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VocationsSpirituality11 maggio 2014 – Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni
Vocazioni per una redenzione abbondante

Pregate perché il padrone della messe mandi operai alla sua messe” (Lc 10,2). Per noi Redentoristi è trascorsa già metà dell’anno che il Governo Generale ha deciso di dedicare alla promozione della nostra vocazione missionaria. Cosa abbiamo fatto di concreto per promuovere nel popolo di Dio la “cultura della vocazione”? Riusciamo a dare una dimensione vocazionale alla nostra pastorale?

Redentoristi

Vocazioni: preghiera e Parola

La preghiera rimane il modo per eccellenza di rispondere a queste domande. Essa è risorsa accessibile a tutti, anche a chi è costretto all’inattività. Ci fa anche navigare verso acque che non sono nostre: ci apre a desiderare col cuore di Dio, ci fa entrare nella brama che Lui ha di salvare l’umanità dal peccato. Chiama in causa la coerenza della nostra vita con la vocazione che andiamo annunciando. Esige che poi nella catechesi, nell’azione missionaria, nelle omelie, nella progettazione pastorale, nel servizio ai poveri non facciamo mai mancare la causa delle vocazioni, stabilendo se possibile anche concreti ministeri al riguardo.

Dio non smette di chiamare e il mondo ha bisogno di sacerdoti, religiosi e religiose, missionari, consacrati secolari e diaconi permanenti più che del pane. Ha bisogno di Redentoristi in grado di continuare l’opera della redenzione abbondante. Ha bisogno di persone che diano una mano alla Chiesa e al vangelo, dicendo con la loro vita che di Dio ci si può fidare.
Quello vocazionale è “il” problema, perché è in gioco non semplicemente la manutenzione delle nostre opere o il fatto che ci sia qualcuno dopo di noi a continuare la nostra opera. È in gioco il fatto che rimanga accesa o si spenga la luce della fede: e la fede è un bene comune, anzi alla base del vero progresso, perché sappiamo che questo coincide col Vangelo. Ma “come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?” (Rm 10,14). È la risposta a questa domanda “il” problema. Ma quello che per noi è un problema, nelle mani

  • La vocazione nasce dalla compassione. Gesù riserva il suo sguardo non al singolo malato o al povero che incontra sulla sua strada, ma alla “moltitudine”. Egli entra nei problemi che affliggono la gente. Questo è alla base del “potere” che egli conferisce a chi chiama..
  • La chiamata è a guarire. Oggi più che mai ci accorgiamo di tanti modi, molti dei quali inediti rispetto al passato, per cui ci si può ammalare. Le nuove e invisibili schiavitù dell’epoca moderna, la fragilità degli adolescenti, l’instabilità delle relazioni, persone “morte dentro” che hanno spento ogni passione per la vita. La nostra missione ha senso se coglie questo grido. La nostra vocazione è progettare le nostre comunità come luoghi di accoglienza, ascolto e guarigione.

Dalla tradizione Redentorista

  • Forse molti di noi ricordano come sant’Alfonso parla della vocazione. Per vari motivi i suoi “Avvisi spettanti alla vocazione religiosa” o il “Conforto ai novizi”, scritti per sostenere i candidati nella loro nostalgia di casa,  possono apparire testi superati. Ciò nonostante, al di là del linguaggio e di una visione della vita religiosa tipici del XVIII secolo, alcuni elementi rimangono di grande attualità.
  • Il primo è che la nostra salvezza eterna dipende dalla nostra risposta alla chiamata di Dio. Molti dei nostri contemporanei non credono più all’eternità, e forse noi stessi dobbiamo rinnovare la nostra fede al riguardo. Ma il ragionamento di sant’Alfonso non smette di essere vero. Oggi lo diremmo così: chiamandoci, Dio ci riserva un privilegio, apre una strada per ciascuno di noi, rispondente al nostro desiderio più profondo. La vocazione è condizione per sviluppare i nostri talenti e così costruire il Regno  di Dio. Mancando il nostro sì alla vocazione che Dio ha riservato a ciascuno di noi, è come se facessimo mancare un pezzo alla costruzione del Regno. Siamo responsabili, soprattutto nel discernere quale è la chiamata di Dio per noi. E se Dio ci chiama alla speciale consacrazione, siamo moralmente obbligati a seguire quella voce. Ne va di mezzo la nostra salvezza eterna. Questo dobbiamo dirlo con coraggio ai nostri giovani. Ma anche con tanta fiducia, senza ombra di timore. Perché “nell’amore non c’è timore” (1Gv 4,18).
  • Il secondo elemento collega la vocazione alla felicità. Anche qui sant’Alfonso risente della mentalità del suo tempo. Parla di genitori come dei peggiori nemici della vocazione dei figli, “a meno che non serva per farli arrivare alle alte cariche ecclesiastiche”.  Numerose sono le sofferenze a cui deve disporsi chi abbraccia la vita religiosa, e un inferno si scatena contro chi decide di seguire il Redentore. Ma poi proseguiamo nella lettura, e ci accorgiamo di una “sorte meravigliosa” che spetta a chi segue il Cristo con cuore indiviso. A una  condizione però: che non riproduca nella comunità la logica del mondo, quella di una vita facile e borghese. Anche questa è una cosa che appare oggi chiara a tutti: l’amore ha le sue esigenze, pena il fallimento delle nostre esistenze. Se la nostra vita è mossa dall’amore di Dio, possiamo ritrovare il coraggio necessario per invitare i giovani a unirsi a noi.
  • Un terzo elemento lo troviamo in un avverbio: subito. Sant’Alfonso non ha timore di riprenderlo, d’altra parte è l’avverbio degli apostoli: subito, lasciarono le reti (Mt 4,20; Mc 1,18). La vocazione diventa un discorso complicato quando si tende a rimandare, a ragionare, a creare le condizioni. L’amore non ammette ritardi: e se questo accade, si entra in altra logica, non certamente quella della vocazione. Questo non significa essere precipitosi e superficiali. Occorre confrontarsi, dialogare e pregare: nessuno più di Alfonso de Liguori ha fatto affidamento sui direttori spirituali! Ma una volta accesa la scintilla dell’amore, bisogna evitare di volgersi indietro dopo aver messo mano all’aratro (Lc 9,62). Anche questo dobbiamo dirlo ai nostri giovani.

Dalle Costituzioni C.Ss.R.

  • Se la Costituzione 79 ci fa tutti promotori vocazionali in forza della stima e dell’amore che coltiviamo per la nostra vocazione, quella successiva ci invita a valorizzare in pieno le relazioni umane per far risuonare la voce di Dio che chiama. Ma soprattutto mette – come in una sorta di podio olimpico – tre mezzi più importanti di tutti, nell’ordine: la preghiera insistente, la vita esemplare e lo zelo apostolico (Cost. 80).
  • Non può essere diversamente. Se la preghiera ci ricorda il primato della grazia in ogni storia di vocazione, l’esempio della vita e lo zelo missionario si muovono nella logica dell’incarnazione, che fa apparire il vangelo come una proposta non solo bella, ma vivibile.
  • Papa Francesco non è andato lontano quando ha detto, nella Evangelii Gaudium“dove c’è vita, fervore, voglia di portare Cristo agli altri, sorgo­no vocazioni genuine. Persino in parrocchie dove i sacerdoti non sono molto impegnati e gioiosi, è la vita fraterna e fervorosa della comunità che risveglia il desiderio di consacrarsi interamente a Dio e all’evangelizzazione, soprattutto se tale vivace comunità prega insistentemente per le vocazioni e ha il coraggio di proporre ai suoi giovani un cammino di speciale consacrazione” (nr 107). E nel messaggio della Giornata mondiale di Preghiera per le Vocazioni 2014 ha ricordato: “la vocazione è un frutto che matura nel campo ben coltivato dell’amore reciproco che si fa servizio vicendevole, nel contesto di un’autentica vita ecclesiale”.

P. Serafino Fiore C.Ss.R.
Leggi l’originale

Preghiera
Signore, per amore Tu ci ha dato la vita. Per questo sentiamo che il tuo invito risuona nel nostro cuore chiamandoci per nome ad essere tuoi discepoli missionari! Forti nella fede e gioiosi nella speranza, noi diciamo SI!
Vogliamo rispondere alle sfide del nostro tempo, manifestando a tutti la gioia di condividere la tua vita.
Dacci la perseveranza nell’annuncio dell’abbondante redenzione, soprattutto ai giovani segnati dall’abbandono e dallo sconforto a causa della violenza, dei traffici illeciti e dalle molte disgrazie del nostro tempo.
In quest’anno vocazionale redentorista fa’ che possiamo risvegliare la vocazione che ciascuno porta con sé! Che possiamo essere persone realizzate per vivere intensamente il progetto di redenzione di Cristo, trovando la nostra missione nel mondo!
Madre del Perpetuo Soccorso, proteggi i nostri cuori pieni di vita e di speranza! Dacci la grazia di vivere sempre accanto al tuo Figlio Gesù!
Cara Madre, prega per noi e per tutti i giovani. Amen!

Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre

Le vocazioni solo con l'orazione si conservano: chi lascia l'orazione certamente lascerà la vocazione. Ci vuole orazione e molta orazione (S. Alfonso).

Le vocazioni solo con l’orazione si conservano: chi lascia l’orazione certamente lascerà la vocazione. Ci vuole orazione e molta orazione (S. Alfonso).

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Maggio 10, 2014 at 12:02 am da Salvatore
Categoria: Istituto redentorista
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