglia molto cristiana diede tre soggetti alla Congregazione: il P. Raymond Gossart, ed i. Padri Alfred e Jules.
Una visita del P. Motte alla famiglia indusse il Padre Jules ad entrare nell’educandato di Dunkerque. Dopo la sua ordinazione sacerdotale, si dedicò al ministero delle Missioni. Il Nord, l’est ed il Centro della Francia furono i principali campi del suo zelo.
Come missionario godeva di preziose qualità. La sua parola chiara, la sua dizione impeccabile, le sue espressioni, spesso dette sul momento, captavano l’attenzione ed suscitavano interesse. Il suo stile piaceva agli uomini ed i suoi lavori terminavano spesso con belle uscite. La sua eloquenza era apprezzata anche dal pubblico istruito e gli otteneva bei successi apostolici.
Attingeva il suo ardore nel grande amore verso Gesù Cristo e la Madonna. Diceva: “I miei rapporti col buon Salvatore devono rivelare un contenuto di intimità e di delicatezza che si possono incontrare solo in un cuore amico”.  Verso la Madonna aveva sentimenti di figlio profondamente affettuoso e devoto.

Il Padre Jules soffrì molto per il diabete; sopraggiunse un attacco di paralisi che lo rese poco a poco incapace a soddisfare il suo zelo verso le anime. La sua ultima missione fu nella parrocchia di Rivière, nel Pas-de-Calais: “Poiché è il buono Dio a mandarmi lì – diceva – mi rimetto nelle sue mani, egli provvederà a tutto”. La missione riuscì, ma il missionario ne ritornò esausto. I suoi superiori lo mandarono a Mouscron per riposare.
Lo sosteneva una grazia visibile, della cui tutti i suoi confratelli furono testimoni. Al momento della morte ricevette dalla Madonna un soccorso tutto particolare e non sapeva come esprimerle la sua riconoscenza per la grazia della perseveranza nella sua vocazione.
Il Padre Jules Gossart lascia un prezioso esempio di ciò che può operare il beneficio della vocazione su un cuore fedele; e la sua morte venne a confermare una volta in più la parola di S. Alfonso: “Tenete per certo che morire nella Congregazione significa salvarsi e salvarsi da santi, con la certezza di ottenere un posto distinto nel cielo”.
Professione: 24 settembre 1885.
Ordinazione sacerdotale: 5 ottobre 1890.

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Pensiero e testimonianza sulla virtù del mese nelle SPIGOLATURE
AMORE VERSO IL PROSSIMO = 3 aprile
APRI

 

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