Vita Redentorista 94

Vita Redentorista – Rubrica quotidiana – 4 aprile

Questo giorno vissuto con spirito redentorista

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1. Dalle Costituzioni e statuti
Il governo della comunità apostolica – Principi generali
Inoltre tutti gli organi di governo, secondo i principi della sussidiarietà, devono promuovere il senso di responsabilità nei singoli e nelle comunità. Ciò si verifica quando tutti i congregati e organismi di base prendono parte attiva nelle decisioni che li riguardano e che sono in grado di attuare coi propri mezzi. Gli organismi superiori devono sempre aiutare quelli inferiori secondo il bisogno.  (Cost. 94).

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2. Pensiero e testimonianza sulla Virtù del mese: L’Amore verso il prossimo.

  • Pensiero = Siccome l’inferno è il regno dell’odio, così il Paradiso è il regno dell’amore, dove tutti i beati si amano insieme ed ognuno gode del bene dell’altro come se fosse proprio. Oh che paradiso è quel Monastero dove regna la carità: esso è la delizia di Dio.  (S. Alfonso).
  • Testimonianza = su Ven. Domenico Blasucci. – Leggi tutto.

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3. Redentoristi nel Mondo
Redentoristi in Italia
2008 – Roma –  La Galleria dei Superiori nella Casa Generale
di Giuseppe Orlandi, C.Ss.R. (Riflessione semiseria all’inaugurazione della Galleria dei Superiori nella Casa Generale).

Se consultiamo il vocabolario della lingua italiana troveremo alla voce vernissage la seguente definizione: «Cerimonia d’inaugurazione di un’esposizione artistica a cui s’interviene con invito». È precisamente quello che stiamo facendo questa sera.
A volere illustrare la personalità e l’opera di ciascuno dei 19 superiori generali qui raffigurati, si dovrebbe rievocare la storia della nostra Congregazione, anzi la storia delle nostre Congregazioni, dal momento che – come è noto – per ben 28 anni (dal 1780 al 1793, e dal 1854 al 1869) le Congregazioni del SS. Redentore furono due: una nel Regno di Napoli (detta anche C.Ss.R. Cisalpina) e una nel resto dell’Italia e del mondo (detta anche C.Ss.R. Transalpina). È questo il motivo per cui, in certi periodo, furono contemporaneamente in carica due superiori generali.

Escludendo il nostro Fondatore, la cui vicenda terrena è ben nota a tutti, converrà ricordare che il generale più giovane al momento dell’elezione fu il p. Nicolas Mauron (37 anni) e il più vecchio il p. Andrea Villani (81 anni). Quello che durò in carica più a lungo fu il p. Mauron (che governò per 38 anni, 2 mesi e 12 giorni), seguito a ruota dal p. Patrick Murray, irlandese, (che, eletto all’età di 44 anni, durò in carica per 38 anni meno 5 giorni). Il governò più breve fu quello del p. Giuseppe Lordi (che, eletto a 44 anni, restò in carica meno di un anno, per l’esattezza sette mesi e mezzo, dal 5 maggio al 15 dicembre 1854).
Al momento della morte di s. Alfonso (1787) la C.Ss.R. contava 175 membri. Il massimo sviluppo lo raggiunse nel 1965, sotto il governo del p. William Gaudreau (8.858).
Oltre a S. Alfonso, furono due i generali promossi all’episcopato: il p. Celestino Cocle, che (eletto a 41 anni) rinunciò dopo 7 anni di governo, perché nominato arcivescovo titolare di Patrasso e confessore della famiglia reale di Napoli. L’altro fu il p. Tarcísio Ariovaldo Amaral, che (eletto a 48 anni) governò la C.Ss.R. per 6 anni. Al termine del mandato, venne promosso alla sede vescovile brasiliana di Limeira (1976), e successivamente a quella di Campanha (1984).
Il p. Amaral fu il primo generale non eletto a vita. A partire da lui, il capo della C.Ss.R. non assume più i titoli tradizionali di «superiore generale e rettore maggiore», ma solo il primo (con prevedibile stupore di quegli Istituti religiosi che da noi avevano mutuato il titolo di rettore maggiore, e che lo hanno conservato e continuano tuttora ad usarlo).
In realtà, non tutti i cosiddetti «generali a vita» furono tali. Infatti, ben 8 su 14 (cioè, più del 50%) si dimisero prima della scadenza naturale del loro mandato.
I generali a vita, sempre escludendo s. Alfonso, governarono in media 14 anni, mentre di quelli non a vita (escludendo il p. Tobin, tuttora in carica, e al quale auguriamo lunga vita), uno (Amaral) ha governato 6 anni e gli altri due (Josef Pfab e Juan E. Lasso de la Vega) 12 anni.
Nell’impossibilità di illustrare le gesta dei singoli generali, mi limiterò a dire qualcosa sul p. Mauron, particolarmente legato a questa casa di Sant’Alfonso per essere stato il primo generale a venirvi eletto.

Come è noto, questa casa, denominata allora Villa Caserta e di proprietà del principe Michelangelo Caetani duca di Sermoneta, fu acquistata dalla C.Ss.R. all’inizio del 1855.
L’apertura ufficiale della casa avvenne il 25 marzo 1855, festa dell’Annunciazione di Maria, ad opera del p. Edoardo Douglas, accompagnato dal fr. Giovanni Kotlaba, da un domestico e – come annotò lo zelante cronista – dal cane. Probabilmente, i confratelli residenti fuori di Roma vennero informati tempestivamente dell’avvenuta apertura della casa mediante telegrafo. Infatti, il servizio telegrafico pontificio fu inaugurato proprio due giorni dopo (27 marzo).
Dal cronista romano Nicola Roncalli si apprende che lo stesso giorno dell’apertura della casa «il Tevere incominciò ad uscire dal suo letto», con i danni arrecati alla città e alle campagne circostanti che è facile immaginare.
Ben presto si cominciò a demolire quelle che erano state le scuderie del principe Caetani per costruirvi la chiesa – su progetto dell’architetto George Wigley – che venne consacrata nel 1859. Essa fu il primo edificio di arte neo-gotica vittoriana («Gothic Revival») eretto a Roma (il secondo fu la chiesa episcopale americana di «S. Paolo entro le Mura», del grande architetto George E. Street, edificata fra il 1872 e il 1876). I romani, non avvezzi a tale stile neo-gotico, trovarono strano che i Redentoristi demolissero una stalla (le scuderie del principe Caetani) per costruire un fienile (la loro nuova chiesa).

Un mese dopo l’apertura della casa, il 26 aprile 1855, ebbe inizio il IX Capitolo Generale della C.Ss.R., e una settimana dopo, il 2 maggio, fu eletto superiore generale il p. Mauron. La sua scelta era il frutto di un compromesso tra i sostenitori del p. von Held (che aveva ottenuto 11 voti) e quelli di von Smetana (che ne aveva ottenuto anche lui 11). La situazione rimase bloccata fino al decimo scrutinio, dal momento che il primo candidato si dichiarava disposto a farsi da parte solo a condizione che anche l’altro candidato – come poi avvenne – facesse lo stesso. Fu così che nell’undecimo scrutinio il p. Mauron – che nel primo ne aveva ottenuto solo tre – nell’undicesimo ottenne 25 voti.
Non sappiamo se i capitolari furono indotti a rompere gli indugi dal fatto che – come apprendiamo sempre dal cronista Roncalli – la mattina dello stesso giorno sulla pubblica piazza «venne decapitato un tal Bernardino di Palombara, di anni 27, di condizione (bifolco) campagnolo reo di omicidio premeditato». L’episodio poté sembrare ai capitolari la prefigurazione di un intervento dell’autorità superiore, la quale – come è facile immaginare – non gradiva affatto che la contrapposizione dei partiti impedisse di dare il capo all’Istituto. Infatti, due giorni dopo l’elezione, il 4 maggio, il nuovo superiore generale e i capitolari vennero ricevuti in udienza dal papa che – dal trono, dopo averli ammessi al bacio del sacro piede – rivolse loro «una paterna allocuzione» sulle parole «Ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum» (Ps. 132, 1).
Uno dei presenti scriverà di aver avuto l’impressione che la scelta del tema da parte del papa – e le modalità dell’udienza, inconsuetamente solenne – fosse stata dettata dalla volontà di spegnere sul nascere pericolose divisioni tra i capitolari. Forse per addolcire l’impressione di severità che le sue parole avevano suscitato nei capitolari – una severità inattesa, contrastante con la ben nota benevolenza sempre manifestata in precedenza ai Redentoristi – Pio IX restituì alla C.Ss.R. il manoscritto dell’Homo apostolicus di s. Alfonso, che gli era stato improvvidamente regalato alcuni anni prima.

Il p. Mauron fu un buon generale. Tra i successi da lui ottenuti va annoverata la concessione del titolo di Dottore della Chiesa a s. Alfonso (1871). Durante il suo governo il numero dei membri della C.Ss.R. ebbe un notevole incremento, passando dai 1.107 del 1855, ai 2.363 del 1893.
Tra le vicende del generalato del p. Mauron va segnalata la fine dello Stato pontificio – in seguito della presa di Roma da parte dell’esercito italiano, avvenuta il 20 settembre 1870 – che ebbe come conseguenza la confisca di gran parte della proprietà della villa Caserta. La C.Ss.R. riuscì a salvarne solo una minima parte, quella tuttora in suo possesso. Per poter entrare in Roma, le truppe italiane bombardarono le mura della città – difese dagli zuavi pontifici, che contarono 19 morti, mentre gli assalitori ne ebbero 49 – aprendovi alcune brecce, tra cui quella della porta di S. Giovanni in Laterano. Dalla cronaca della nostra casa, sappiamo che in quella occasione «le bombe cadevano sotto le mura della nostra casa, e molte di esse vennero raccolte nel nostro giardino ancora cariche di polvere». Ciò che il cronista non dice – ma che venne tramandato oralmente– è che una granata raggiunse, senza esplodere, lo studio del superiore generale. Qualche confratello avanzò allora il sospetto che tra i militari addetti al puntamento dei cannoni vi fosse un redentorista, camuffato da artigliere, che aveva approfittato dell’occasione per regolare un conto in sospeso con il p. Mauron.

Se un neo posso rilevare in questa raccolta è l’assenza di un quadro di s. Clemente M. Hofbauer (ma anche degli altri vicari generali transalpini: Joseph A. Passerat e Rudolf von Smetana), che a ragione è stato definito «secondo Fondatore» della C.Ss.R. e al quale gran parte di noi deve se questa sera si trova qui. I responsabili ai quali ho fatto osservare la cosa mi hanno risposto – senza, peraltro, convincermi pienamente – che, in realtà, s. Clemente è presente in un quadro qui esposto che raccoglie insieme s. Alfonso, i suoi primi compagni, mons. Falcoia, ecc.: una specie di «Pantheon redentorista». In questo quadro la mia attenzione è stata attirata dalla figura di un confratello – ritratto di spalle, in ginocchio, con l’abito privo di particolari che permettano di discernere se si tratta di un padre, di uno studente o di un fratello – che propongo di chiamare «Redentorista ignoto» (non a caso, la tela risulta «di autore ignoto»). Infatti, esso rappresenta tutti i Redentoristi, passati, presenti e futuri (analogamente a quello che è per tutti i popoli «il Milite Ignoto», che per quanto riguarda gli italiani viene onorano a Roma, nell’Altare della Patria di Piazza Venezia).

A dire il vero, mi viene il dubbio che quello fatto dal nostro rettore p. Darci José Nicioli, realizzatore di questa Galleria dei Superiori Generali, ai suoi successori – almeno ai successori di un futuro remoto – sia un dono avvelenato. Infatti, tutti sappiamo che s. Alfonso ha profetizzato che la C.Ss.R. – a certe condizioni, che essa è bene attenta a adempiere – durerà fino alla fine del mondo.
Dal momento che gli scienziati prevedono che questa non avverrà prima di alcuni milioni, se non di miliardi di anni, è facile rendersi conto di quanti corridoi come questo occorreranno per dare onorata collocazione ai ritratti dei superiori generali che si succederanno (al ritmo, prevedibile, di circa dieci per secolo) in futuro.Dopo aver ricoperto tutti i corridoi, tutte le stanze e ogni altro spazio disponibile, dopo essere ricorsi anche ai rami degli alberi del giardino, per appendervi i quadri, come con i doni dell’albero di Natale, converrà costruire un’enorme torre elicoidale, sul modello di quella dipinta nel 1563 dal pittore fiammingo Pieter Bruegel. Ma, anche in questo caso, si tratterà di una soluzione provvisoria, perché prima o poi si dovrà rinunciare al piacere di vedere raffigurati i capi dell’Istituto a grandezza naturale, e rassegnarsi ad osservarli ridotti alle dimensioni di francobolli informatici.

Al termine di queste riflessioni-semiserie – suggerite dall’atmosfera gioiosa dell’avvenimento che stiamo celebrando – vorrei formulare un auspicio di tutt’altro genere. Come si è visto, per più di un secolo i nostri superiori generali furono tutti italiani. Il primo non italiano fu il p. Mauron (svizzero), eletto nel 1855. Il primo non europeo fu il nord-americano p. Gaudreau (degli USA), eletto un secolo dopo (nel 1954); seguito dal sud-americano p. Amaral (del Brasile), eletto nel 1967. Mi auguro che, in un futuro il più prossimo possibile, la nostra raccolta si arricchisca dei ritratti di generali provenienti dall’Africa, dall’Asia e dall’Oceania. Solo allora l’universalità della nostra Congregazione sarà veramente realizzata.
Nel frattempo, vi invito tutti qui a Roma per il 2032, a festeggiare insieme il terzo centenario della fondazione della C.Ss.R..
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4. Un canto della tradizione Redentorista S. Alfonso
24. L’ inno sacro dell’amore
Inno al Cuore di Gesù – Mp3 al piano: Reyco Emura

L’ inno sacro dell’amore,
su cantiamo con affetto,
suoni l’inno al divin Cuore:
Viva il Cuore di Gesù.

Cuor di Padre e di Fratello,
Cuor di Sposo e Cuor di Amico,
non si trova cuor più bello:
Viva il Cuore di Gesù

Di Gesù nel Cuore ha sede
la virtù, l’amor, la vita:
ripetiamo pur con fede:
Viva il Cuore di Gesù.

[audio:/TradRedent/Trad24.mp3]

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5. Una immagine al giorno

La serie dei Rettori Maggiori da S. Alfonso al P. J.W.Tobin. - Le tele si possono ammirare nel corridoio della Casa Generalizia Redentorista di Via Merulana a Roma.