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Il cammino del vescovo Alfonso Maria de Liguori: 1762-1775.
47.
Un vescovo zelante.

 Un vescovo zelante

S. Alfonso andò soggetto a molte impugnazioni riguardo al suo sistema morale: gli venne imputata una soverchia condiscendenza verso i peccatori; fu accusato di lassismo al cospetto della società e della Chiesa.
Ma appena si cominciò a gustare la sua dottrina, si osservo dagli uomini scevri di ogni pregiudizio di partito, e zelanti della salvezza delle anime, che la morale di lui e fondata su quella di Gesù Cristo; mentre le sue opinioni tendono ad aiutare i peccatori, e liberarli dalla perdizione. Benigno con quelli, che contriti vogliono rientrare nell’ovile di Gesù Cristo, si rivela poi rigidissimo per preservarli nell’avvenire dal peccato, come può vedersi, allorché parla dei balli, dei teatri, degli amoreggiamenti, e di ogni altra occasione di peccato.
Con queste massime, e con quel zelo, che gli faceva tanto odiare in se stesso e negli altri il peccato, regolò ancora la sua condotta per tutto il tempo del suo episcopato. Dove penetrava il minimo pericolo dell’offesa di Dio, e dove scorgeva ritrovarsi un qualche disordine, là spingeva senza umano riguardo le saette del suo zelo.

Nel prendere possesso di sua diocesi la rinvenne non poco rilassata nel costume. Egli si propose di riformare tutti gli abusi, di estirpare tutti gli scandali, di allontanare in somma ogni male dal suo gregge. Per ottenere questo suo intento non risparmiava né spese, né fatiche, né raccomandazioni, ben convinto di esser questa la prima prerogativa di un buon pastore, il quale non deve calcolare la sua comodità, ne tampoco la propria vita per allontanare dalle sue pecorelle i lupi rapaci.

Ora la prima parte di un buon pastore della Chiesa, il quale è anche padre, consistendo nel correggere i manchevoli per indurli al ravvedimento, Alfonso prima di tutto chiamava a sé i colpevoli, e si sforzava con mille industrie e sante ammonizioni di ritirarli dal peccato per placare Iddio ed operare la conversione. Se questi o non si arrendevano alle sue paterne caritatevoli rimostranze, ovvero fingendo conversione eludevano di soppiatto le promesse fatte al santo prelato, allora metteva in opera i mezzi del rigore, ed in tal guisa procurava almeno di cancellare lo scandalo, per impedire che la peste del vizio non avesse infettate le altre sue pecorelle.

Mentre era vescovo, seppe che una donna nel fiore degli anni era lo scandalo del suo paese. Il santo prelato non avea trascurato alcun mezzo per farla ravvedere, specialmente avvalendosi del curato. Ma riuscita vana ogni industria zelante, finalmente se la fece venire davanti in presenza del curato medesimo, la fece sedere, mentre egli stava in piedi, e le parlò con tanto spirito ed amorevolezza, che quella si diede per vinta, si disciolse in lagrime di vera compunzione, e con una vita costantemente morigerata risarcì gli scandali dati.

(Berruti, Lo spirito di S. Alfonso, pp. 205-206).

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Galleria di statue di S. Alfonso vescovo
Avvertenza:
i lettori possono completare le informazioni sulle foto che vengono pubblicate (scultore, anno…) scrivendo un commento che verrà pubblicato.

Anche l'arte presepistica si è interessata alla figura di S. Alfonso, cantore del Natale (immagine da internet).

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Maggio 30, 2012 at 12:06 am da Salvatore
Categoria: Eventi alfonsiani
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