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LEZIONE PEL  GIORNO DELLA  FESTA (1 agosto)

Delle circostanze che accompagnarono la preziosa morte del Beato Alfonso
Ecco quel momento, in cui il Signore volle far conoscere quanta consolazione sa dare ai servi suoi in punto di morte.

Dichiarata la sua ultima infermità mortale, curioso Alfonso domandò ai Medici se dovea morire. “Parlate con sincerità, – disse loro, – perchè non mi spavento per grazia di Gesù Cristo, e di Maria Santissima“. – I medici gli manifestarono la verità, ed egli lodando, ringraziando, e benedicendo Dio accettò la morte con cuore allegro, e con volto giulivo. – “Bisogna, – disse allora, – prepararci alla morte“. – Un Padre de’ nostri gli disse: “La vostra vita è stata un continuo apparecchio alla morte, dunque statevi in allegria e pace”. – Allora ripigliò Alfonso: “Per grazia del Signore non mi manca né allegrezza, nè pace, ma voglio farmi l’ apparecchio prossimo per la morte“.
Quali fossero i pensieri, e gli affetti di Alfonso in quegli ultimi giorni niuno degli uomini lo può capire abbastanza. Solo però da quel che fece e disse ne possiamo rilevare qualche cosa. I giorni di quest’ ultima infermità furono quattordici compiti.

Primo giorno
Nel dì diciotto Luglio chiamò il Beato Alfonso  il P. Di Lorenzo Negri della sua Congregazione, col quale si volle confessare. Il detto Padre, dopo averlo confessato, uscì fuori piangendo per tenerezza e consolazione, dicendo ai suoi compagni: “Andate a vedere come muojono i Santi“. – Dopo la confessione si vede Alfonso pieno di gioja, e contento, e quasi trionfante ripeteva atti di ferma speranza di conseguire in breve la felice sorte di godere il suo Dio. In questi atti di speranza passò la prima giornata. E le sue espressoni erano sempre di confidenza nei meriti, e nel Sangue di Gesù Cristo, e nella misericordia di Maria Santissima.

Secondo giorno
Ai diecinove di Luglio si avvicinò al suo letto il P. D. Vincenzo Magaldi che era stato per tempo notabile suo Confessore, e l’ interrogò se provasse più agitazione di spirito, ed esso allegro rispose di no, anzi disse: “Non ho goduta mai tanta pace di spirito quanta ne provo adesso“. – Benediceva perciò il Signore, ed in continui atti di ringraziamenti passò quella giornata, dando sentimenti virtuosi, e ferventi a tutti i Padri che li stavano d’ intorno.

Terzo giorno
Ai venti di Luglio incrudelirono i dolori in modo, che era martirizzato in tutte le parti del corpo, ma egli sempre costante, e forte nell’ invitta pazienza non faceva altro, che continue aspirazioni amorose verso Gesù Crocifisso, e moveva a tenerezza tutti quei che lo visitavano. Non cercava mai di cambiar sito per avere qualche riposo, ma sempre uniformato offeriva se stesso a Gesù Cristo.

Quarto giorno
Ai ventuno di Luglio si sparse la notizia della vicina sua morte, che eccitò tal commozione per la città di Pagani e per i paesi circonvicini, che da ogni parte concorsero Sacerdoti e Gentiluomini per baciarli la mano e ricevere la sua benedizione. La sua stanza era divenuta una scuola di virtù e le sue parole erano tanti dardi infocati, che ferivano i cuori di tutti e l’ infiammavano di santo amore.

Quinto giorno
Ai ventidue di Luglio crebbe talmente la moltitudine di quelli che visitar lo volevano, che fu costretto il Rettor del Collegio di far chiudere la porteria, ma ciò non ostante mandavano per mezzo de’ Padri e Fratelli fazzoletti e corone per farle toccare vicino al suo letto, e così tenere come una reliquia ciocchè avea semplicemente toccato il letto di Alfonso, tanta era la stima della santità di questo servo del Signore.

Sesto giorno
Ai ventitre di Luglio dopo la Comunione (come avea fatto in ogni mattina ) prese tra le mani l’ immagine di Gesù Crocefisso, ed era uno spettacolo di tenerezza il vedere Alfonso, che ora lo stringeva al petto, ora lo baciava, ora sospirava mirandolo, ed ora rivolgendosi ai suoi Alunni li pregava a fare con lui atti di amore verso Gesù Cristo.

Settimo giorno
Ai ventiquattro di Luglio venne da Napoli a visitarlo il suo nipote D. Giuseppe Liguori. Si avvicinò al letto del suo Zio colle lacrime agli occhi, e genuflesso il nobilissimo giovane gli domandò qualche pegno di amore. Il Beato suo Zio lo benedisse, gli diede molti salutari consigli. In fine gli disse: “Caro Nipote, in pegno del mio amore ed a titolo di legato lascio l’ impegno e la premura di salvarti l’ anima”.

Ottavo giorno
A’ venticinque di Luglio volle ricevere il Viatico. Tardò alcun poco il sacro Ministro, ed egli pieno di fervore ripetea queste parole come un Serafino di carità: “Veni Domine, noli tardare” – Giunto il Santissimo Viatico si vide Alfonso come fuori dei sensi e disse queste parole: “Vieni, vieni, o mio caro Gesù“. – Il resto di quella giornata fu un continuo ringraziamento al suo diletto sposo Gesù Cristo. Volle ricevere nello stesso giorno l’ Estrema Unzione, parimenti con apparecchio e ringraziamento per un tanto Sacramento, come l’ attesta il P. D. Nicola Mansione.

Nono giorno
Ai ventisei di Luglio i suoi domestici, i Padri, e Fratelli della Congregazione lo pregarono di dar loro la sua paterna ed ultima benedizione, ed egli prontamente benedisse tutti, e per insinuazione del Confessore benedisse ancora tutti i Collegj del suo Istituto, la sua antica Diocesi di S. Agata, le Monache istituite da lui, e finalmente da se stesso benedisse il Serenissimo Re colla sua Famiglia, e tutti i Ministri, e Giudici del suo Governo.

Decimo giorno
Ai ventisette di Luglio fu sorpreso da convulsioni, e perdette l’ uso della loquela. Dava segni però degli atti fervorosi, che faceva col cuore. Gli occhi e le mani facevano conoscere quell’ anima amante, che giunta al possesso del suo sposo stava languendo di amore.

Undecimo giorno
Ai ventotto di Luglio non contento di aver sempre gli occhi fissi ad un’ immagine di Gesù Crocefisso, e ad un’ altra di Maria Addolorata, che stavano dirimpetto al suo letto, fece segno di volere tra le mani un’ immagine di Gesù Cristo Crocefisso, ed un’ altra della Vergine; coi baci, e coi gesti faceva conoscere agli assistenti gli atti fervorosi che faceva con Gesù, e Maria.

Duodecimo giorno
Ai ventinove di Luglio si vide tutto trasformato ed acceso col volto, e colle labbra ridenti guardare sempre l’ immagine di Maria Addolorata, e si vuole che sensibilmente la cara Madre Maria l’ avesse consolato in quel giorno con una prodigiosa visione.

Decimoterzo giorno
Ai trenta  di Luglio fu visitato da Monsignor Tafuri Vescovo di Cava, che avendolo trovato agli estremi, commosso a dirotto pianto gli baciò la mano, ed il Beato moribondo, animato dalla sua solita umiltà, diè segno di non volere che un Vescovo li avesse baciata la mano. Si consolava allorché sentiva i dolci nomi di Gesù e di Maria, ed apriva gli occhi allorchè sentiva qualche sentimento di divozione e di fervore, in segno della consolazione, che provava nel cuore.

Decimoquarto giorno
Ai trentuno di Luglio si pose in una perfetta agonia. Tenne sino all’ ultimo respiro stretto al suo petto un Crocefisso ed un’ immagine di Maria Santissima. I Padri, che l’assistevano, piangevano per consolazione in vedere una morte così gioconda e preziosa, e per dolore, perdendo un sì degno Padre. Avvicinarono al suo letto un quadro di Maria Addolorata, ed egli aprì gli occhi e si vide il suo volto ripieno di luce e di splendore, e così per un tratto di tempo stiede fisso a guardare la Vergine. Si stimò che Maria Santissima l’ avesse visitato in quell’ ultimo giorno, come il Beato l’ avea sempre pregata.
Passò il giorno ultimo di Luglio, e la notte seguente in questa dolce agonia. Nella mattina del primo di Agosto del 1787 alle ore sedici e mezza [oggi: 12,30], di anni 90 mesi 10, e giorni 5, con volto placido e sereno rese la sua grand’ anima a Dio, e se ne volò al Cielo coll’ innocenza battesimale, come rilevasi dai processi di sua canonizzazione, e ricco di meriti che si avea acquistati in tutta la sua vita.

MEDITAZIONE PER LA  FESTIVITA’  DEL  BEATO  ALFONSO
Il Beato Alfonso muore placidamente : 1. colla ricchezza dei meriti;  2. colla più consolante assistenza.

I. PUNTO
Considera come il B. Alfonso arrivato al termine di sua vita esamina la sua coscienza, e la trova senza delitti, senza rimorsi, e senza angustie. Si rasserena la sua mente, e contempla quel Paradiso, che lo sta aspettando. Si accresce la speranza nel suo cuore di presto vedere il suo caro Gesù. Non soffre pena per dover lasciare il mondo, perchè l’ avea già abbandonato con merito. Non soffre tentazioni, perchè l’ avea sofferte in vita, e l’ avea sempre superate e vinte, ed in premio di queste vittorie Iddio allontanò le tentazioni dall’ anima sua.
Non si rattrista, che il suo corpo si scioglie, perché l’ avea sempre tormentato per poterlo offerire a Gesù Cristo. Benedice il Beato Alfonso tutti i momenti della sua vita spesa per Gesù Cristo. Si ricorda delle fatiche, dei sudori, degli stenti sofferti per tirare anime a Dio. Si ricorda dei digiuni, delle discipline, dei cilizj, delle mortificazioni, e delle pene date a se stesso per imitare il suo caro Gesù. Si ricorda delle tante anime liberate dal peccato e dall’ inferno e condotte al Paradiso. Si ricorda di tante grazie, e della sua esatta corrispondenza. Vede le sue virtù, i suoi meriti, le sue opere e vede anche la corona preparatagli da Dio.
O bella, o cara, o preziosa, o gioconda morte del Beato Alfonso! Chi muore così non muore, ma passa felicemente dall’ esilio alla patria, dalle tempeste al porto, dal bosco alla reggia, dal patire al godere. Chi mi darà speranza di morire anche io così contento? Ahi! Che mentre mi consolo di voi, o Beato Alfonso, piango la mia sorte infelice. Conosco la vita mia dissimile alla vostra, devo temere giustamente in quel punto. Voi dunque ottenetemi la grazia di vivere da Santo per morire da Santo.

II. PUNTO    
Considera come il Beato Alfonso in punto di morte ebbe un’ assistenza così consolante, che gustò anticipatamente le delizie del Paradiso. Vedea i Missionarj, suoi cari figli spirituali, educati da lui, che d’ intorno al suo letto gli domandavano la paterna benedizione, ed egli, alzando la mano gli benediceva e si consolava, perché restavano tanti degni operarj nella vigna di Gesù Cristo. Si consola qual padre che lascia i figli virtuosi ed esperti per il regolamento della sua famiglia; ma più si consolava Alfonso, che lasciava tanti virtuosi ecclesiastici capaci a mantenere la sua Congregazione. Era assistito il Beato Alfonso dal suo Angelo Custode, che lo consolava e gli ricordava tutte le sue opere virtuose, tutti i meriti acquistati, tutte le anime portate a Dio, e par che gli dicesse internamente: “Io ho notato nel libro della vita tutte le opere; io ho presentato tutte le tue fervide preghiere avanti a Dio; io ho conosciuto l’impegno di Dio, che sempre ti ha arricchito di grazie; io ti assicuro del compiacimento di Dio sopra le tue opere; io vedo il Paradiso in festa, che ti sta aspettando; io vedo la corona immortale, che per te sta preparata in Cielo”.
Era assistito il Beato Alfonso dalla sua cara madre Maria, che era il suo conforto, la sua pace, la sua consolazione; il figlio guardava la madre e la madre mirava il figlio; il figlio mostrava il suo bel cuore alla madre, la madre mostrava il suo affetto al figlio; così da Maria assistito il Beato Alfonso era in un mare di consolazione e di pace. Fu assistito finalmente Alfonso da Gesù Cristo, che qual Padre amoroso consolava il suo moribondo figlio.
Così colla mente, col cuore, cogli occhi sempre fisso Alfonso in Gesù, ed in Maria spira la sua bell’ anima, e la consegna a Dio ricca di virtù, e di meriti. O bella morte di Alfonso! Fate, o mio caro Beato, che io vivendo da santo muoja assistito dai Sacerdoti, dall’ Angelo mio custode, da Gesù, e da Maria.

Affetti e Preghiere
Mi spavento allorchè penso alla morte. Allora si cambierà la scena di tutte le cose. Quel punto sarà il fine di tutte le cose temporali, ed il principio delle cose eterne. Finirà allora per me il mondo. Finiranno i piaceri. Finiranno le ricchezze, Finiranno le pompe. Finiranno le vanità. Finirà la sanità e la vita. Resterà l’ anima sola con i suoi meriti, o demeriti. Se ora dovessi morire cosa porterei con me? Solo peccati, e disordini. Mi piace la morte preziosa dei Santi, ma non amo la vita virtuosa dei Santi.
Mi rapisce la morte dolcissima del mio Beato Alfonso; ma perchè non imito la sua santa, e perfetta vita? Infelice che sono! E’ passata la maggior parte degli anni miei, e nulla ho fatto per apparecchiarmi alla morte! Almeno nel tempo che mi resta voglio dare un addio a tutte le cose del mondo, e voglio pensare a me stesso. Se io non penso seriamente a prepararmi alla morte chi ci penserà per me? Allora sarò abbandonato da tutti. Dunque ora voglio abbandonare tutto per pensare all’ anima mia.
Voi; o mio caro Beato, che faceste una vita santa, ed una morte preziosa, ottenetemi grazia di vivere da santo, per morire nella bella pace del Signore.

 
CANZONETTA composta dal Beato
Anima che sospira il Paradiso

Io mi moro per desio  
Di vederti, o mio Gesù  
Già m’annoja, o mio bel Dio,  
Il più vivere quaggiù.  
Star lontan da Te mio caro  
E’ un tormento così amaro,  
Ch’io soffrir nol posso più.    
Vivo quì da Te diviso,    
Ma a te fido, e sempre grido,    
Paradiso, Paradiso.

Vedo già ch’è fumo e pena,  
Quando il mondo all’uomo dà:  
Tutto è inganno, e tutto è scena,   
Che tra breve finirà.   
Qual sia poi l’ affanno mio,   
Ch’ognor posso perder Dio,  
Chi sà amarlo ben lo sà.  
Dunque a te rivolgo il viso.  
Te sol miro; a te sospiro  
Paradiso, Paradiso.  

Tu puoi darmi quanto vuoi,  
Non m’inganni o mondo no,
Va dispensa i beni tuoi  
A chi stolto li cercò.
Pompe vane, o rei piaceri  
Non sperate ch’io vi speri,  
Ch’altro ben m’innamorò.  
Spero in Ciel d’esser assiso:  
Questo bramo, e questo chiamo,  
Paradiso, Paradiso.

Patria bella, ov’ all’ amore  
In mercede amor si dà;  
Ov’ il tuo sì bel Signore  
Senza vel mirar si fà.  
Di venire un giorno anch’io  
Ad amare in te il mio Dio  
Quanto dato mi sarà?  
L’ alma mia tra gioja e riso  
Quando, quando va gridando,  
Paradiso, Paradiso.
Massime del Beato

  • Per ben morire bisogna spesso pensare alla morte, e vivere come se in ogni momento si dovesse morire.
  • La morte è tempo di raccolta, non già di semina, e si raccoglie allora ciò che si è seminato in vita.
  • Gli spiriti forti si avviliscono in morte, gli spiriti umili, e divoti si consolano in punto di morte.

Miracolo 10
Una certa Maddalena di Nunzio moglie di Francesco Tozzi in Diocesi di Benevento, quindici giorni dopo il parto fu sorpresa da una cancrena maligna al petto. Ottimi professori applicarono de’ molti rimedj, ma furono tutti inutili. Finalmente gli ordinarono i Sacramenti, che ella ricevette sino all’ Estrema Unzione. Considerata per morta un eccellente Chirurgo diede un taglio sulla cancrena e tolse più libre di carne dal suo petto, che si mandò a buttare in una sepoltura. Fasciò la ferita, ed uscì di casa dicendo al marito: “Vostra moglie è morta“. 
Una divota donna le diè a bere nell’acqua un pezzettino di camicia del B. Alfonso, e l’ applicò sulle fasce un’ immagine dello stesso Beato. Si addormentò la donna. Si risvegliò sull’ aurora e disse di non sentire alcun dolore. Si chiamò il Chirurgo, il quale sciolse le fasce, e trovò il petto della donna intero in modo che diede latte al suo bambino.
E’ questo il primo miracolo approvato per la sua Beatificazione.

Ex voto - Il tempo è compiuto... ma c'è ancora la speranza nel grande Santo! (Pagani, Museo Alfonsiano)

 

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Agosto 1, 2011 at 12:05 am da Salvatore
Categoria: Hanno scritto di lui, Istituto redentorista, Liturgia e devozioni, Profili biografici
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