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Redentoristi  di Roma Merulana.
2013 – Ardenti nello zelo – All’origine della missione – Note di spiritualità.

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Redentoristi di Roma-Merulana
Ardenti nello zelo – Allorigine della missione – Note di spiritualità
di P. Serafino Fiore

Il cuore non solo favorisce l’unità profonda della vita apostolica. Esso è condizione anche di un rinnovato zelo missionario (XXIV Capitolo Generale, Messaggio finale, nr. 8).
Le due cose stanno o cadono insieme. Gesù sperimenta il rischio della lacerazione interiore nel momento in cui si accinge al ministero pubblico. È lo Spirito che lo guida nel deserto. È nel cuore che Gesù sperimenta le vertigini del potere, l’aridità interiore, la seduzione di ciò che è sacro, religioso, miracoloso. Già nel cuore Gesù incontra il mondo verso cui il Padre lo sospinge: dove la Parola sarà rifiutata e l’amore deriso. Il mondo fatto di pietre durissime, di zolle aride e spine, di terreno dove il seme produce, dove il cento, il sessanta, il trenta per uno (Mt 13,23).
Dallo stesso umile cuore scaturisce l’entusiasmo missionario. Il cuore palpita forte nel petto dei discepoli di Emmaus. Fa esultare gli apostoli al vedere il Risorto. Sperimenta gioia e pace nello Spirito Santo (Rm 14,17). Dal cuore si parte per annunciare che una vita nuova e bella è possibile. La Chiesa non è che questo: ingresso nella vita risorta del Cristo, e conseguente ansia di dirlo a tutti.

Un annuncio del vangelo dettato dal cuore: di questo il mondo ha bisogno. Tanti valori spirituali si sono decisamente affermati negli ultimi secoli, anche nel mondo secolarizzato: la ricerca della verità, la sensibilità per la giustizia, la solidarietà, l’etica del dovere, l’indignazione contro la corruzione ecc. Si sono trovati palliativi per lenire l’angoscia e risolvere i problemi di senso. Ma rimane un mondo sazio di piaceri e assetato di gioia. Appagato di sesso ma incapace di amare. Familiare con la scienza, ma chiuso al mistero. Attento al proprio ombelico e sospettoso verso l’altro. Custode della propria (falsa) immagine di Dio, ritenuto nemico della propria felicità. Curioso di tutto ciò che accade sotto i suoi occhi, ma incapace di alzare lo sguardo al cielo per vedervi un Padre che ama e attende.

Per il missionario si va ritagliando uno spazio sempre più preciso, sempre più “suo”: aiutare gli uomini e le donne a gestire il mondo come dono di Dio e a rapportarsi nell’armonia e nella pace col donatore. Guardare la realtà e vedervi dovunque Cristo, principio dell’umanità risorta. Uno sguardo possibile solo a chi ama. Uno sguardo possibile se c’è qualcuno che annunci Cristo, a chi non ne ha mai sentito parlare (Rm 10,14) .

Dalla tradizione Redentorista
Sin dagli inizi, la predicazione Redentorista è segnata dalla fiducia in un Dio che ama e perdona. In un tempo in cui si pretendeva di convertire minacciando fiamme eterne, Alfonso insiste a dire che “le conversioni fatte per il solo timore dei castighi divini durano poco, e che se non entra nel cuore il santo amore di Dio, difficilmente il peccatore persevererà”.
Più di una volta noi Redentoristi abbiamo dimenticato questo primato del cuore. Nei secoli scorsi siamo stati identificati anche come predicatori del terrore (reden-terroristi). Ma oggi rimane la domanda: come fare perché i poveri e gli abbandonati sperimentino realmente l’amore di Dio nella loro vita, soprattutto imparando a pregare e ad accostare la parola di Dio? Ritrovare la popolarità, tornare a parlare in modo semplice di Gesù Cristo e mostrare cosa egli ha a che fare con la vita: è davvero una parte importante del nostro compito oggi.
Ma il cuore rinnovato è anche all’origine del dinamismo missionario, di quello zelo che in tante parti del mondo ancora oggi ricorda il passaggio dei Redentoristi, con croci e monumenti eretti in memoria di una missione popolare.

Il Capitolo Generale del 2003 ha coniato questo zelo col tema del sessennio: “Dare la Vita per la Redenzione Abbondante”.

Tanti esempi potremmo citare, ma qui vogliamo pensare a quanto accadde un giorno al beato Donders: un episodio amaro, se non fosse anche divertente.
Siamo nel 1883. Il vescovo Schaap visita la colonia dei lebbrosi a Batavia, dove il nostro confratello ha consumato anni ed energie. Alcuni delegati vogliono parlare in privato al vescovo, ma questi non capisce la loro lingua, l’inglese Pidgin. Ha bisogno di un interprete. L’unico disponibile è padre Donders. Ma egli deve tradurre il suo essere… ormai servo inutile. I delegati si lamentano col vescovo che padre Peter è diventato vecchio, non lo capiscono più quando predica, ripetendo sempre le stesse cose.
In realtà si stanno vendicando del missionario, che più volte li ha rimproverati pubblicamente per come si comportano. Suo malgrado il vescovo deve chiedere a padre Donders di tornare a Paramaribo.
Anche san Gerardo è esempio luminoso di una vita spesa senza risparmio: pensiamo al terribile inverno del 1754 a Materdomini, e alla conseguente carestia che afflisse la popolazione. Gerardo dispensa pane e Parola ai miserabili che affollano la portineria dei Redentoristi, con una generosità che gli ha meritato il titolo di amico dei poveri.
Leggi tutta la scheda.

Il Beato Pietro Donders in missione – Cosa spinge un missionario a lasciare la sua patria, i suoi cari per andare lontano ad annunciare il Vangelo e alleviare le piaghe dell’umanità? Un cuore che palpita forte come in quello dei discepoli di Emmaus e li fa esultare vedere il Risorto. E nella sua ardente azione missionaria l’apostolo sperimenta gioia e pace nello Spirito Santo.

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Gennaio 4, 2014 at 12:00 am da Salvatore
Categoria: Istituto redentorista, Spiritualità alfonsiana
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